Lun. Giu 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Scampia, il Sistema e il vuoto. Testamento di un recluso

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Dopo l’articolo di Davide Cerullo sul blitz delle forze dell’ordine, il 31 luglio scorso a Scampia (molto rumore e grande spiegamento di uomini quasi per nulla), abbiamo ospitato interventi sul vero significato della lotta alla criminalità e sulla inutilità di operazioni da Stato permofermer, da set cinematografico alla Gomorra per intenderci. Oggi pubblichiamo la lettera di Ciro, che racconta di una tardiva ma intensa conversione di cuore di un congiunto detenuto: la sottoponiamo ai nostri lettori, invitandoli a pronunciarsi con commenti e interventi, perché la riteniamo un documento molto più forte e convincente di tanti inutili blitz “cinematografici”.

di Ciro

Dopo l’articolo di Davide Cerullo sul blitz delle forze dell’ordine, il 31 luglio scorso a Scampia (molto rumore e grande spiegamento di uomini quasi per nulla), abbiamo ospitato interventi sul vero significato della lotta alla criminalità e sulla inutilità di operazioni da Stato permofermer, da set cinematografico alla Gomorra per intenderci. Oggi pubblichiamo la lettera di Ciro, che racconta di una tardiva ma intensa conversione di cuore di un congiunto detenuto: la sottoponiamo ai nostri lettori, invitandoli a pronunciarsi con commenti e interventi, perché la riteniamo un documento molto più forte e convincente di tanti inutili blitz “cinematografici”.
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Caro Davide Cerullo,
tu sei stato sincero con me quando, qualche giorno fa, mi hai raccontato le tue tristi esperienze.
Adesso non posso nasconderti che anche nella nostra famiglia abbiamo avuto una “pecora nera”, come si usa dire.
Si tratta di un cugino di mai madre che ha condotto una vita da schifo e ha girato le carceri di mezza Italia.
Non so quanti processi ha dovuto subire per le sue imprese…
A un certo punto la moglie e i figli hanno deciso che non ce la facevano più e hanno voluto dare una svolta alla loro vita, invitandolo a fare altrettanto. Lui, però,tutte le volte che metteva i piedi fuori dalla prigione, ritornava
come sempre in mezzo alla combriccola di quelli che la pensavano come lui e peggio di lui, che è tutto dire. E allora, la famiglia, stanca di una vita di carceri e di paure, priva di valori, ha lasciato tutto, lui compreso.
E lui, che era appena uscito dal carcere, invece di andare a vivere nel Nord come lo invitavano a fare i suoi familiari, si dimostrò sempre più sordo e cieco e scelse ancora una volta la malavita che ormai era diventata il suo
mondo. Questa, per lui, contava più di una madre, più della famiglia, più di se stesso. Lo arrestarono di nuovo per qualcosa di molto più grave delle altre volte. Da allora, se ho fatto bene i calcoli, sono passati circa sette anni
ed è ancora dentro. Io non l’ho visto quasi mai.
Un giorno, però, arrivò in casa una lunga lettera indirizzata a mia madre. L’aveva scritta proprio il famoso cugino. Ricordo che mia mamma quel giorno era commossa e mi chiamò in disparte per farmela leggere. Più che una lettera, era il resoconto di una vita, il rimorso di un uomo che manifestava voglia di riscatto, voglia di vivere in una maniera più decente nonostante quello che
dovrà ancora scontare dietro le sbarre.
Se ti va, Davide, te la posso far leggere. Mia madre me l’ha data perché mi servisse come ammonimento, come esempio, e capissi, leggendola, cos`è che conta nella vita.
Il cugino di mia madre si chiama Giovanni e la lettera che ha scritto è una specie di testamento. Per questo l’ho intitolata Testamento di un recluso…
Ecco la lettera, che vorrei fosse pubblicata con queste mie parole.

