Salerno, ora nella città immemore nasce il “teatro di rianimazione”

Salerno, ora nella città immemore nasce il “teatro di rianimazione”
di Pasquale De Cristofaro


De Luca, presentando il nuovo programma della Fondazione “Salerno contemporanea”, dice che, finalmente, anche Salerno avrà un’anima. E come avesse fatto fino ad ora a vivere senz’anima è un bel rompicapo. Lui dov’era? Ci proveranno i napoletani (ancora loro, ma questa volta portano soldi, tanti soldi), l’Università di Salerno e il presidente della Fondazione “Salerno Contemporanea”, dott. Antonio Bottiglieri (cosa centri col teatro è un dei tanti misteri salernitani). Intanto, un grande in bocca al lupo. Il nuovo Stabile d’innovazione porterà Salerno fuori dal suo decennale ritardo nei confronti del teatro contemporaneo. Era ora. Tanti gli spettacoli, tanti gli artisti coinvolti. Bene, non c’è che da aspettare. Volevo solo ricordare, senza turbare nessuno, per carità, che anche altri, con meno fortuna, in questi anni hanno tentato di fare qualcosa affinché il teatro contemporaneo trovasse casa a Salerno. Su tutti, il compianto Leo De Berardinis (foto), il quale qualche decennio fa, dopo un paio di tentativi, fu costretto a lasciare sommerso da polemiche e sospetti indegni. A questo proposito, a parziale risarcimento dei salernitani senza memoria, vorrei dedicare a lui e a tutti coloro che veramente hanno a cuore il teatro questo breve dialoghetto ilaro-tragico sognato e scritto in sua memoria.

Leo cerca casa?
– Ma nun’era Totò che cercava casa?
– Leo e Totò cercano casa.
– E l’hanno truvata?
– Speriamo sulo che non fosse ‘n’ata vota ‘na cantina romana. Mò che nun beve cchiù, sa che tristezza ‘a sta’ ‘ndà na cantina. E sperammo, ancora, che non fosse un’Arena del Sol…, il Sol dell’Avvenire…chillo, ormai, è tramuntato definitivamente…E manco ‘na casa per ferie a Sant’Arcangelo…’o mare ‘e Rimini ‘nun le piace…, magari, ‘na casa popolare a Marigliano. ‘Na casa popolare ‘ndò, Leo e Perla, ponn’ turnà a sunnà ‘a Rivoluzione. Sa’ che bellezza si isso, Totò, Amleto, Sebastiano Devastato, Perla e tutti ‘e scalognate putessero pe ‘na sera, ‘nnanze ‘a ‘na zuppa ‘e pesce, sentì tutti insieme Charlie Parker, che sona l’Internazionale. Che belli tiempe! A proposito, ci sono. Quello che ci devono dare è uno spazio per la Memoria. Memoria, ‘e capito buono… ‘Ndà ‘nu paese che se scorda tutte cose, uno spazio dedicato alla Memoria, è quello che ci vuole. Quanta gente, caro Leone, t’ha dato ‘o sfratto…pure ‘o sinneco De Luca, ‘e mò fa ammenda…troppo tardi. Caro Leo, tu che con Bene, sei partito da Quarto-ucci e facesti lo sbarco dei Novecento e Mille, e che gridasti al mondo intero che te vulev’ male: “Avita murì”; tu, che ci hai insegnato a stare in piedi, non avere pietà di noi miseri affaristi, conformisti, che parliamo bene e razzoliamo male, sputace ‘n faccia, perché non siamo all’altezza. Il principe De Curtis avrebbe detto: E’ d’uopo. Ma mo’ si è fatto tardi … Io vulesse truvà pace/ma ‘na pace senza morte…Ma chiste è Eduardo… Pure Eduardo nun’è che t’ajutaie e tu, ‘o vulisse bene ‘o stesso e le regalasse ‘nu spettacolo bello assai.
– Signor maestro ma che sono tutti questi rumori?
– Sono i rumori dell’altro Mondo.
– E che sarebbe l’altro Mondo?
– Il Mondo dove si va quando si muore.
– Si muore? Che vuol dire?
– Uagliò, che non si è più!
– Ah! E com’è l’altro Mondo?
– Boh, e chi lo sa? E chi è morto mai? Noi sappiamo solo che c’è e basta.
– Ma è bello o brutto?
– Qualcuno dice che è bello, qualcuno dice che è brutto, ma non si sa.
– Quando mi piacerebbe saperlo…
– Lo saprai…lo saprai.

