Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

A Sanremo nemmeno in “formula 2” si sa dove andare

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di Roberto Lombardi
di Roberto Lombardi
Cutugno-Armata-Rossa
Toto Cutugno e l’Armata Russa

Era il 1972 e Luciano Berio in televisione, in prima serata, conduceva un programma dal titolo programmatico “C’è musica e musica”, curato da quella Vittoria Ottolenghi che sarà promotrice di un’altra grande stagione divulgativa, quella della danza. Pur consapevoli che c’è musica e musica, in C’è musica e musica si ascoltava di tutto, da Orietta Berti a Karlheinz Stockhausen. Già solo vent’anni dopo in Italia, soprattutto i giovani e i più giovani, pensano che la musica siano le canzoni; non sospettano neppure che ci siano quartetti, sinfonie, dodecafonia, molte voci nel jazz, atonalità eccetera eccetera eccetera. Dunque non meraviglia che in tivù, in prima, seconda e terza serata ci sia spazio per Sanremo e poco più. Quest’anno si apre con Va pensiero, dal Nabucco verdiano, che, così estrapolata, ai giovani, e più giovani, deve apparire solo come una canzone un po’ più pomposa e fuori moda. Avercelo, in Italia, un pensiero capace di “andare”. Ce n’è invece uno solo, di pensiero, fisso, che “viene”. Poi, per il resto, le proposte, le offerte, i progetti abbondano, anche se il problema è uno solo e sempre lo stesso: bisogna fare gli italiani, e rifare il paese. Ma questa riforma noi cittadini non l’abbiamo mai saputa chiedere, pretendere con voce ferma e tesa, e i politici di tutte le aree si adeguano rispondendo con voce altrettanto ambigua. Che c’entra la politica con Sanremo? Ma ce lo aspettavamo tutti, lo pretendevamo, che il comico di turno inscenasse la protesta (di turno pure quella). E Crozza non si è tirato indietro: mister B. (Berlusconi o Bersani, fate voi, tanto c’erano tutti), mister M. (Monti o Montezemolo, fa lo stesso), e Ingroia e Grillo (grrr, grrrr, notate la differenza).
Sul fronte musicale abbiamo rivisto, per un attimo, quel Mauro Pagani che nella Premiata fu voce anche di dissenso e che lasciò quando il progressive cominciava a mostrare stanchezza, per percorrere vie sulle quali si muoveranno anche Peter Gabriel, dai Genesis, o Steve Winwood, dai Traffic, solo per fare alcuni nomi, per intraprendere carriere soliste altrettanto formidabili. La formula 2 del Festival di quest’anno piace: ogni concorrente presenta due brani e il pubblico sceglie quale canzone passa il turno. Il mio fiuto non mi ha tradito mai in queste due serate; ogni volta, fra i due brani, quello che mi convinceva è stato bocciato. Ad esempio Maria Nazionale canta con voce sicura le interessanti modulazioni del brano “Quando non parlo”, ma passa il turno con un brano che ricorda abbastanza la celebre “My way” interpretata da Frank Sinatra. La Littizzetto si uniforma, nella variante “monella”, al Fazio il cui nome suona come uno sfizio: buono per ogni stagione, per ogni solstizio. Bella la parata di atleti ospiti che proclamano le canzoni che passano il turno. Facce pulite, che ci fanno illudere che lo sport sia portatore di valori. Fra gli ospiti un affaticato Toto Cotugno; dopo 30 anni il suo Italiano suona distante per poter indicare una strada, e neppure il coro dell’Armata russa (o rossa, per alcuni) può sollevare la sua voce oltre la retorica. E infatti, forse una stanchezza, Toto quasi rinuncia a cantare. Poco altro accade sopra e sotto gli ascolti milionari. Forse la cosa che fa più clamore, nel suo tono sommesso, è il dialogo fra i due ragazzi che annunciano il loro matrimonio d’amore. Anche io, quando mi arrabbio, abbasso il volume della voce.

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