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Salvi nella verità dell’Eucaristia

Salvi nella verità dell’Eucaristia
di Michele Santangelo

Copia-di-IMG_0188Dopo l’interruzione del periodo pasquale e delle feste dell’Ascensione, di Pentecoste e della SS. Trinità, riprende oggi, nella suddivisione dell’anno liturgico, il tempo cosiddetto ordinario.  Ma come abbiamo visto recentemente anche per la festa dell’Ascensione, nella chiesa italiana in questa domenica, la decima del tempo ordinario appunto, dopo che con una legge, nel 1977, lo Stato italiano abolì l’effetto civile di alcune feste religiose, si celebra la festività del Corpus Domini, più propriamente chiamata Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, che invece, nella maggior parte delle altre nazioni europee, continua ad essere celebrata il giovedì seguente alla domenica della Trinità. Essa vuole essere, anche se dal punto di vista liturgico in modo emotivamente meno denso, la rievocazione della messa in Coena Domini del giovedì santo, in cui viene ricordata l’istituzione del Sacramento dell’Eucaristia nell’ultima cena del Signore con i suoi discepoli, consumata prima della sua passione e nella quale affidò ai discepoli il grande comandamento dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, dopo aver loro lavato i piedi, dando così un segno tangibile della cifra di umiltà e servizio con cui il comandamento stesso va attuato da quelli che credono in Lui. La festa del Corpo e Sangue di Cristo fu istituita nel 1247, nella diocesi di Liegi ed estesa alla chiesa universale dal papa Urbano IV nel 1264, anche sull’onda dell’emozione provocata dal miracolo di Bolsena avvenuto l’anno prima. Nella relativa bolla papale se ne precisa anche il significato; vi si afferma infatti che a differenza di tutte le altre cose di cui si fa memoria, “Nella sacramentale commemorazione del Cristo (che avviene nella messa), anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: ”Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo”. E il Concilio di Trento, facendo riferimento alle parole pronunciate da Gesù nell’ultima cena, afferma: “Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la Consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue”. È la proclamazione solenne di uno dei più importanti dogmi della fede cristiana ed è un mistero, vale a dire una verità che il credente accetta come tale senza che ne possa penetrare con la sua sola ragione l’essenza.  Certo, al di fuori di una logica di fede diventa difficile aderirvi senza lasciarsi sopraffare dal dubbio, né al di fuori di essa esiste un rimedio che possa in qualche modo renderci immuni per sempre dall’insorgenza di esso. La constatazione che per secoli e secoli milioni e milioni di fedeli, dai più semplici ed umili ai più grandi santi della storia, vi hanno aderito e si sono lasciati conquistare, può corroborarla la nostra fede, una volta che il nostro assenso è stato pronunciato; ma è fondamentale l’adesione forte e sincera di ciascuno – ed è una grazia – fino a farne la ragione stessa del nostro credere e della nostra pratica di vita. Logica di fede che parte da una constatazione, quella secondo la quale “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Donazione avvenuta storicamente una volta con l’effusione del sangue del suo Figlio e che per il mistero eucaristico misticamente si rinnova ogni qualvolta sulla terra si celebra l’Eucaristia. In questa occasione è ancora il popolo di Dio che nel solco di quanto  viene raccontato dal libro dell’Esodo e di quanto S. Paolo afferma nella lettera agli Ebrei che ascoltiamo nella liturgia di oggi, offre a Dio il sangue dell’alleanza nel quale il popolo stesso viene salvato. Ma questa volta è un sacrificio perfetto perché si tratta dell’offerta del Sangue di Cristo stesso “il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio” per purificare le nostre coscienze “dalle opere di morte”.

 

 

 

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