Dom. Giu 16th, 2019

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San Vittore come Sodoma, il cappellano violentava i detenuti

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Don Barini accusato di violenza sessuale su sei detenuti tra i 22 e i 28 anni, quasi tutti africani

Faceva leva sullo “stato di bisogno” dei detenuti, che si rivolgevano a lui per avere sigarette, shampoo, saponette o spazzolini, piccoli beni per vivere meglio in carcere, e poi appagava le sue “pulsioni”, chiedendo loro in cambio favori sessuali. Infine, quando uscivano dal penitenziario, a pena scontata, li “invitava” a passare a casa sua per altre prestazioni sessuali, facendogli pesare il fatto che i suoi pareri di “buona condotta” erano stati utili, a suo dire, per le scarcerazioni. Sono queste, in sostanza, le accuse mosse dalla Procura di Milano a don Alberto Barin (nella foto), 51 anni, cappellano del carcere milanese di San Vittore dal ‘97, arrestato oggi per violenza sessuale su sei detenuti – tutti giovani extracomunitari, di età compresa tra i 22 e i 28 anni e quasi tutti africani – e concussione. Al prete vengono contestate presunte violenze per un arco di tempo di cinque anni, perché alcuni fatti risalgono al 2008 e altri arrivano fino all’ottobre scorso. Agli atti dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dai pm Daniela Cento e Lucia Minutella, ci sono anche i filmati degli abusi subiti da quattro detenuti, perché gli investigatori della Squadra mobile, supportati nelle indagini dalla polizia penitenziaria, sono riusciti lo scorso giugno, dopo una prima denuncia che ha fatto scattare le indagini, a piazzare una micro-camera per registrazioni ambientali nell’ufficio del cappellano all’interno di San Vittore. La Curia di Milano ha voluto esprimere la «massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla collaborazione per le indagini» e anche «il proprio sconcerto e il dolore per l’arresto e per i fatti che al cappellano della Casa circondariale di San Vittore sono contestati». Nelle 36 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Enrico Manzi, c’è il racconto delle vittime, tutte in carcere per episodi di “piccola criminalità” come furti o come rapine (solo uno è accusato di omicidio e si è rifiutato di parlare con gli inquirenti). I detenuti hanno messo a verbale che erano, in sostanza, costretti dal loro “stato” a cedere al ricatto sessuale, perché avevano bisogno di quella “fornitura di generi di conforto” o anche di pochi soldi per comprarsi qualcosa di utile alla vita in carcere. Erano costretti, secondo l’accusa, a compiere atti sessuali con il religioso anche per il suo “interessamento alla loro posizione carceraria”. I detenuti, infatti, hanno spiegato ai pm che avevano anche una sorta di “timore reverenziale” nei confronti di don Barin e lo ritenevano una persona “estremamente potente e influente” che con le sue relazioni sulla loro condotta poteva influire sulle scarcerazioni. Da prassi, in realtà, spiegano fonti giudiziarie, questo tipo di pareri vengono sì presi in considerazione dai magistrati di sorveglianza, ma non sono certo decisivi. In poche parole, come scrive il gip, il prete avrebbe utilizzato «la sua posizione, le sue funzioni, i suoi pur limitati poteri e la sua quotidiana vicinanza ai detenuti per soddisfare quasi ossessivamente le sue pulsioni sessuali». Le indagini sono scattate lo scorso giugno quando un detenuto, dopo aver raccontato agli investigatori di aver subito una violenza da parte di un altro recluso a San Vittore, ha iniziato a parlare anche del rapporto che aveva con quel cappellano. Gli investigatori hanno così deciso di mettere micro-camere sia nell’ufficio del prete che a casa sua e poi hanno raccolte le testimonianze delle altre presunte vittime che descrivevano sempre lo stesso “modus operandi”: piccoli regali in cambio di atti sessuali. Il gip, infine, dà conto anche di un altro “metodo” del cappellano: lasciava l’indirizzo di casa ai detenuti scarcerati così che, una volta usciti, potessero passare nella sua abitazione per “pagare” ancora con favori sessuali l’ottenuta liberazione. Agli atti c’è proprio un filmato che documenterebbe presunti abusi nella casa di Don Barin. Il prete ora si trova nel carcere di Bollate in attesa dell’interrogatorio di garanzia, mentre tutte le vittime erano già state trasferite da San Vittore in altri penitenziari nelle scorse settimane. Intanto, gli investigatori stanno facendo accertamenti per capire se altri detenuti possano aver subito abusi dal cappellano con lo stesso “sistema”.

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