Ven. Lug 19th, 2019

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Sanità in Campania, non vi saranno le invocate nuove assunzioni

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Il ministero dell’Economia blocca il turnover richiesto dalla Regione per superare l’impasse

Niente nuove assunzioni nella sanità in Campania: il ministero dell’Economia ha bocciato lo sblocco del turn over che faticosamente era stato previsto nel decreto Salute nella misura del 25 per cento. Si sperava nella possibilità di assumere subito 500, con la possibilità di arrivare a 1.000. «La norma comporta maggiori oneri non quantificabili e non coperti», è il parere dei tecnici. Al di là del freddo linguaggio, il ministero ritiene che non vi siano i soldi per coprire le nuove assunzioni. «È una decisione indegna, mi auguro che il Senato corregga l’errore», dice il senatore Raffaele Calabro, consigliere per la sanità del presidente della Regione Caldoro. Se l’obiezione sollevata dal ministero non dovesse essere superata il turn over non potrebbe andare oltre il 15 per cento, misura ritenuta «inutile e misera». La Regione era andata dai tecnici del ministero con la dimostrazione, conti alla mano, che l’assunzione di nuovi dipendenti non avrebbe comportato spese aggiuntive, anzi. In Campania nel 2011 la spesa per gli stipendi degli operatori sanitari ha toccato i 3 miliardi e 68 milioni. L’anno prima furono spesi 178 milioni in più. Si calcola che per effetto del blocco del turn over ci siano in servizio circa 10mila dipendenti in meno. Tuttavia i costi del personale restano alti perchè con l’organico sottodimensionato i dipendenti sono costretti a colmare i vuoti e così il salario accessorio lievita: basti pensare che ogni anno si spendono oltre 800 milioni per straordinari e notturni di medici e infermieri. «È un fatto gravissimo», accusa Calabrò che contesta quella che giudica una «scelta pessima» che non premia gli sforzi fatti sinora per risanare i conti. «Doveva essere la riforma della sanità e invece l’intervento di chirurgia invasiva del ministero ha ridotto il cosiddetto decreto Salute a pochi elementi innovativi, ben al di sotto delle aspettative – dice il senatore -. Con la scusa della mancanza di fondi si sopprimono qua e là disposizioni che avrebbero fatto realmente la differenza nella qualità dell’assistenza sanitaria. Eppure il governo sa bene che senza soldi non si cantano messe nè tantomeno si fanno riforme». Sembrava che il risultato fosse ormai a portata di mano e invece ieri è arrivata la doccia fredda. Il senatore consigliere del presidente Caldoro si dice pronto a gesti forti. «In assenza di apertura del governo – annuncia – mi vedrei costretto a non votare la fiducia a un decreto che a dispetto del nome, in nessun modo promuove un più alto livello di tutela della salute».

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