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Scampia, case al mercato nero e compravendita alloggi Iacp

Scampia, case al mercato nero e compravendita alloggi Iacp

A proposito della denuncia dell’ex comandante dei Vigili di Napoli, generale Sementa, secondo la quale sarebbero pronti da mesi gli elenchi degli occupanti abusivi degli alloggi di Scampia che nessuno provvede a sfrattare (Corriere del Mezzogiorno di ieri, 3 settembre 2012), pubblichiamo un breve capitolo del libro “Gesù è più forte della camorra” (Rizzoli, 2011), scritto dall’ex parroco guanelliano di Scampia Aniello Manganiello con il giornalista Andrea Manzi. Da quello scritto emerge chiaramente che il problema degli abusivi dell’edilizia nonché la piaga delle case rivendute al mercato nero costituiscono fenomeni datati, presenti già negli anni ’90 raccontati da don Aniello nel libro. Si tratta di un problema che va letto in maniera approfondita per le molte implicazioni sociali ed economiche da cui origina.

di Aniello Manganiello con Andrea Manzi

Case al mercato nero

Quando arrivai a Scampia, e quindi anche nel rione Don Guanella, era fiorente il mercato della “compravendita” degli appartamenti dell’Istituto autonomo case popolari (Iacp). Funzionava così: gli alloggi venivano assegnati agli aventi diritto in base a graduatorie. Questi, anziché abitarvi, piazzavano – a cifre considerevoli, in pratica al prezzo di mercato di una casa – l’appartamento ad altri, che avrebbero continuato a pagare l’irrisorio canone. Per dare una parvenza di legalità, l’escamotage era questo: si trovava il modo, con complicità varie, di inserire l’acquirente nello stato di famiglia dell’assegnatario dell’alloggio, così da farlo figurare ufficialmente residente in quell’abitazione.
Nei primi mesi del 1998, sia il Comune di Napoli sia l’Iacp, per mettere fine a questo mercato illegale, diedero lo sfratto a quanti risultavano acquirenti delle case con il trucco. Le famiglie che avrebbero dovuto lasciare gli appartamenti erano alcune migliaia. Molte di esse abitavano nel territorio parrocchiale di mia competenza.
Gli occupanti abusivi spesso avevano in casa diversi figli e anziani ammalati non più autosufficienti. Per questo motivo i capifamiglia minacciarono di mettere il quartiere a ferro e fuoco se fosse stato posto in dubbio il loro diritto di proprietà.
Pensai bene, d’accordo con i consiglieri della circoscrizione, alcuni cittadini e qualche parroco, di costituire un comitato che interloquisse con l’amministrazione comunale e l’Iacp. Trovammo subito grande opposizione e assoluta indisponibilità all’ascolto da parte degli enti pubblici. Ebbi diversi incontri con l’assessore al Patrimonio Mario Di Costanzo. Tentavo di rappresentare le ragioni di chi protestava, perché vedevo gravi responsabilità pubbliche nella situazione che si era determinata. Non intendevo assolutamente difendere l’illegalità, ma chiedevo di ricercare le cause per bilanciare in maniera più equa torti e ragioni.

La truffa

– L’argomento che sottoposi all’Iacp, al Comune di Napoli, al prefetto e al questore era molto semplice. Tutti sapevano, io sostenni, che il fenomeno esisteva. E non solo veniva tollerato, ma anche “sanato” con decisioni inequivocabili.
Che cosa accadeva? Colui che acquistava la casa da chi la deteneva come avente diritto si autodenunciava proprio all’Iacp che, anziché ordinare lo sfratto, mandare i carabinieri immediatamente e informare l’autorità giudiziaria, spediva al soggetto in questione un bollettino di pagamento con una multa di cinquecentomila lire. In alcuni casi, si addebitavano all’acquirente “illegale” anche i canoni non pagati dall’avente diritto. Di fatto si riconosceva, a tutti gli effetti, l’acquisto avvenuto contro legge e in qualche modo lo si “sanava”.
Vi furono molti incontri, manifestazioni pubbliche e sit-in. Anch’io vi partecipai in piazza Municipio, sotto Palazzo San Giacomo e davanti alla prefettura in piazza del Plebiscito. In qualche caso fui a capo di quelle proteste. La complicità dell’Iacp aveva fatto lievitare al massimo il numero degli abusivi, e gli sfratti ordinati in tutta fretta costituivano una bomba sociale, che a Scampia, ma anche a Ponticelli e Barra, rischiava di esplodere aprendo altre ferite e provocando lacerazioni e disordini dagli esiti imprevedibili.
Lungi da me la difesa di situazioni giuridiche equivoche, ma quando si consolidano condizioni di fatto che, comunque, garantiscono un equilibrio precario a famiglie povere e disperate, si è obbligati a scegliere il male minore. Nessuna rivoluzione della legalità può passare come un carro armato sul sangue e sulla pelle della gente.

I blocchi stradali

– Proprio nell’ambito di queste proteste rischiai l’arresto, perché un giorno assecondai a tal punto i manifestanti da procedere con loro al blocco strdale di via Medina, più o meno all’altezza di piazza Municipio. Fui identificato, ma nessuno mi comunicò nulla nei giorni successivi. Qualche anno dopo seppi da un mio amico della Digos che contro di me era stato aperto anche un fascicolo, del quale, però, non ho mai avuto notizia.
La mia battaglia e quella del comitato andarono a buon fine. Il 31 dicembre 1998 fu varata una sanatoria con la quale si riconoscevano come acquisiti i diritti maturati dalle famiglie.
Forse non fu una vittoria della legalità dal punto di vista formale, ma vinse la ragionevolezza e l’equità che devono, secondo me, essere alla base di qualunque battaglia di rinnovamento e di modernizzazione.
Mi esposi molto. Ammetto infatti che la lotta che conducemmo contro gli sfratti si poteva prestare a diverse interpretazioni, anche le più malevole. L’assessore Di Costanzo, più volte, mi disse: “Padre, lei difende i camorristi? Quelle sono persone di malaffare”. Ma gli risposi sempre, con calma e con la voglia di verità che mi animava: “Lei come fa ad affermare una cosa del genere? Io conosco bene le famiglie per cui mi sto battendo e posso dirle che, nella stragrande maggioranza, non hanno nessun contatto o legame con la camorra”. Fu un’aspra contesa, perché è molto più difficile abbattere pregiudizi e luoghi comuni che portare a casa un risultato concreto.
In conclusione, vinsi due volte. Innanzitutto, perché riuscii a dare un contributo di vivibilità a tanti nuclei familiari e, in secondo luogo, perché impedii che a Scampia e in tutta la periferia Nord di Napoli scoppiassero moti popolari, che davvero erano nell’aria.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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