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TESTAMENTO DI UN RECLUSO

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Sto parlando da solo come un matto.
Ma le cose che dico sono giuste.
Ho passato la maggior parte della mia vita, quella migliore, dietro le inferriate di una cella.
Ho speso il tempo più bello della mia libertà correndo dietro all’effimero, alle cose futili, alle sciocchezze.
Da stupido.
Ho dato la vita per una vera amicizia.
Ma quando sono rimasto solo, mi sono reso conto che quella amicizia non era mai esistita. Cioè, da parte mia sì, ma non certo da parte di chi l’aveva ricevuta da me con la massima sincerità e ha contraccambiato solo con l’indifferenza e l’ingratitudine. E ben mi sta.
Ho fatto del male per mostrare eterna fedeltà a un Sistema che bene non fa.

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Ho dato più bene e amore al Sistema che non alla mia famiglia, ed è una cosa che oggi rimpiango amaramente, oggi che mi ritrovo con un cuore sofferente per la sua mancanza, e ne muoio per non essere stato capace di metterla al primo posto. Ho creduto più nei soldi, nel rispetto, nel potere che non nell’amore che dovevo ai miei figli.
Gli ho dato soldi, giochi, gli ho fatto i regali più costosi, gli ho organizzato le feste più grandiose credendo di amarli, invece ho solo accresciuto in loro un immenso vuoto di cui oggi si ritrovano a pagare le crude conseguenze. Parlo da solo come un matto e mi domando: come diavolo ho fatto a non capire che stavo sbagliando? Come ho potuto credere in cose di cui oggi conservo solo amari ricordi?
Mi è rimasto unicamente un cuore vuoto d’amore e pieno di rimorsi che mi hanno tolto pure il sonno. Ho giurato eterna fedeltà a un Sistema che punisce spietatamente l’infedeltà con la morte più crudele, senza tener conto dell’età, non badando se sei maschio o femmina.Il Sistema non si fonda sui ragionamenti del cuore, ma solo e sempre su mentalità che permettono di realizzare un boom economico da capogiro, e che deve crescere sempre di più, a costo di uccidere, e di uccidere non solo il nemico ma, se è necessario, anche un amico o un parente: questo è il patto della morte che io ho sottoscritto giurando fedeltà. E così ho perso tutto quello che avevo di più caro al mondo.
Non ho mai tentato di fermarmi un istante per riflettere e capire che dietro a quel patto di sangue si nascondeva l’odio più disumano e feroce che un essere
umano possa esprimere a sangue freddo contro un proprio simile o fratello.
Parlo da solo come un matto e mi chiedo: come ho fatto a confondere la cultura della morte con quella della vita?
Si prova davvero una strana sensazione nel sentirsi solo al mondo dopo aver vissuto, ma che dico vissuto, dopo aver passato quasi una vita rinchiuso fra quattro fredde mura senza aver compreso veramente chi si è.
Ho speso male la mia vita. Non ho voluto dar retta a mia madre quando, ancora parecchio tempo prima che entrassi a far parte della categoria di coloro che sognano l’America, mi diceva: « Figlio, se entri in quel vicolo cieco,
un giorno andrai a sbattere contro un muro, e di te più nessuno si ricorderà. E io sola saprò quanto dolore mi avrà procurato quella tua vita sbagliata».
Dalle nostre parti, a Napoli, si dice che chi nu sta a sntì mamm e pat, va a furnì addo nun sap (chi non ascolta mamma e papà si troverà poi dove non vorrà). Ed è proprio vero. Avessi ascoltato mio padre e mia madre!!!
Mio padre morì che io avevo solo quattordici anni, mi ritrovai solo con mia madre e la strada mi fece da padre, ma era un padre sbagliato.
L’America io non l’ho mai vista. L’ho solo sognata. Adesso che mi sono svegliato è troppo tardi…
