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Santi e defunti, è un unico bene

Santi e defunti, è un unico bene
di Michele Santangelo

Commemorazione_dei_fedeli_Defunti_-_3_html_mcbd62d8Ormai è da diversi secoli che la Chiesa cattolica usa celebrare in due giorni successivi, l’ uno e il due di novembre, due importanti ricorrenze, la festa di Tutti i Santi, oppure Ognissanti, e la Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La prima cominciò a diffondersi nell’Europa cristiana tra l’ottavo e il nono secolo e nella chiesa di Roma dall’inizio del IX. Nel Martirologio Romano, il libro liturgico comprendente l’elenco e qualche notizia biografica di tutti i santi, martiri e confessori venerati giorno per giorno nel calendario della Chiesa latina, essa viene descritta come la festa nella quale “la Chiesa, ancora pellegrina sulla terra, venera la memoria di coloro della cui compagnia esulta il cielo, per essere incitata dal loro esempio, allietata dalla loro protezione e coronata dalla loro vittoria davanti alla maestà divina nei secoli eterni”. È evidente che la festa non fa riferimento solamente ai santi contenuti nei diversi martirologi. Se solo quelli fossero i “santi” dovremmo dire che il paradiso che li accoglie sarebbe pressoché spopolato. Il che non sarebbe una grande vittoria neppure per Dio stesso, visto che per popolarlo, questo paradiso, Lui ha concepito un piano di salvezza destinato a tutti gli uomini di tutti i tempi e in capo al quale ha stabilito il sacrificio del suo stesso Figlio, affinché la chiamata fosse veramente capace di raggiungere tutti ed essere efficace. E allora i santi di cui la Chiesa celebra la memoria il primo di novembre sono tutti quelli che, pur non avendo trovato posto nel catalogo ufficiale, si sono inseriti nel piano, ne hanno percorso fino in fondo le strade, hanno letto la storia con gli occhi di Dio ed hanno avuto fede e fiducia in Dio Salvatore. La santità, anche quella, per  così dire, ordinaria, è un dono di Dio, ma esige la piena disponibilità da parte dell’uomo a lasciarsi continuamente trasfigurare dalla Sua grazia, a non opporre resistenza alla Sua azione salvifica e a seguire il Cristo sulla via delle beatitudini. La coscienza di essere incamminati su strade siffatte ci fa guardare con occhi assolutamente diversi ad un’altra realtà alla quale nessuno può sfuggire: la morte. Non a caso la Chiesa da oltre sei secoli celebra la Commemorazione di tutti i fedeli defunti il giorno dopo la festa dei Santi. Questo avviene perché la fede cristiana ha introdotto nella storia dell’uomo un modo tutto nuovo di considerare il termine della vita umana sulla terra, modalità che la Chiesa continua ad annunciare, nonostante la paura della morte sembra aver raggiunto il suo punto più alto, una forma di globalizzazione di un disagio che accompagna il quotidiano dell’esistenza. Ormai ciascuno di noi, attraverso l’informazione in tempo reale, condivide in diretta, si può dire, le morti che avvengono in ogni momento e in ogni angolo della terra. Ma neppure a fronte di ciò è legittimo abbandonare la speranza e per i cristiani la risposta all’ineludibile domanda sul senso ultimo dell’esistenza umana è ancorata alla promessa di Gesù di non abbandonare nessuno nel suo peccato e nella sua infelicità. Pertanto la morte non è un salto nel buio, né una scomparsa nell’oblio totale. Essa, per il cristiano, si colloca nel solco della morte stessa di Cristo, collocazione avvenuta attraverso il battesimo che ci ha innestati in Lui, costituendoci suoi coeredi, essendo diventati figli di Dio. Per questo “rifulge a noi la speranza della beata risurrezione”. La fede cristiana ci rende titolari di questa particolare assicurazione sulla vita:  “se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. La vita, infatti, non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un’abitazione eterna nel cielo”. La commemorazione di tutti i fedeli defunti acquista così un senso molto più ricco: mentre rinnoviamo la nostra fede in Cristo morto e risorto, la preghiera per le loro anime ravviva e rafforza il legame che ci ha unito mentre essi erano vivi, come si rinvigorisce  l’impegno a far tesoro degli esempi e insegnamenti che i nostri cari ci hanno lasciato come preziosa eredità. Anche i cimiteri possono così diventare luogo di grazia e non semplicemente un posto dove dei corpi sono stati sistemati nella terra. Da lì si può continuare a raccogliere, senza perdere nulla, il patrimonio di bene di cui quelli che vi riposano era stati depositari.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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