N.B. Le ultime battute sono riprese da Che cosa sono le nuvole? Di Pier Paolo Pasolini.

redazioneIconfronti

5 pensieri su “Salerno, ora nella città immemore nasce il “teatro di rianimazione”

  1. Fornitori sul piede di guerra, voci di corridoio su stipendi non pagati da mesi. A nove mesi dalla nascita, è già in crisi la Fondazione Salerno Contemporanea?

  2. Certo la storia dell’avanguardia teatrale non nasce adesso a Salerno. Chi pensa di azzerare la memoria è come se buttasse improvvisamente dal balcone l’eredità di famiglia. E’ sempre consolante ricordare le esperienze delle rassegne di Peppe Bartolucci, i maggiori gruppi dell’avanguardia nazionale e internazionale che si esibivano sul palcoscenico del Verdi (che non era il teatro di una città cafona, anzi tutt’altro). E’ meno consolante guardare ad esperienze più recenti. Quella di Leo De Barardinis maltrattato e abbandonato, quella di Franco Coda costretto a rifugiarsi a Mercato San Severino e poi scaricato anche lì. Quella di Ruggero Cappuccio, anche lui non proprio accolto e sostenuto nel migliore dei modi a Salerno. Lo stesso “Teatro della Notte” come lo concepì Pasquale De Cristofaro, anche quello in qualche modo condannato all’indifferenza istituzionale. Si ha l’impressione di una involuzione, che non è soltanto dovuta al declino della stagione d’oro dell’avanguardia. In fondo anche questa definizione (o quella di innovazione) oggi sembrano un po’ troppo “storicistiche”, legate cioè a una dimensione ideologica più che artistica. Il buon teatro è sempre di innovazione. Ma diciamo meglio che a Salerno si vuol tentare una esperienza di laboratorio oltre che di vetrina. La cosa peggiore, a questo punto, è quella di pensare di “rieducare” il pubblico. Il guaio è esattamente questo e l’esperienza salernitana lo insegna. Il pubblico è troppo guidato, è troppo indirizzato. Il teatro è al contrario un’esperienza liberatoria. Per cortesia non scherziamo su questo. Se vogliamo costruire “istituti di rieducazione” o “collegi teatrali”, meglio la barbarie incolta della telecultura. Il teatro a Salerno (che sia di innovazione o meno è questione oziosa) deve rivivere se si creano le condizioni perché la magia avvenga. Iniziative didattiche e istruzioni per l’uso lasciamole, per cortesia, alla raccolta differenziata.

  3. È davvero esilarante “commissionare” al Teatro Nuovo di Napoli un percorso teatrale da svolgere a Salerno, una città nella quale, in chiave autoctona, negli anni ’70 nacque uno dei movimenti più indimenticabili della storia del teatro e dell’arte, con vivide tracce lasciate ai posteri.
    Purtroppo, a suon di denaro, si crea “artificialmente” un’altra inutile carrozza malinconica sulla quale far salire personaggi tristemente noti, che abbiamo visto negli anni al fianco di Gaspare Russo e di Carmelo Conte, espressioni di un notabilato inconsistente ma, chissà per quali motivi, molto temuto.
    Una carrozza sulla quale, con generosità, è stato lasciato il posto anche per qualche dilettante del teatro, che farebbe bene a dedicarsi al proprio vero, lavoro di commerciante.
    Dove è cascato l’asino? Nel black out della memoria, che è un incidente che accade agli immemori e agli ignoranti. Nella conferenza stampa di presentazione, nella quale nessuno ha potuto proferire parola (il tempo nei regimi spetta al solo raìs) non si è parlato affatto di Leo de Berardinis, grande genio salernitano della sperimentazione teatrale, totalmente rimosso nell’orgia festaiola di una città ormai al crepuscolo, attraversata come è, in lungo e in largo, da faccendieri di varia risma. Una città che dà vita a rappresentazioni di ipocrita cultura che devono distrarre l’attenzione dalla tragedia della libertà che si vive. Per fortuna, il tempo di questi signori è scaduto… E De Luca lo sa.

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