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Salvare la donna dalle violenze? Con la Rete si può

Salvare la donna dalle violenze? Con la Rete si può
di Rosaria Fortuna
Le violenze sulle donne aumentano e per parlare di “Crimini contro le donne” nei giorni scorsi si è svolto a Napoli, presso l’Auditorium del Consiglio regionale della Regione Campania, un importante convegno nazionale volto a fare incontrare gli operatori e i professionisti del settore per rendere il lavoro sul territorio più  capillare, ed anche per poter rispondere con maggiore incisività alle richieste d’aiuto. Con la presidente dell’Associazione “Mai più violenza infinita”, professoressa Virginia Ciaravolo, organizzatrice della giornata di studio, insieme con le Istituzioni e le categorie professionali interessate al problema, abbiamo fatto il punto della situazione. Di questi temi, infatti, serve scriverne anche per creare una nuova coscienza sull’argomento.
Le violenze sulle donne sono le uniche violenze in crescita in Italia, dal tuo osservatorio in prima linea cosa ci racconti?
I dati emersi durante la giornata formativa, anche se fotografano una diminuzione leggera e un piccolo incremento delle denunce, ci devono far riflettere su due punti fondamentali: non possiamo prenderli per oro colato, poiché dobbiamo tener presente che esiste un dark number, e dobbiamo tenere quindi conto di un numero oscuro di donne che non ancora denuncia.
Rosaria Fortuna

Rosaria Fortuna

In Italia prima del 2009 non esisteva nessuna legge a tutela delle donne, poi con la “Convenzione di Istanbul”, del 2011, è stato fatto un passo in avanti, anche se è ancora poco.
Non è mai poco ciò che si è fatto e anche l’apparentemente poco che si è realizzato ci ha permesso, alla fine, di raggiungere traguardi tali da aver favorito la creazione di una mobilitazione intorno al fenomeno, che lascia ben sperare.
Quanto incidono i social sul modo sempre più efferato e sottile di violenza sulle donne?   
Mai demonizzare i social, se mai criticare e intervenire su chi ne fa un uso scorretto. I social, per noi che ci occupiamo di prevenzione primaria, ci raccontano che, nonostante gli sforzi fatti, uomini ma anche le donne usano la rete come vomitatoio  nei confronti appunto di donne, persone diversamente abili, omosessuali e stranieri. E questo ci permette di monitorare quotidianamente la realtà, nel tentativo di rimodularla.
Sempre sui social è un fiorire di pagine pseudo psicologiche, anche se ho l’impressione che queste pagine amplifichino semplicemente i problemi, senza indicare una via di uscita. Cosa ne pensi?
Ho sempre pensato, come te, che ci siamo luoghi appositi dove descrivere i fenomeni, ritengo inutile la creazione di pagine che utilizzando un linguaggio tecnico sciorinano tematiche, fatti e soluzioni impossibili a risolversi perché privi del supporto reale di un operatore qualificato.
Il convegno di Napoli ha messo in luce una grande esigenza di confrontarsi e di partecipare. Sei soddisfatta?
La giornata formativa aveva un obiettivo grande che è stato pienamente centrato, vista l’enorme affluenza. L’obiettivo era quello di far dialogare i comparti, facendo incontrare chi vuole occuparsi del problema in tutta Italia. C’erano tutti gli esperti che operano sul territorio campano: il questore, il comandante dei carabinieri, le istituzioni, i giornalisti, gli insegnanti, gli psicologi, i medici, gli assistenti sociali, gli avvocati. Tutte figure che, raccordandosi e unendosi, potranno portare il loro contributo nel pieno rispetto della multidisciplinarietà.
Il 25 settembre è  stato per te un giorno importante. Elisabetta Cortani, che tu in qualità di presidente dell’associazione “Mai più violenza infinita” supporti, ha ottenuto la non archiviazione per il suo procedimento nei confronti di Carlo Tavecchio. Si parla di molestie e non di semplice provocazione goliardica.
Il caso di Elisabetta Cortani, una donna coraggiosa e forte, che ho seguito personalmente nel suo calvario, ha davvero scoperchiato il vaso di Pandora. Se hai superato una certa età non sei più desiderabile, se vuoi continuare a lavorare dopo i cinquanta anni devi tacere e subire. Il 25 settembre qualcosa è cambiato nel nostro paese, grazie ad Elisabetta Cortani e anche alla senatrice Valeria Fedeli, che – proprio alla luce della vicenda di Elisabetta Cortani – ha presentato, in Senato, un disegno di legge per introdurre il reato specifico di molestie sessuali, disegno di legge al quale ho contribuito per la parte criminologica.
L’indipendenza economica ha permesso alle donne di sganciarsi anche emotivamente da situazioni affettive insostenibili, ma basta?
Il problema è che nonostante gli sforzi fatti occorre ancora intensificare le azioni sociali. Non tutte le donne conoscono i loro diritti, non tutte le donne da sole riescono ad uscire da quella morsa di terrore che le paralizza. Occorre insegnare loro che è indispensabile denunciare. Per questo è di fondamentale importanza la formazione di operatrici capaci di agevolare questa fuoriuscita dal dolore. Il giudice Roia lo ha gridato ad alta voce al Convegno: “Mai improvvisazione ma competenze e linee guida” .
Il convegno ha fatto venire fuori tante anime e tante proposte. Raccontiamolo a chi non c’è stato.
Il corso “Crimini contro le donne” ha registrato tantissime presenze, era giornata formativa anche per le Forze dell’ordine che sono arrivate numerose. È emersa la consapevolezza che solo la  sinergia di saperi può aiutare a distruggere il calvario di queste donne. Abbiamo ascoltato esperienze di tutti, piccoli e grandi operatori che si intrecciano con la tematica. La Rete ci salverà.
A quando il prossimo appuntamento e con quali obiettivi da raggiungere?
Abbiamo ricevuto richieste dai dirigenti della Questura e carabinieri su una formazione dedicata a loro e per loro. Prenderemo parte al progetto di “Salvamamme”, con la valigia di salvataggio. L’Associazione, la cui socia fondatrice è Barbara de Rossi, ha portato al consesso una buona pratica che importeremo anche in Campania. La valigia di salvataggio è dedicata a quelle donne che subiscono violenza e che, per non rischiare la vita, scappano senza nulla, a volte in pigiama e ciabatte. “Salvamamme” fa recapitare loro e a i piccoli, se ci sono bambini (il valigino), una valigia con tutti oggetti di prima necessità per affrontare il calvario di un allontanamento, o messa in sicurezza in una casa rifugio.
In copertina, la professoressa Virginia Ciaravolo
 

 

Informazioni sull'Autore

Ricercatore Università degli Studi di Salerno

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