Salerno, ragioniamo seriamente sul radicamento del deluchismo

Salerno, ragioniamo seriamente sul radicamento del deluchismo
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Salerno è diventata un piccolo caso nazionale vista l’affermazione del candidato sindaco Vincenzo Napoli al primo turno e con una percentuale altissima di consensi. Su questa affermazione si è detto di tutto e di più. Qualche commentatore su un grosso quotidiano nazionale ha addirittura affermato che tutto ciò è potuto accadere perché Salerno è una città piena di luci e ombre, divisa com’è tra medioevo e post-modernità. Credo volesse dire che Napoli, uomo di estrema fiducia di De Luca, rappresentasse un’anomala continuità, visto che l’ex-sindaco ed oggi governatore De Luca, amministra da oltre vent’anni la città. Il suo, insomma, sarebbe un potere pre-moderno, da medioevo appunto. Rarissimi, infatti, sono i casi di tale longevità nelle moderne democrazie. Col tempo gli assetti che assicurano la permanenza nei posti chiave, piano piano perdono smalto e finiscono per deteriorarsi, sfrangiarsi e favorire un giusto ricambio e una naturale alternanza che, è bene ricordare, fa bene a tutti. Qui, accade esattamente l’opposto. Il potere non si logora ma continua. E, soprattutto, continua ad avere il consenso della maggioranza dei suoi cittadini che ancora si recano alle urne. Un’altissima percentuale di salernitani continuano a pensare di vivere nel “migliore dei mondi possibili” o, quanto meno, nel meno peggio. La trasformazione urbana, firmata da grandi architetti internazionali, ha poi creato un altro mito, quello cioè di una città che, al pari delle altre grandi realtà europee, punta decisamente sull’innovazione e la modernità più spinta. Come sempre, anche questa è un’abile narrazione che nasconde molte verità amare. Infatti, le tanto strombazzate trasformazioni, sono spesso delle imbarazzanti incompiute. Ciò, nonostante, fa specie che a fronte di tanto potere poco si è controbattuto dalla sponda degli oppositori. Qualcuno dice che dopo l’affermazione di Napoli ogni dissenso si è sciolto come neve al sole, qualcun altro, che l’opposizione, in realtà, non ci sia mai effettivamente stata. Anche qui, occorrerebbe precisare meglio che cosa si intende per opposizione al deluchismo. C’è stato quello fin troppo compiacente della destra che in tante occasioni non ha fatto mancare il suo appoggio al grande manovratore, c’è stato quello di tanti “narcisi” sulla rete che in nome di una anacronistica purezza si sono opposti senza mai davvero indicare prospettive diverse e, quel che è più grave, giocando spesso, a chi fosse più antideluchiano, e chi, invece, in modo razionale ha cercato di ragionare sulle profonde ragioni di questo anomalo radicamento. Credo d’appartenere a quest’ultimo gruppo. Persone libere distinte dalle avverse tifoserie che si sono battuti, in questi anni, per una città più democratica. Una comunità matura che non avesse bisogno di affidarsi e delegare tutto ad un padre-padrone. Una comunità che avesse brillantemente risolto la sua fase edipica e avesse guardato alla complessità della tarda modernità con gli strumenti della ragione illuministica. Per una sana opposizione occorre lucidità, progettualità e nessun preconcetto. Gli avversari (non nemici) non si battono con il sarcasmo e gli epiteti ingiuriosi ma con lungimiranza e proposte. Questo, quello che fin qui, forse, è mancato.

In primo piano, Vincenzo De Luca ad una delle abituali, retoriche inaugurazioni

redazioneIconfronti

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