Dom. Set 15th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Scampia, la rabbia della gente dopo il blitz-spettacolo di fine luglio

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Verità, chiarezza e presenza costante dello Stato. È quanto si chiede a gran voce per le faccende della vita quotidiana, per i fatti di cronaca e, non ultimo, su quanto accade a Scampia. I cittadini chiedono di sapere ciò che accade realmente, al di là delle notizie di cronaca appiattite su comunicati ufficiali che fanno un gran parlare della presenza dello Stato. L'ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda Scampia e quanto accaduto lo scorso 31 luglio con “la retorica del blitz che emoziona sempre lo spettatore” - come ha scritto Davide Cerullo in un intenso intervento che I Confronti ha ospitato.
di Barbara Ruggiero

Verità, chiarezza e presenza costante dello Stato. È quanto si chiede a gran voce per le faccende della vita quotidiana, per i fatti di cronaca e, non ultimo, su quanto accade a Scampia.
I cittadini chiedono di sapere ciò che accade realmente, al di là delle notizie di cronaca appiattite su comunicati ufficiali che fanno un gran parlare della presenza dello Stato.
L’ultimo caso, in ordine di tempo, riguarda Scampia e quanto accaduto lo scorso 31 luglio con “la retorica del blitz che emoziona sempre lo spettatore” – come ha scritto Davide Cerullo in un intenso intervento che I Confronti ha ospitato.
Dai commenti che i lettori hanno lasciato all’articolo di Cerullo, ex pusher del clan Di Lauro che ha deciso di cambiare vita e di aiutare gli altri a salvarsi dalla morsa della malavita, emerge un sentimento di delusione per un’operazione da film che fa sensazionalismo senza per questo risolvere i reali problemi che tuttora affliggono gli abitanti di Scampia.
“Abbiamo tutti bisogno di verità! E credo che a questa necessità risponda Davide con il suo articolo: i grandi quotidiani sono sempre e comunque asserviti a qualche padrone… Ma noi abbiamo bisogno di sapere come vanno realmente le cose” – scrive Gabriele, che poi precisa: “Non mi permetto di giudicare l’operato delle Forze dell’ordine e neppure le motivazioni che sono alla base di questa operazione svolta con un dispiego imponente di forze, quasi si dovesse conquistare militarmente Scampia piuttosto che fare una retata di camorristi”.
Duro attacco anche al mondo dell’informazione, omologato ai resoconti ufficiali e poco vicino alle realtà territoriali. “Mi piacerebbe, ma non sarà possibile, interpellare questi pseudo giornalisti e chieder loro se hanno mai ascoltato e scritto le parole che io ho sentito e letto dei bambini di Scampia! In loro c’è l’amore, il sogno, la voglia di riscattarsi, di non vedere più armi e spaccio!” – commenta Mammola.
La rabbia di chi conosce a fondo il territorio di Scampia è tanta da spingere a parlare anche di “giornalisti assoldati” e di “arroganza” anche da parte dell’informazione, come sottolineato da Valerio Simone.
L’intervento di Davide Cerullo ha evidenziato anche lo scarso rispetto, avuto nel corso del blitz, per i bambini che si trovavano per strada durante l’operazione e che sono stati fotografati assieme alle Forze dell’Ordine, con le immagini che hanno fatto il giro grazie alla compiacenza dei mass media. “Mi ha colpito soprattutto la mancanza di rispetto nei confronti dei bambini e dei ragazzi – ha scritto Stefania – E poi le pose dei poliziotti non so se siano più ridicole o da fare arrabbiare. Lo Stato è una cosa seria… La camorra è un fatto serio e triste, cosa c’entrano queste pagliacciate?”
Ma dov’è la Polizia gli altri giorni?” – chiede retoricamente Rosarina che aggiunge: “Se la memoria non mi inganna furono proprio i poliziotti a dire a Davide che non si poteva organizzare una festa l’8 luglio per mancanza di mezzi per garantire sicurezza?”.
Non mancano le richieste di chiarezza anche sui costi dell’operazione. Delle spese certamente non irrisorie che chi di competenza avrebbe potuto devolvere al sociale, alla creazione di borse di studio o, comunque, per la formazione dei giovani in modo da allontanarli dalla strada e dalla malavita. “Mi piacerebbe sapere – scrive Angelo – quanto costa un’operazione del genere e pensare a cosa si poteva fare con quei soldi di veramente diverso per questi quartieri”.
Ci si interroga, inoltre, sulla funzionalità di interventi militari che lasciano il tempo che trovano, e che non risolvono del tutto i problemi. Gabriele commenta, indignato: “Uno Stato che si presenta sempre e comunque vestito da Rambo non riuscirà mai a riconquistare la sua gente”.
Tutti unanimi i lettori nel chiedere una sola cosa: maggiore presenza dello Stato sul territorio quotidianamente. “Lo Stato ha voluto mostrare ancora una volta tutta la sua assenza muovendosi come sul set di un film” – ha commentato un altro lettore.

