Dom. Lug 21st, 2019

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Saviano, con lui la fiction “nasconde” la verità sul crimine

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Aristotele, uno che se ne intendeva di vicende umane capì immediatamente che la narrativa si deve sempre districare tra il vero ed il verosimile. Lungo la stessa falsariga si mosse Manzoni che nel suo capolavoro I Promessi Sposi tracciò un quadro storico narrativo verosimile al reale. Vale a dire Manzoni si prefisse di tracciare un quadro della Lombardia del ‘600 prospettando che le vicende, i fatti storici, i personaggi evocati fossero emersi da un volume da lui rinvenuto ed essi non dovevano corrispondere al vero ma avere di esso una parvenza. Non era importante la figura del prepotente gradasso Don Rodrigo ma la figura del Nobile, signorotto locale che vessava gli indifesi contadini e quando si incapricciava di qualche giovane donzella non esitava a mandare alcuni sgherri (i bravi) ad impedrirne il matrimonio con un onesto e laborioso tessitore di Pescarenico, protoborghese nella Lombardia del ‘600.
di Vincenzo Pascale (da N.Y.)

Aristotele, uno che se ne intendeva di vicende umane capì immediatamente che la narrativa si deve sempre districare tra il vero e il verosimile. Lungo la stessa falsariga si mosse Manzoni (immagine a sinistra) che nel suo capolavoro I Promessi Sposi tracciò un quadro storico narrativo verosimile al reale. Vale a dire Manzoni si prefisse di tracciare un quadro della Lombardia del ‘600 prospettando che le vicende, i fatti storici, i personaggi evocati fossero emersi da un volume da lui rinvenuto e che non dovessero corrispondere al vero ma avere di quest’ultimo solo una parvenza. Non era importante la figura del prepotente gradasso Don Rodrigo ma quella del Nobile, del signorotto locale che vessava gli indifesi contadini e che quando si incapricciava di qualche giovane donzella non esitava a mandare alcuni sgherri (i bravi) ad impedrirne il matrimonio con un onesto e laborioso tessitore di Pescarenico, protoborghese nella Lombardia del ‘600. Ci pensò Sciascia, lettore di Manzoni, ad innalzare I Promessi Sposi nell’olimpo della prepotenza italiana del potere costituito, che spesso va a braccetto con il crimine organizzato per eccellenza (la mafia!!). Insomma Manzoni, da un libro già scritto, limandolo, rifacendone la dicitura, ci ha regalato un capolavoro di fiction (storia, invenzione). E, infatti, I Promessi Sposi è un romanzo storico costruito sulla fantasia e sulla inventatio.
La lezione di Manzoni, seppur criticata da Gramsci, è stata ben metabolizzata da tanti autori italiani, alcuni famosi altri meno: Sebastiano Vassalli, Vincenzo Consolo, Leonardo Sciascia, Roberto Pazzi si sono misurati con il romanzo storico, con un fatto avvenuto, narrandolo attraverso una differente prospettiva per mostrare la violenza del potere, la sua capacità di mentire, la connessione con la delinquenza. Insomma da un fatto che possiamo definire evento storico si è costruita una narrazione e tutti coloro che hanno adoperato questa strategia letteraria e di comunicazione si sono sentiti dichiarati scrittori, mai oracoli. Roberto Saviano (foto) nasce come studioso della criminalità organizzata, in particolare di quella campana in area casertana. Si è così accreditato come profondo conoscitore delle dinamiche malavitose, dei collegamenti (quando provati!) con la politica, della capacità di estendere i loro affari malavitosi in altre aree del Paese.
Saviano ha avuto il merito e l’intuizione di leggersi i voluminosi incartamenti del processo “Spartacus” e di trarne un volume (Gomorra) che ha rappresentato una novità mondiale del genere molto americano denominato “True Crime” e ha dato un forte sollievo alle entrate della casa editrice che lo ha pubblicato. Se vogliamo, ha operato una riscrittura di un manoscritto ritrovato (gli incartamenti del processo). Fiction. Narrativa. Mica si potevano stampare e vendere gli atti del processo… Se pure fosse stato possibile quante copie se ne sarebbero vendute? Meglio l’appealing della fiction… intrattiene, incuriosisce il lettore e ne stimola, manipolandola, l’immaginazione. La fiction si esalta con la televisione, i serial televisivi. I padroni della fiction sono i padroni del nostro immaginario (Belpoliti). E cosa affascina il nostro Paese più delle trame, della sotterranea violenza di oscure forze che si alleano con la mafia o la camorra o dell’industria della moda che assurge a global brand? Tutti lì a chiedersi: come avrà fatto? E la risposta arriva subito. Ha avuto l’aiuto della criminalità organizzata. Ora lasciando agli investigatori e alle polizie internazionali il compito di accertare e provare tali legami: il romanziere costruisce congetture, ipotesi… fictions. Trame, complotti, fascinosi scenari del crimine. Si prende un documento, meglio se con l’imprint di una agenzia statale, e se ne rifanno i margini. Il maestro di questo genere nella cinematografia è Oliver Stone, pensiamo al suo JFK, film sull’assassinio del Presidente Kennedy letto da Stone come un grande complotto tra mafia, sicari cubani pro Castro e servizi segreti americani deviati (come si dice in Italia!); pensiamo a Michael Moore che nei suoi documentari-cinegiornali mette insieme l’attacco alle torri gemelle con gli affari loschi delle multinazionali USA e le ricche famiglie regnanti saudite. Congetture mai provate!
Saviano è sulla stessa falsariga: un romanziere molto attento al rapporto criminalità organizzata (camorra), vita ordinaria, business. Certo la camorra esiste, ha una enorme capacità economica, assolda fior di avvocati, apre locali in ogni maggior città del mondo. Su questo punto siamo d’accordo con l’autore di Gomorra, siamo ancora nel campo della narrativa, non delle modalità operative: riciclaggi, coinvolgimenti di banche e multinazionali sono efficaci, verosimili ipotesi di un quadro pseudo-realistico. E poi oggi il lettore vuol conoscere la verità o la parvenza di verità?
La narrativa è fiction ed elabora straordinarie congetture…
[divide]
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3 thoughts on “Saviano, con lui la fiction “nasconde” la verità sul crimine

  1. Saviano e la sua fiction narrativa (verosimile) sono un mero prodotto del mercato editoriale. Fin qui niente di male. Rimane la perplessita’ sulla costruzione del mito Saviano sulla sua vita in pericolo. Persino Pisani, capo della squadra mobile di Napoli, mise in dubbio la validita’ della scorta a Saviano.L’America in fatto di mercato editoriale su questo genere chiamato True Crime e’ maestra…

  2. molti lettori cercano una fascinazione,in questo caso nel mondo del crimine.guardate le serie televisive,per esempio,sulla Banda della Magliana che da banda di cocainomani coatti,pericolosi e feroci è diventata un mito,con tanto di commercio di magliette ecc….è un circolo vizioso di domanda e di offerta tra scrittori (o definit tali) e un certo pubblico, e lo scenario della camorra e delle mafie in genere offre roba da brividi,realtà deturpate,apocalissi umane. certo che esistono le mafie e i legami ad alti livelli,quello che manca colpevolmente a questa narrativa sono le sfumature e una certa onestà intellettuale.non gli rimprovero l’invenzione di una storia ma lo sfruttamento e la creazione dei luoghi comuni e la negazione del dubbio.

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