Salvano Sallusti ma condannano blog e quotidiani on line

di Barbara Ruggiero

Un disegno di legge che si propone di modificare la normativa sulla diffamazione a mezzo stampa rischia di mettere il bavaglio alla libertà di informazione e ai blog.
La legge salvaSallusti – che consentirebbe all’ex direttore de Il Giornale di evitare i 14 mesi di carcere senza condizionale comminatigli perché condannato per diffamazione aggravata a mezzo stampa ai danni del giudice Giuseppe Cocilovo – scatena molte polemiche non solo nel mondo dell’informazione.
BLOG ASSIMILATI ALLA STAMPA. Alcuni esponenti del Pdl – tra cui anche Giacomo Caliendo, ex sottosegretario alla Giustizia, e autore di un discusso emendamento al ddl – hanno chiesto l’estensione ai blog della normativa sulla stampa, che dovrebbe prevedere l’abolizione del carcere per i giornalisti e pene pecuniarie di identità ancora da definire. Parte di Pd e Idv hanno proposto di limitare la normativa a parte dei siti, come per esempio quelli periodici e quotidiani. Chiedono, invece, che le norme non si applichino al web i senatori Pd Luigi Vimercati e Vincenzo Vita. «Che il fine settimana porti consiglio – ha dichiarato al termine della seduta Vita, vicepresidente della Commissione Cultura – Per evitare un grave torto non se ne possono fare numerosi altri».
I relatori Filippo Berselli (Pdl) e Silvia Della Monica (Pd) hanno dato parere negativo a tutti i subemendamenti. Tra questi c’era anche quello proposto dal senatore Gennaro Coronella (Pdl) che chiedeva l’abolizione dell’ineleggibilità alla Camera dei presidenti delle Province.
RESPONSABILITA’ CIVILE. Sul banco degli imputati finisce un emendamento del Pdl sulla responsabilità civile, che toglie di fatto ogni paracadute ai giornalisti, sia dipendenti che freelance. L’emendamento dichiara nulle tutte le clausole che sollevano dalle conseguenze patrimoniali gli eventuali autori di reati a mezzo stampa in quanto l’editore o il proprietario della testata si assume per contratto l’onere del danno per la responsabilità civile. La proposta, presentata dal senatore Giacomo Caliendo, se dovesse passare, renderebbe nulle tutte le clausole contrattuali che prevedono che l’editore tuteli il giornalista accollandosi le conseguenze economiche delle sanzioni eventualmente derivate dall’esercizio del lavoro giornalistico.
L’EMENDAMENTO. Nell’emendamento si stabilisce, tra l’altro, che non valgono le clausole contrattuali che pongono a esclusivo carico “del proprietario della pubblicazione, dell’esercente dell’impresa giornalistica o dell’editore” gli oneri che derivano dal risarcimento del danno stabilito nel corso o a conclusione del nuovo procedimento di mediazione civile. Il giudice dovrà, nel determinare il danno derivante dalla diffamazione a mezzo stampa, tenere conto della diffusione geografica e quantitativa del mezzo di comunicazione usato, della gravità dell’offesa e dell’effetto riparatorio della pubblicazione della rettifica. Secondo quanto si è appreso, i relatori del ddl diffamazione, Filippo Berselli e Silvia Della Monica, sarebbero orientati a formulare parere contrario all’emendamento. Le votazioni sono previste in Commissione Giustizia del Senato nella giornata di martedì.
NORMA AMMAZZA GABANELLI. L’emendamento è stato subito ribattezzato come anti Gabanelli, in quanto, qualche tempo fa, proprio la conduttrice di Report rischiò il mancato rinnovo contrattuale della clausola di responsabilità civile. «Ti dicono di andare in guerra ma non ti danno l’elmetto né altri strumenti per difenderti» – ha commentato così la conduttrice di Report l’emendamento Caliendo.
EMENDAMENTO ANTI INCHIESTE. In realtà l’emendamento previsto al ddl sulla diffamazione sembra anche un’arma contro tutti i giornalisti liberi. La legge, se dovesse passare, non consentirebbe di far sviluppare inchieste su temi come criminalità e corruzione, tanto per fare un esempio, spesso realizzate da freelance che sarebbero costretti, senza la certezza di tutela da parte dell’editore, a forme di autocensura preventiva.
NO A LEGGE VENDETTA. Immediata la reazione della Fnsi. «La politica, che pure dice di considerare incivile il carcere per reato di diffamazione a mezzo stampa, dovrebbe riflettere ed essere coerente. Se, invece, sotto il pretesto di una norma per evitare il carcere a Sallusti, insisterà nel tentativo di varare una legge vendicativa verso tutti i giornalisti, sappia che troverà la stessa opposizione che ha incontrato nei tentativi di legge-bavaglio sulle intercettazioni» – si legge in una nota della Fnsi.
«Dietro i casi Sallusti, così come dietro ipotesi di norme ad personam contro Milena Gabanelli, ci sono minacce intollerabili ed è gravissimo che possano trovare qualche credito in Parlamento. I giornalisti devono fare i conti con i propri doveri professionali, ma non possono essere presi a scudo per vendette del ceto politico. Solo con una legge liberale – conclude la Fnsi – una politica malridotta può riscattare una legislatura opaca»
GIU’ LE MANI DALL’ART.21 COST. Il sito articolo21.it, sulla scorta di quanto si sta discutendo in Senato, ha organizzato una raccolta firme per un appello denominato “Nessuno tocchi la Gabanelli e l’articolo 21 della Costituzione”. «Si tratta di una delle tante varianti delle liste di proscrizione che hanno vergognosamente segnato l’ultimo ventennio – scrivono sul sito articolo21.org – Siamo sicuri che la proposta non passerà, ma sarà bene non abbassare la guardia». Da segnalare anche un video diffuso dall’edizione on line di Repubblica a cura di Francesco Cocco dal titolo “Salvasallusti, ma anche no: il peggio del ddl diffamazione”.
IL BAVAGLIO. Anche le reazioni politiche sull’emendamento non tardano ad arrivare. «Il Pdl ci riprova con il bavaglio presentando un emendamento al ddl diffamazione pensato apposta per intimidire la libera informazione attraverso la minaccia di costosissime cause civili» – ha affermato il senatore Pancho Pardi dell’Italia dei Valori, che ha poi aggiunto: «Si usa la necessità di rivedere il reato di diffamazione come cavallo di Troia per impedire alla stampa di fare il proprio dovere perché togliere ogni forma di tutela legale significa scoraggiare i giornalisti che non possono permettersi di affrontare cause milionarie dal fare inchieste scomode».

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