“Santità, ecco la nostra amara storia di cronisti freelance”

“Santità, ecco la nostra amara storia di cronisti freelance”
di Barbara Ruggiero

papa-francesco-assorto-e-occhi-buoni“Caro Papa Francesco, ci aiuti lei a far capire a tutti i cittadini e alle istituzioni, spesso sorde, che in Italia i giornalisti lavoratori autonomi sono in larga parte tutt’altro che dei privilegiati”. 
Suona più o meno così la lettera che undici freelance hanno deciso di firmare e indirizzare a Papa Bergoglio, spiegando al Pontefice le condizioni di sfruttamento e di mancanza di tutele in cui spesso versano i cronisti. I giornalisti chiedono di difendere la dignità della professione e del proprio futuro; punti fondamentali, dicono, da cui passa anche la tutela della libertà di informazione nel nostro Paese.
“Siamo giornalisti – scrivono al Papa in uno dei passaggi più significativi della lettera – e la nostra missione è l’informazione: rendere pubblici i fatti che i cittadini hanno il diritto di conoscere. E perciò raccontiamo, malgrado tutto, ciò di cui siamo testimoni. Diciamo ‘malgrado tutto’, perché la maggioranza dei giornalisti italiani appartiene alla fascia disagiata e precaria dei lavoratori autonomi. Ma i mezzi di comunicazione per cui lavoriamo non danno certo spazio e voce alle nostre istanze. Non riusciamo così a raccontare ai cittadini la gravità della nostra condizione lavorativa. Tanto che in molti credono che siamo una casta, che gode di privilegi ben al di sopra dello standard di vita medio della popolazione”.
Stando ai dati ufficiali, i giornalisti lavoratori autonomi ad oggi sono il 60% di quelli attivi, a fronte di un 40% con contratto da dipendenti. È il popolo dei giornalisti, con o senza partita Iva, costretto – anche dalla difficile congiuntura economica – a esercitare la professione in maniera “libera”, “una libera professione che si trasforma in una prigione di stenti e difficoltà economiche”.
“Molti di noi – scrivono i giornalisti in una lettera aperta – pur lavorando a tempo pieno e senza orari, non guadagnano neppure quanto serve per mantenersi; tanto che sono costretti a contare sulla solidarietà dei propri cari, nell’attesa di tempi migliori; che però non giungono”.
“La maggior parte di noi vive nell’incertezza del presente e del futuro – scrivono i cronisti in una lettera pubblicata integralmente dal sito Articolo21.org – A fronte dei pochi retribuiti con cifre dignitose e talvolta anche elevate, molti autonomi si vergognano persino di confessare quanto guadagnano, perché si sentirebbero sviliti nella dignità personale. In questo lavoro ridotto a prigione sono rinchiuse la passione per il nostro mestiere, e anche parte dell’informazione e della libertà di stampa di questo Paese. Perché siamo noi precari, che scriviamo tanto di quello che si legge sui giornali, che si sente e vede in radio e tv, o nei mille canali del web. Noi parliamo degli altri, garantendo l’informazione per i cittadini, fatta delle piccole e grandi notizie che si susseguono quotidianamente. Ma siamo alla mercé di un mercato che ha spesso portato i nostri compensi di lavoratori autonomi a livelli insufficienti per garantire una vita indipendente dalle famiglie di origine, e tantomeno a formarne di nuove. Non abbiamo le tutele di chi ha un contratto. Non abbiamo – si legge ancora nella lettera – ferie pagate, né riposo settimanale, né copertura malattia, né ammortizzatori sociali”.
Gli undici firmatari della lettera, recapitata qualche giorno fa al Santo Padre, sono giornalisti che rappresentano le diverse realtà regionali italiane e sono tutti membri della Commissione nazionale Lavoro autonomo della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e di altri organismi nazionali e regionali di categoria.
I giornalisti si richiamano “ai ripetuti interventi del Pontefice sulla dignità del lavoro e i drammi della disoccupazione, evidenziando a Papa Francesco come i giornalisti non dipendenti versino in maggioranza in condizioni di grave precarietà e sfruttamento economico: articoli e servizi spesso retribuiti con 5,10 o 15 euro lordi (ma a volte anche un solo euro), con spese, contributi e rischi a carico. Quasi il 70% dei giornalisti non dipendenti guadagna meno di 10 mila euro lordi l’anno e il 49% meno di 5 mila. E questo perché le retribuzioni vengono stabilite unilateralmente dai datori di lavoro”.
I firmatari della lettera dichiarano espressamente di apprezzare “i moniti di Papa Francesco sulle problematiche del lavoro, e sono impegnati a loro volta per l’attuazione della legge sull’equo compenso dei giornalisti non dipendenti”.
La lettera è a tutti gli effetti una richiesta di sostegno al Pontefice affinché venga rispettata la loro “dignità di lavoratori, che hanno diritto a un presente e a un futuro di vita personale”. Perché, concludono i firmatari della lettera, “difendere la dignità della professione giornalistica, in tutte le forme in cui viene esercitata, è difendere anche la dignità e la libertà dell’informazione in questo Paese”.

Barruggi

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