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Salerno ora esca dall’attuale bolla propagandistica

Salerno ora esca dall’attuale bolla propagandistica

La chiusura della Libreria Internazionale a Salerno impone una seria riflessione sulla città che soffre per una crisi profonda, negata dalla tambureggiante propaganda di un regime lobbistico-familiare ormai allo stremo.

di Pasquale De Cristofaro

Nel 1968 a Milano gli studenti medi e universitari, in un clima di grande effervescenza rivoluzionaria, assediarono sia la sede del “Corriere della Sera”, primo quotidiano italiano simbolo del potere borghese, sia la Scala con relativo lancio di uova sul pubblico di una “prima” molto affollata. Nello stesso anno, mentre Dario Fo tentava di costruire circuiti alternativi portando il suo teatro fuori dalle sale ufficiali, si verificò anche il temporaneo auto esilio, dopo ventuno anni di direzione artistica, di Giorgio Strehler dal Piccolo Teatro di via Rovello. Il regista scrisse, per giustificare la sua drammatica decisione, una lettera ai vertici del teatro che ancora oggi può essere considerata un monito e un esempio di grande rigore e responsabilità civile. Tra l’altro egli scrisse: “(…) Credo – inoltre – che, in un momento in cui si sta sempre più affermando, nella nostra vita civile, una spasmodica corsa al potere coloro che hanno capacità – devono dimostrare che si può e si deve rinunciare a questo potere quando questo non è una reale possibilità per trasformare le cose, proprio attraverso l’esercizio del potere. E’ il momento allora nel quale, si diventa i complici di una restaurazione o peggio, quasi senza accorgersene!” Ora, su Strehler è possibile pensarla come si vuole (ritengo che sia stato tra i registi della sua generazione con Costa, Visconti e Squarzina, il più grande), ma in queste parole, all’uomo di teatro si affianca un intellettuale capace di riflettere in profondità sul potere e le sue degenerazioni con una chiarezza davvero stupefacente. Declinare l’esercizio del potere come leva per cambiare le cose, fu non solo un riflesso di ciò che in quegli anni andava maturando contro le vecchie classi dirigenti ma anche un’esigenza che provava a superare definitivamente il perimetro dentro il quale il potere da secoli era stato esercitato.

Il regista e attore Pasquale De Cristofaro

Il regista e attore Pasquale De Cristofaro

Queste considerazioni a cinquant’anni di distanza mi sono apparse quanto mai attuali in una città in cui sono vent’anni e più che uno stesso blocco di potere ci governa, schiacciandoci. Poche persone sempre le stesse nei vari settori che fanno il bello e il cattivo tempo e che devono rendere conto solo all’uomo della provvidenza, al “padre padrone” che ha sacrificato tutto sé stesso per la sua comunità e che chiede quindi rispetto e la stessa venerazione riservata ad un “santo patrono”. Senza alternanza democratica tutto si essicca anche l’originaria energia e forza che aveva permesso a questo gruppo di imporsi. Nei decenni è subentrata una stanchezza che ha sclerotizzato la sua azione impoverendone lo slancio. I nodi stanno venendo, faticosamente, al pettine. Anche tra i tifosi del “potere” si stanno verificando le prime prese di distanza. In questi giorni, infatti, la chiusura di una gloriosa libreria (fatto davvero increscioso e segno di tempi bui) mi ha fatto capire come anche tra i molti che in questi anni sono stati in adorazione acritica e in religioso silenzio si stia timidamente cominciando a diffondere la convinzione di non essere vissuti, in questi ultimi due decenni, proprio nel migliore dei mondi possibili, bensì in una grande bolla propagandistica che ha fatto scambiare lucciole per lanterne (ogni riferimento alle “luci d’artista” è, chiaramente, voluto).

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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