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Salerno, nepotismi e piccole storie di pessimo gusto

Salerno, nepotismi e piccole storie di pessimo gusto
di Pasquale De Cristofaro
Roberto De Luca, figlio del presidente della Regione Campania

Roberto De Luca, figlio del presidente della Regione Campania

Paragonare Salerno alle grandi città europee è un giochino estivo sciocco ed inutile. Quello che invece trovo davvero grave, purtroppo, è che la nostra città non regge minimamente il confronto neppure con le piccole-medie città italiane del centro-nord o di quelle che s’affacciano sull’Adriatico. Il mare sporco e le spiagge strette ne fanno una città, sostanzialmente, di passaggio o di residenza per fughe in costiera amalfitana o cilentana. Per quanto riguarda, poi, l’offerta spettacolare, siamo anni luce distante da una qualsiasi programmazione minimamente decente. Gli operatori fanno quello che possono, ma non è un caso che sui palcoscenici cittadini spopola una comicità partenopea diventata da tempo insopportabile. Mi fanno notare, al riguardo, che questa è l’unica forma che trova riscontro al botteghino e, quindi, non ce n’è per nient’altro. La cosa mi sconforta molto, vuol dire che siamo proprio messi male. Di buona musica o di un po’ di teatro classico o contemporaneo neppure l’ombra e così non ci resta che stordirci con sagre e feste che non hanno più neppure il sapore di una autentica cultura popolare.

L’altra notizia che in questi giorni tiene banco è che entrambi i figli del Governatore De Luca si contenderebbero a suon di convegni e sgomitate più o meno lecite la sua successione al Comune. La cosa, francamente, non mi stupisce più di tanto: in questi vent’anni la sinistra è stata completamente asfaltata dallo strapotere di un sistema personalistico che ha dettato tempi e forme del governo cittadino e, inoltre, il centro-destra non  ne ha azzeccata una, tant’è che oggi è completamente alla deriva. Infine, con una società civile inesistente e cooptata, e con i cosiddetti “ceti riflessivi” ridotti a miserabili cortigiani, la possibilità di emanciparsi e uscire dal pesante condizionamento dinastico lo trovo quasi impossibile.

Il regista Pasquale De Cristofaro

Il regista Pasquale De Cristofaro

“Entra o non entra, questo è il problema”. Avrete capito che intendo concludere queste mie brevi note con la processione prossima di San Matteo che ha tenuto tutti col fiato sospeso. La diatriba pare finalmente sanata, tra portatori e vescovo accordo raggiunto. E meno male, aggiungo, non se ne poteva più. Con le tante preoccupazioni e paure che ci condizionano in questi  tempi di gravissima crisi economico-sociale sarebbe stato veramente troppo continuare a dividerci in favorevoli o contrari all’entrata del Santo in Municipio. Fossi in Lui chiederei un anno sabbatico e chi s’è visto s’è visto.

P.S. Il mio pensiero va ai tanti braccianti agricoli, italiani e stranieri, che, non da oggi, per pochi euro sono vessati da caporali spietati e da un sistema che li schiavizza (ma è bene ricordare che è responsabilità dell’intera filiera se le cose vanno avanti in questo modo). Tutti noi facciamo finta di niente, anzi, preferiamo girare la testa da un’altra parte. Poi muore qualcuno e per qualche giorno tutti facciamo finta di sdegnarci. Queste notizie, però, precipitano subito nel dimenticatoio e tutto ricomincia come prima e peggio di prima.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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