Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

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Salerno / Non è più sostenibile il costo di Daniel Oren

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Qualche settimana fa, alcuni quotidiani della città hanno riportato con grande evidenza i resoconti dell’ultima stagione lirica del teatro “Verdi”. Dai dati emersi risultava che gli incassi, poco più di 300.000 euro, corrispondevano pari pari al compenso del direttore artistico, Daniel Oren sulla cui qualità non vogliamo assolutamente discutere. Sta di fatto, però, che per la produzione, l’organizzazione e l’eventuale distribuzione è stato necessariamente opportuno ricorrere alle provvidenze pubbliche, Ministero, Regione e, soprattutto il Comune che ha dovuto sostenere l’onere più grande. In realtà, in ogni parte d’Italia gli enti lirici, pur potendo contare su finanziamenti pubblici molto cospicui, sono in crisi profonda. Molti hanno portato già i libri contabili in tribunale e crolli e fallimenti sono all’ordine del giorno. Pur tuttavia, da nessuna parte il “botteghino” contribuisce, come da noi, per un misero 10% (per questo dato così negativo bisogna tener presente le dimensioni del teatro certamente molto più piccole rispetto ai grandi teatri d’opera). Dalle altre parti, gli incassi sono sempre un po’ più sostanziosi e, inoltre, capitali privati e Fondazioni aiutano i bilanci a barcamenarsi. Da noi, non ci sono privati che investono in cultura né Fondazioni capaci di intervenire e, quindi, sono già diversi anni che la spesa più grossa ricade sulle casse comunali. Ma se così stanno le cose, viene da domandarsi, può Salerno ancora concedersi questo lusso? Il maestro Oren ha apportato professionalità e competenza ma la “lirica” è costosa e l’avventura è rimasta ferma al palo. E, ancora; in clima di revisione della spesa pubblica non sarebbe più opportuno riconsiderare l’intera operazione e, magari, privilegiare l’orchestra puntando su giovani direttori, sulle novità e la sperimentazione che potrebbero creare intorno al “Verdi” quell’attenzione che c’è stata solo in parte? Interrogativi necessari in tempi di crisi come questi. Non si capisce, insomma, perché si chiede a tutti noi di stringere la cinghia e, invece, continuare a spendere così il poco denaro pubblico rimasto. In tempi di vacche magre qualche concerto in più e qualche opera in meno non è detto che sia una sciagura. Per le tasche di noi contribuenti, sicuramente un sollievo.

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