Sanremo, la grande festa sgangherata che racconta l’Italia

Sanremo, la grande festa sgangherata che racconta l’Italia
di Anna Bisogno
Foto: lettera43.it
Foto: lettera43.it

Il Festival della canzone italiana con le sue canzoni, i suoi riti, i suoi simboli è parte della storia di questo Paese. Anzi, ha contribuito ad unirlo, raccontarlo e alleggerirlo, talvolta, da sè stesso.
Sanremo è una festa popolare, la sconfitta delle élite culturali, delle minoranze autocompiaciute, di quelli che soffrono di mal di metafora, almeno da quando Ennio Flaiano, posando il suo sguardo sul Festival, disse: «Non ho mai visto niente di più anchilosato, rabberciato, futile, vanitoso, lercio e interessato».
Sanremo è una grande festa sgangherata e insieme una fiction che ogni anno racconta lo stato di salute del Paese, senza l’ambizione di rispecchiarlo. È una memoria che tutte le volte celebra il suo perpetuarsi. Avere paura del Festival di Sanremo significa avere paura della propria ombra: ombra di un rito fondativo, di una canterina sventatezza nazionale, di una coscienza identitaria. Se, pur fra mille polemiche, Sanremo resiste da più di cinquant’anni, qualcosa significherà pure. Da cosa verrebbe sostituito Sanremo? Dai comizi dei politici, dalla tetraggine delle tribune elettorali, dai talk, da un tv che converte i convertiti e lascia perplessi i perplessi.
L’edizione di quest’anno si presenta lenta e senza particolari guizzi (a quelli ci pensa la Littizzetto), tranne la polemica della parodia di Crozza su Berlusconi e i fischi dalla platea. Siam poi sicuri che fossero i “soliti contestatori” o, forse, c’è chi oltre che di una politica parolaia è stanca pure di alcuni stereotipi e clichè anche della satira che da quella politica attinge?
Ma, si sa, il Festival lo fa l’auditel e la puntata di ieri è stata vista da 14.196.000 spettatori (47,61% di share) nella prima parte (dalle 20.46 alle 23.43) e da 8.146.000 (53,54%) nella seconda (terminata alle 0.30) per una media ponderata di 12.969.000 (48,30%). Si tratta di cifre che, al momento, premiano le scelte della Rai, di Fazio e del suo cast.
Dati ancor più significativi e senza precedenti sono stati quelli registrati sui social media da Blogmeter, azienda leader nell’analisi delle conversazioni e delle interazioni online. L’abitudine, ormai consolidata anche in Italia, di condividere sul web le proprie impressioni a caldo ha prodotto ieri 459.262 commenti, l’86% dei quali resi pubblici attraverso Twitter e il resto su Facebook, nella fascia oraria che dalle 20 del 12 febbraio è proseguita sino alle 2 di notte del giorno successivo.
I tweet sul Festival di Sanremo sono stati ben 393.043 e sono stati scritti da 79.131 “spettatori attivi”.  Il record precedente di trasmissione più twittata era di appena un mese quando, in occasione della partecipazione di Silvio Berlusconi a Servizio Pubblico, si raggiunsero 204.636 tweet con un picco di 1.885 tweet al minuto.  Questa volta, invece, il picco è stato di 4.866 tweet al minuto in coincidenza della contestata performance di Maurizio Crozza. Il comico genovese è stato anche il più citato della serata, 61.973 volte, seguito da Marco Mengoni, 17.603 volte, forte di una base di sostenitori molto attiva. L’hashtag più usato per conversare è stato quello ufficiale #Sanremo2013 usato 173.582 volte.
Perché Sanremo è (comunque) Sanremo!

redazioneIconfronti

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