Ven. Ago 23rd, 2019

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Salerno rimuove Leo, ma Vallo se ne ricorda

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Leo De Berardinis è stato un gigante delle scene contemporanee italiane. Artista di indubbio valore, ha avuto un ruolo di maestro indiscusso su quanti si sono avvicinati al teatro in modo non tradizionale. Iconoclasta e radicale ha determinato un tale ribaltamento di prospettive da poterlo indicare senza ombra di dubbio come un “cavaliere dell’impossibile” e un profeta molto ascoltato del nuovo teatro. Destrutturando repertori e grammatiche della tradizione ha saputo riconvertire tanta furia iconoclasta in un teatro di “conoscenza”, per un nuovo inizio. Formatore e pedagogo, tanti sono coloro che nel suo magistero si sono riconosciuti e nella cui scia si sono impegnati per cambiare lo stato delle cose delle scene in Italia. Insomma, tutto il teatro di ricerca, dopo la sua prematura morte, è diventato ancor più minoritario e clandestino. Quindi, ogni cosa, ogni piccolo gesto o iniziativa che servirà a ricordarlo anche presso di noi, sarà benvenuta. Come, per fare un esempio, l’iniziativa di Michele Murino di intitolare a Leo il nuovo teatro comunale che presto si inaugurerà  a Vallo della Lucania. Tanti registi e attori hanno raccolto il suo appello e, tutti, hanno portato una personale testimonianza per rendere la proposta più forte e fattibile. Ci auguriamo che le autorità competenti non si lascino sfuggire questa occasione che, agli occhi del teatro italiano, sarebbe salutata con riconoscenza profonda. Tra l’altro, come dimenticare che Leo (Leone il suo vero nome) è nato proprio a pochi chilometri da Vallo, a Gioi Cilento. In realtà, al di là di questo, “ un teatro per Leo” a Vallo, costituirà anche un motivo di grande imbarazzo per noi salernitani. Mi spiego. Da noi, a metà degli anni novanta, Leo fu protagonista di un paio di esaltanti stagioni di sperimentazione e ricerca teatrale. Dopo una lunghissima quaresima, grazie ai suoi interventi, ci furono nella nostra città due anni intensi di esperienze laboratoriali e spettacoli che riportarono Salerno alla ribalta nazionale. Quell’esperienza ebbe, purtroppo, un epilogo increscioso ed umiliante per Leo che sulla scia di sterili polemiche e attacchi ingenerosi lo costrinsero, ben presto, a gettare la spugna. Pochi lo difesero e la stessa amministrazione che lo aveva voluto lo lasciò andare via senza fare nulla, anzi, accompagnando il tutto con un inspiegabile quanto ingeneroso silenzio. Alla sua morte, quando tutto il teatro italiano pianse l’inarrivabile maestro, solo allora, anche da noi si susseguirono annunci di iniziative per ricordarlo e onorarlo nel miglior modo possibile. È inutile dire che non se ne fece niente. Tutte quelle promesse furono presto dimenticate. Anzi, quando qualche anno più tardi ( siamo arrivati agli ultimi e più recenti) c’è stata l’inaugurazione di un nuovo spazio per il teatro di ricerca nei pressi della lungo Irno, gli è stato preferito il nome di un glorioso giornalista sportivo. Un’occasione perduta e un forte imbarazzo per noi salernitani dalla memoria troppo corta. Non ci resta, allora, che tifare per Murino.

 

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