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Salerno, si istituisca subito la Consulta comunale dei migranti

Salerno, si istituisca subito la Consulta comunale dei migranti
di Pietro Ravallese
Pietro Ravallese

Pietro Ravallese

L’immigrazione è una risorsa sotto il profilo culturale, umano ed economico. Anche per la città di Salerno è un’opportunità ed un fenomeno con il quale le istituzioni hanno necessità di interfacciarsi direttamente.

Si tratta di individuare atti di indirizzo su cui sviluppare un lavoro collettivo.

La faciloneria da bar dello Sport fa aumentare la diffidenza ed il pregiudizio. Si immagina che gli stranieri ci rubino lavoro, stipendi, servizi sociali ed alzino il tasso di criminalità.

La verità sta altrove e lo dimostra anche una ricerca di Confindustria del 22 giugno scorso. Gli stranieri incidono positivamente sul Pil italiano per 124 miliardi, negli anni della crisi dal 2007 in poi senza stranieri la crescita si sarebbe rallentata di un ulteriore 3%. In Italia gli immigrati sono circa sei milioni, come in Spagna. In Germania sono il doppio rispetto all’Italia, nel resto dell’Europa si contano altri 70 milioni di stranieri..

Gli italiani all’estero a gennaio 2013 erano 4.341.156, dunque i numeri quasi si equivalgono. Se si guarda il fenomeno con lo stesso metro, a livello salernitano la forbice è persino più favorevole al territorio locale. I salernitani che hanno fatto la valigia e sono emigrati nei più disparati paesi del mondo al 2013, secondo i dati della Fondazione migrantes, erano 119.000 mentre secondo i dati Istat dello stesso anno erano 38.414 gli stranieri presenti a Salerno e provincia.

Un altro pregiudizio è che gli irregolari in Italia sono molto più degli stranieri regolari. In realtà la stima arriva appena a 300.000 stranieri non in regola con le normative di soggiorno del nostro paese.

Negli ultimi 3 anni sono arrivati via mare in media tra i 150/160 mila immigrati l’anno. Di questi a fine maggio 119.000 sono ospitati in strutture di accoglienza. Un altro luogo comune è che spendiamo soldi per mantenere gli immigrati nei centri di accoglienza sottraendoli agli italiani. In realtà nel 2015 per le operazioni in mare e la gestione dei centri di accoglienza si è speso circa 2,6 miliardi e la stima per il 2016 è di circa 3,3 a fronte di 124 miliardi di Pil che l’immigrazione produce e senza considerare i tanti italiani che ci lavorano in questi centri di accoglienza. Il vero problema che per molti italiani questo è diventato solo un business.

La presenza straniera in Italia nel 2065 consentirà di far fronte ad un calo demografico di circa 15 miloni di italiani, di rendere sostenibile il sistema pensionistico e di temperare i conflitti intergenerazionale.

Il lavoro degli stranieri in Italia si concentra per lo più nelle attività che richiedono meno qualificazione nonostante molti di essi siano anche laureati. In realtà colmono un bisogno legato all’indisponibilità degli italiani a lavorare in determinati settori (servizi alla persona, servizi collettivi, ristorazione, agricoltura ed ediliza in primis). Inoltre la presenza di immigrati nel sistema lavoro per il principio di complementarietà permette agli italiani di accedere a carriere più elevate, di conciliare meglio vita e lavoro.

Anche il sistema scolastico italiano ha negli immigrati un motore di sviluppo economico. Sarebbero migliaia di classi in meno e docenti disoccupati senza gli immigrati nelle scuole. Nel 2014 gli alunni stranieri erano oltre 800.000.

A gennaio del 2016 gli stranieri a Salerno erano 5380. La comunità straniera più numerosa è quella proveniente dall’Ucraina con il 25,2% di tutti gli stranieri presenti sul territorio, seguita dalla Romania (15,4%) e dalle Filippine (11,7%). La maggior parte degli stranieri presenti sono in età lavorativa. Nella fascia che va dai 20 ai 64 anni ci sono a Salerno 4.482 stranieri gli altri 900 sono bambini, adolescenti ed anziani. La maggior parte sono europei ( 3028) seguono gli asiatici ( 1545) e poi gli africani ( 493)

Rispetto a questa fotografia allora è necessario che anche a livello locale si iniziano a sviluppare politiche ed azioni amministrative che favoriscono la crescita di una città accogliente e multiculturale.

Si tratta di inquadrare la questione non solo sul piano dell’assistenza ma dell’integrazione, non solo sul piano della carità ma dei servizi, non solo sul piano associativo ma istituzionale, non solo sul piano dell’emergenza ma della programmazione anche al fine di contrastare abusi, illegalità e sfruttamento che si registrano in settori che vanno a livello provinciale dall’agricoltura al commercio ambulante alla prostituzione.

Nel Salernitano in questi anni grazie al lavoro di diverse associazioni e della chiesa locale, sono cresciute le comunità di migranti anche come soggetti capaci di essere volano di sviluppo di relazioni, aggregazioni, proposizioni. È il tempo di coinvolgere le stesse a livello istituzionale, è il tempo di incominciare ad individuare best practice realizzate in altri territori. Uno degli strumenti realizzabile come sede di analisi, di confronto e di elaborazione di politiche cittadine è la Consulta comunale dei migranti. I corpi sociali intermedi, appunto come la consulta, possono essere una valida opportunità per trovare risposte a fenomeni di disagio, di devianza e di illegalità, per valorizzare funzioni consultive, propositive e di collaborazione alle politiche ed alle scelte amministrative nonché per favorire il dialogo, l’integrazione , l’inserimento sociale e per fare in modo che gli enti locali siano protagonisti nell’elaborazione di politiche sull’immigrazione.

In primo piano, uno dei recenti sbarchi presso il porto di Salerno

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