Ven. Lug 19th, 2019

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San Pietro a Majella abbandonata, grave atto d’accusa

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Il sottosegretario Rossi Doria al capezzale del più antico Conservatorio del mondo
di Gianmaria Roberti

Il conservatorio più antico del mondo, il simbolo di Napoli capitale universale della musica, dimenticato dal Paese e dal governo tecnico almeno “negli ultimi 6 mesi”, tra tagli feroci al bilancio e didattica al collasso. È un pomeriggio da ricordare come un processo allo scempio della cultura nazionale, quello nella sala Martucci di San Pietro a Majella. A immolarsi nel ruolo di bersaglio predestinato è Marco Rossi Doria, sottosegretario all’Istruzione, che raccoglie malumori e sfoghi di docenti e studenti della gloriosa istituzione. “Perché siamo stati abbandonati? – domanda la direttrice Elsa Evangelista – il silenzio del ministero, alle nostre richieste, ci ha fatto più male del rumore”. Rossi Doria raccatta i cocci di una patrimonio artistico e morale sgretolato da miopie politiche e furbizie amministrative, degli esecutivi di ogni colore. Lo scorso 21 dicembre, il Miur commissaria il Conservatorio al termine di un’indagine ispettiva. Tra le mura dell’ex convento dei Celestini arriva il giornalista Achille Mottola, presidente del conservatorio Nicola Sala di Benevento. Ma da tempo il dicastero di viale Trastevere aveva iniziato a spulciare tra le carte dell’ente. E già nel gennaio di un anno fa, fu costretto a revocare l’affidamento alla Romeo gestioni degli 80 immobili di proprietà del Conservatorio, avvenuto senza gara. Un bando sarà predisposto a breve. Nel frattempo, fino alla fine di gennaio la vecchia società affidataria proseguirà a gestire il patrimonio in regime di prorogatio. Tra i nodi rilevati dal ministero, un debito di circa 100mila euro col Comune di Napoli, relativo al pagamento di Ici e Imu negli anni scorsi. Ma tra spending review e azzeramento degli investimenti per la cultura, il conto più pesante è per gli studenti. “Sono qui per i ragazzi – premette il sottosegretario – Questo luogo ha una storia, ma per fargli avere un futuro, bisogna invertire le cose”. È proprio il maestro di strada, il padre dei primi progetti contro la dispersione scolastica nei quartieri-ghetto di Napoli, a farsi carico del dossier San Pietro a Majella. Quando Mottola viene nominato commissario, Rossi Doria fissa l’incontro con allievi e docenti. E abbraccia la croce di un fuoco di fila di domande e proteste, quando sul palco sale la Consulta degli studenti. Roberta accusa: “Ci è mancata la materia prima, nelle aule capita di non trovare perfino il pianoforte”. “Perché questo stato di abbandono? – chiede Mimmo – Questo crea gravi danni a noi ragazzi”. Alessandro lamenta la carenza di “strumenti informatici”, in piena era digitale. Enrico racconta del reiterato invio di mail al ministero, sui ritardi nei corsi, al quale non ha “mai fatto seguito risposta”. È forte lo scoramento nel complesso dove sono passati allievi come Bellini, Leoncavallo e Riccardo Muti. C’è chi ricorda uno degli ultimi incontri tra i ragazzi e un celebre scolaro, il pianista italo-francese Aldo Ciccolini, che ha rispolverato l’eduardiano “Fujtevenne”. Luigi, altro rappresentante degli studenti, denuncia: “Gli insegnanti hanno lavorato senza alcun supporto. Qui ci sono tutte le possibilità per fare un buono lavoro, ma gli organi amministrativi devono cominciare a fare il loro mestiere”. Rossi Doria prende nota, fa un respiro e pesa le parole. Poi si alza e promette che “il commissariamento sarà un punto di partenza, non di arrivo”. E stabilisce verifiche mensili con l’istituto e gli studenti. “Attraverso la condivisione – spiega il sottosegretario – dobbiamo cercare le condizioni per reperire nuove risorse e impiegare bene quelle esistenti”. L’agenda prevede quindi un incontro il 21 di ogni mese, gennaio e febbraio compresi. “Il 21 marzo non so se potrò esserci, non dipende da me” ricorda Rossi Doria. Il governo dei professori è agli sgoccioli. Come la cultura in Italia.

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