Il vuoto provocato dalla morte di mio padre cercai di colmarlo con l’ambizione di diventare un boss. Ero accerchiato da un vero impero economico, e quindi finii per convincermi che la cosa più importante era far soldi, soldi e ancora soldi, illudendomi così di diventare il padrone del mondo. Facendo quella scelta, però, non mi rendevo conto che un giorno mi sarei ritrovato a essere il più povero, il più miserabile di tutti. Oggi, dopo che a Dio, sento di dover chiedere perdono a mia madre, a mia moglie, ai miei figli, e anche a mio padre. Perdonatemi, miei cari, perdonatemi se non sono stato quello che dovevo, perdonatemi se non sono riuscito a essere per voi quello che avete tanto sognato che fossi.
Mamma amatissima, la colpa non è tua, non è di nessuno, è solo ed esclusivamente mia perché ho investito male i frutti delle mie capacità. E dire che papà aveva cercato di farmi comprendere come investire nella maniera
giusta e far sì che io riuscissi nella vita. Invece io, la mia vita, l’ho investita nella mala e oggi mi ritrovo senza guadagni d’amore.
Papà, perdonami se non sono diventato il figlio che tu volevi che fossi. Hai cercato in tutti i modi di farmi capire certe realtà importanti ma io, che avevo il cuore abbagliato da quella vita da niente, non comprendevo che cosa volessi dirmi. O, forse, il guaio è che sono rimasto solo, senza di te, proprio nel momento in cui più avevo bisogno della tua presenza. La morte, quando arriva, non chiede permesso e neppure scusa: viene, entra, prende e se ne va. La colpa non è di nessuno. Sono stato io a non sapermi opporre a quel Sistema maledetto che è intessuto di falsi ideali, di apparenze. Un Sistema che la vita te la può dare, ma te la può anche levare. Quel Sistema tiene nelle sue luride mani sia la vita sia la morte. La malavita ti toglie la vita non solo dandoti la morte. Te la toglie comunque anche quando diventi semplicemente parte di essa, entri nel suo ingranaggio. A poco a poco ti accorgi, se non sei uno stupido, che è tutto un bluff.
Purtroppo quando te ne accorgi è molto tardi, non si può tornare indietro. Così è successo a me che vivo dietro le sbarre di un vecchio penitenziario, privato degli affetti più cari. Nessuno si ricorda più di me. Fra tutti
quelli cui ho dato il mio tempo, nemmeno uno si ricorda più che esisto. A loro conviene così. Ti usano e poi ti buttano. È il prezzo che uno paga quando ha speso male i propri doni. Parlo da solo come un matto, ma la situazione in cui mi ritrovo mi permette anche di riflettere: vorrei avere la possibilità di tornare a credere in me stesso e non sprecare il poco tempo che mi resta. Che Dio abbia pietà di me e mi faccia la grazia, concedendomi anche un solo istante per potermi riconciliare con mia moglie e i miei figli. E faccia in modo che il loro cuore si apra al mio che mendica un po’ di amore, in modo che la mia notte si illumini un poco.
Questo vuol essere il mio testamento. Il testamento di uno che ha sbagliato tutto nella vita. Di uno che addirittura ha sbagliato vita. Di solito in un testamento uno dichiara: «Lascio questo… lascio quest’altra cosa… ». Io
non ho nulla da lasciare. Anche perché sono tornato dall’America immaginaria a tasche vuote. Ho solo dei rimorsi da lasciare. Sperando che servano a qualcuno perché non diventi un disgraziato come me.
Non ho niente da insegnare a nessuno. Io stesso non ho imparato quello che dovevo imparare quando era tempo. Comunque mi sento di dare qualche consiglio
che potrebbe servire a chi ha ancora la possibilità di fare qualche passo indietro: non credere nella malavita, credi nella buona vita. Accontentati di essere ricco di quel poco che ti basta.
Dico questo per chi in questo momento sta camminando pericolosamente sull’orlo del burrone, nella speranza che al più presto si tiri indietro e non abbia a precipitare dentro come è capitato a me”.

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