Salvi per l’amore paterno di Dio

Salvi per l’amore paterno di Dio
di Michele Santangelo

vangelo 4Si rischia di peccare di pessimismo, però una delle sensazioni più facilmente riscontrabili, quasi a livello generale oggi, nei rapporti tra persone, è quella della mancanza di fiducia negli altri. Situazione questa che ingenera un diffuso senso di paura che falsa i rapporti, li rende più labili in ogni ambiente, spesso perfino nell’ambito familiare, nel lavoro e non parliamo poi dei rapporti istituzionali, nella politica. Quanti di noi, per esempio, sono disposti a credere sulla parola a un politico che parla! Si pensa che in ogni cosa detta, ci sia qualcosa di nascosto, che non si manifesta, quasi a riservarsi uno spazio assolutamente privato, a cui nessuno può avere accesso. Si pensi a quanta importanza viene attribuita oggi, e giustamente, a quella che viene definita privacy. Poco ne manca che venga rivendicata anche nei tribunali, o forse già avviene, tra giudice ed imputato. E più si innalzano gli argini a sua difesa, più aumentano in numero e qualità le possibilità di violarla. Tutto questo, insieme alla paura, fa nascere insicurezza, tale da minare anche tante speranze che molti si erano costruiti, magari a fatica. Fortunatamente, questo non succede nei rapporti con il Signore. L’uomo che confida nel Signore è felice. Gesù, infatti, non delude. Non è uno che ti lascia per strada abbandonandoti al tuo destino. Certo, armarsi di questa fiducia non è la cosa più facile di questo mondo. Infatti anche gli apostoli – ci racconta il vangelo di questa terza domenica di Pasqua – che pure avevano fatto esperienza diretta di Gesù, tre anni insieme per le vie della Palestina, attraverso villaggi, chissà quante volte i loro occhi si erano incontrati, quante confidenze e soprattutto quante speranze giuste e meno giuste, il tutto inghiottito da una specie di ciclone abbattutosi sul loro Maestro. Gli ingredienti per essere sfiduciati c’erano tutti ed invece due discepoli riferiscono loro di essersi visti affiancati proprio da Lui mentre si recavano ad Emmaus ed una strana sensazione si impadroniva del loro essere, si sentivano come percorsi da un calore insolito e lo avevano riconosciuto nello spezzare il pane, in un gesto a loro familiare. Sul racconto si stavano scambiando i vari punti di vista e Gesù appare con le credenziali che potevano essere solo Sue, mani e piedi trafitti. Gesù legge sui loro volti lo stupore, il turbamento, il dubbio misti alla grande gioia per la visione. Eppure per essere più credibile e rassicurarli chiede loro se c’era qualcosa da mangiare. Essi lo riconoscono e Lui ricorda loro l’avvenimento clou annunciato nelle scritture e già avvenuto: “Il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati”. Bando ai dubbi perché loro dovevano essere i testimoni autentici di tutto. E difatti il nucleo fondamentale della predicazione di Pietro, sarà proprio questo: il Santo e il Giusto rinnegato dal suo popolo e addirittura usato come merce di scambio con un assassino, Lui, autore della vita, viene messo a morte, ma Dio lo ha risuscitato glorificandolo e ciò vale la salvezza di chi l’ha ucciso  e il perdono dei peccati a tutti quelli che si pentiranno. Il che non significa che con ciò l’uomo risulti vaccinato contro il peccato. Egli rimane pur sempre fragile, impastato di mille debolezze. Ma alla base ci deve essere la conversione, termine che, stando alla sua etimologia, significa “cambiamento di pensiero”, “cambiamento di mentalità” ed anche cambiamento del modo di vedere Dio. Forse per molto tempo è stata privilegiata l’immagine di un Dio che giudica l’uomo sulla base dell’osservanza di una serie di precetti e di norme, un Dio che distribuisce i suoi benefici  commisurandoli  alle opere, per cui i perfetti ne sarebbero avvantaggiati, i peccatori, invece, impoveriti. Il Cristo risorto ci parla di un altro Dio, quello delle opere di misericordia, che ci chiede di osservare i comandamenti non minacciandoci, ma come segno dell’amore per Lui e per i fratelli. Un Dio che è Padre e che si preoccupa che i suoi figli lo amino come tale, e non lo servano come un padrone a cui stare sottomessi. E pensi ciascuno se questo non sia motivo sufficiente per guardare alla vita, al mondo che ci circonda con occhi diversi con più fiducia, con spirito di tolleranza, sapendo che in ciascuno c’è una scheggia dell’amore paterno di Dio che fa “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”

 

 

redazioneIconfronti

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