Sbocca Italia o Blocca Sud?

Sbocca Italia o Blocca Sud?
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Ho sotto mano il decreto “Sblocca Italia” appena varato dal governo. Un colpo alla botte e uno al cerchio, molte concessioni al mondo imprenditoriale, una spruzzatina di ecologismo a buon mercato, qualche apprezzabile intento, tanto nordismo non dichiarato ma inequivocabile, un po’ di snellimento della burocrazia, molta voglia di creare una dinamica economica per rilanciare il paese e l’occupazione, ma con un campionario di bieco conservatorismo culturale.

Sì, il mio giudizio non è propriamente positivo.

Devo riconoscere che è assolutamente in sintonia con la linea renziana: sostegno a tutta la filiera imprenditoriale, ovvero, traduco, attenzione massima ai poteri forti e alle multinazionali in ossequio alle molteplici relazioni con quel mondo economico che Renzi ha e con le esigenze dei suoi alleati del centro-destra; tam-tam mediatico sulla necessità di sostenere la competitività e la crescita, con provvedimenti specifici per infrastrutture, edilizia, energia, con la riapertura di cantieri e la realizzazione di opere pubbliche.

Lodevole, come principio, in questo senso, l’idea di concludere opere pubbliche iniziate e non ancora terminate, provando anche ad evitare la crescita esponenziale dei costi per la loro realizzazione.

Ma vorrei esaminare in questa sede due questioni che mi stanno particolarmente a cuore.

La prima è relativa agli specifici interventi in opere pubbliche da finanziare. Ebbene, non ci vuol molto a capire che il Sud esce completamente mazzolato, perché sono pochissimi gli interventi immaginati per il Sud e le isole: ad eccezione del tratto ferroviario Bologna-Lecce in zona pugliese, del completamento del sistema idrico Basento-Bradano, della linea 1 della Metropolitana di Napoli, delle statali 131 e 291 della Sardegna, dei lavori a due svincoli sulla Salerno-Reggio Calabria, della Telesina nel Beneventano, dell’aeroporto di Salerno e pochissimo altro ancora (in totale 10 interventi ma di mediocre o scarsa entità), il resto, ovvero quasi una ventina di interventi di ben altra consistenza per il centro-nord. Non voglio riproporre il piagnone meridionalista, ma se i finanziamenti vanno altrove, altrove si creeranno posti di lavoro e l’emigrazione da Sud continuerà anche negli anni a venire.

La seconda questione riguarda il piano energetico. Qui mi sarei aspettato un cambio di rotta quasi totale da un governo che si dichiara (più o meno) di centro-sinistra, con uno slancio deciso verso le energie alternative come sta accadendo in tutte le nazioni emancipate e acculturate del pianeta. Invece, si va spediti verso la concessione di autorizzazioni allo svolgimento delle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi, ovvero, trivellare, trivellare, trivellare ovunque possibile, aumentando, come contentino, le royalties, ossia i benefici economici per le Regioni interessate alle perforazioni. Certo, tutto è limitato dalla valutazione di impatto ambientale (VIA) e da qualche altro vincolo posto, come ad esempio, il divieto di ricerca e estrazione di shale gas e shale oil se può pregiudicare la tenuta delle formazioni rocciose in cui essi prodotti liquidi o gassosi sono intrappolati, ma la volontà politica sottesa al meccanismo saprà bypassare qualsivoglia impedimento.

Mi duole dover constatare che il nuovo che avanza non è più avanti del vecchio rottamato…

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

redazioneIconfronti

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