Salvatore, sangue di un innocente

Salvatore, sangue di un innocente
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Perché dovremmo tenere al nostro inestimabile patrimonio artistico quando lo Stato stesso è il primo a  disinteressarsene completamente? Perché, insomma, se la società e la scuola fanno di tutto per non educare i suoi cittadini e i suoi studenti alla “bellezza”, si dovrebbero spendere soldi per conservare e rendere maggiormente fruibili i tantissimi siti artistici disseminati lungo l’intera nostra penisola? E ancora, perché, una volta fatta passare l’idea che “con la cultura non si mangia”, tutti dovrebbero mostrare più sensibilità nei confronti dei nostri artisti? L’Italia, un tempo meta di viaggi dei maggiori intellettuali europei che venivano per cercarvi le fonti della creatività, oggi è un paese sempre più smemorato. Una nazione incapace di mettere a frutto i suoi tesori artistici che si ritrova e che tutto il mondo le invidia è destinata ad un repentino e brusco declino. Bisognerà da subito invertire la rotta e non, per esempio, continuare a spendere quei pochi soldi rimasti soltanto per i grandi eventi che poco lasciano in eredità alle persone e ai posti dove si svolgono. Fare questo è segno di dissennatezza, di imbarbarimento di un popolo preda soltanto delle allucinazioni di “capi e capetti” che credono così di farsi grande pubblicità e raggiungere una maggiore visibilità. A tale proposito, trovo inaccettabile la morte del quattordicenne napoletano ammazzato dai calcinacci caduti da una volta della Galleria Principe Umberto. Questa morte non è che il tragico epilogo dell’incuria e del pressapochismo dei privati e delle amministrazioni che non riescono neppure più ad assicurare quel minimo di manutenzione necessaria per mettere in sicurezza i nostri luoghi di maggior prestigio. Ed è francamente scandaloso che nessuno fin qui si sia alzato e si sia assunto le proprie responsabilità. Certo, ci sono degli indagati ma c’è da giurare che da qui in avanti ci sarà un ignobile scaricabarile che renderà l’accertamento delle responsabilità inutile e infruttuosa. Di tutta questa storia, presto, non resterà che la morte di un ragazzo, Salvatore Giordano, che si è visto scippare la sua giovane vita dall’apatia e dal menefreghismo di una società votata ormai all’effimero anziché al necessario. Che questa vittima, invece, sia per tutti un monito. Bisognerà riportare tutti un po’ più con i piedi a terra e avere più cura delle nostre città, renderle più sicure e non, semplicemente, più spettacolari. Vale la pena ricordare che ogni spettacolo presto svanisce mentre il sangue di un innocente non potrà così facilmente essere dimenticato.

redazioneIconfronti

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