 

5 thoughts on “Scampia, la rabbia della gente dopo il blitz-spettacolo di fine luglio

  1. Voglio testimoniare anche io quello che è successo in questi giorni a Scampia, dove vivo.
    Sono arrivati poliziotii e carabineri e hanno bloccato tutto, con questo blitz. Hanno fermato le persone più e più volte, spesso con arroganza anche verso chi, me compreso, non ha mai avuto a che fare con la giustizia. Io stesso non so quante volte mi hanno chiesto i documenti sempre trattato come una specie di sospetto, come se chi abita a Scampia debba essere per forza un affiliato alla camorra. Poi ho visto tanti giornalisti, soprattutto il primo giorno, e fotografi appresso agli agenti che si facevano fotografare, qualcuno pure in posa. Io non mi sono reso conto subito della grande presa per il culo cui stavamo tutti assistendo a casa nostra! Sono stati giorni di vera occupazione, in cui poliziotti e carabinieri hanno perquisito le cose inutili, scassato l’ascensore e lasciato così (e sta ancora così) tanto che una signora ha chiesto se lo avrebbero riparato, e l’agente scocciato ha risposto: “e che lo dobbiamo aggiustare noi?” e no? E chi l’ha rotto?! Hanno messo sotto assedio questo quartiere e i camorristi veri gli sfilavano sotto il naso, mentre loro manco gli indirizzi dove andare a prendere qualcuno sapevano!!hanno saputo solo umiliarci, trattandoci come delle merde e scommetto che a un boss vero, che magari se lo meriterebbe, lo trattano con i guanti, per paura. E invece la gente che non fa paura, quella onesta o meglio che cerca di sopravvivere onestamente, la trattano così! Perchè tante famiglie a Scampia non sanno di che campare e allora capita che se è pieno di carabinieri, chi ha un lavoro onesto, magari per arrivare a fine mese non ha l’assicurazione pagata della macchina e non esce,evita di andare a lavorare o ci va a piedi, con gli autobus che passano sempre in ritardo qui! E certo che a Scampia tanti campano del commercio della Camorra, non so quanta gente è senza lavoro qui o l’ha perso! E tutta questa gente spera che la polizia e i carabinieri vadano via presto, perchè devono campare. Non dico che si deve campare illegalmente, ma questo blitz che ha risolto?! Non hanno preso nessun boss, non hanno fatto niente, e poi sui giornali escono i titoloni “blitz a Scampia!” e non è vero niente, non è vero niente! La verità è che qui ci hanno dimenticato da anni, che lo Stato non c’è, non c’è nessuna tutela, nessun servizio che funziona! Non c’è lavoro, anzi l’unico lavoretto te lo dà la camorra e pagano pure bene, e lo Stato da sempre glielo lascia fare. In questi giorni pieni di agenti qualche bambino era contento perchè almeno non erano costretti a stare tutto il giorno a casa e potevano uscire, mentre di solito con la paura di qualche sparo i genitori li costringono a stare in casa, come i carcerati! Io non voglio essere preso per il culo, io voglio sapere la verità: hanno preso qualcuno di importante?Che io sappia no. So quello che vi ho detto, che è stata l’ennesima squalifica per questo quartiere e noi che lo abitiamo. So che quell’ascensore è stato un affronto cui non possiamo rispondere come vorremmo, perchè qui la gente è in ostaggio della camorra e ha paura delle forze dell’ordine, che così ci trattano. La Camorra ci vuole suoi soldati e le forze dell’ordine a parole ci vogliono onesti e nei fatti ci trattano come se fossimo tutti delinquenti. Io certe volte mi deprimo e penso che davvero l’unica soluzione è andarsene via da Napoli.

    1. So che confrontarsi significa sporcarsi le mani e metterci la faccia, sopratutto quando a pagarne le spese sono la brava gente di un quartiere come Scampia. Allo sfogo più legittimo di Antonio, sarebbe interessante sentire il parere del profeta Roberto Saviano, oppure la voce nuova di San Gennaro: il Cardinale Crescenzio Sepe, oppure la voce del rivoluzionario è liberatore, Luigi De Magistris, Resistenza anticamorra e libera. Osate dire con coraggio la vostra, aiutateci a ricredere nella vera Giustizia. Riccio Vincenzo

      1. Caro Davide, tu sei stato sincero con me quando, qualche
        giorno fa, mi hai raccontato le tue tristi esperienze.
        Adesso non posso nasconderti che anche nella nostra famiglia
        abbiamo avuto una “pecora nera”, come si usa dire.
        Si tratta di un cugino di mai madre che ha condotto
        una vita da schifo e ha girato le carceri di mezza Italia.
        Non so quanti processi ha dovuto subire per le sue imprese…
        A un certo punto la moglie e i figli hanno deciso
        che non ce la facevano più e hanno voluto dare una svolta
        alla loro vita, invitandolo a fare altrettanto. Lui, però,
        tutte le volte che metteva i piedi fuori dalla prigione, ritornava
        come sempre in mezzo alla combriccola di quelli
        che la pensavano come lui e peggio di lui, che è tutto
        dire. E allora, la famiglia, stanca di una vita di carceri e
        di paure, priva di valori, ha lasciato tutto, lui compreso.
        E lui, che era appena uscito dal carcere, invece di andare
        a vivere nel Nord come lo invitavano a fare i suoi familiari,
        si dimostrò sempre più sordo e cieco e scelse ancora
        una volta la malavita che ormai era diventata il suo
        mondo. Questa, per lui, contava più di una madre, più
        della famiglia, più di se stesso. Lo arrestarono di nuovo
        per qualcosa di molto più grave delle altre volte. Da allora,
        se ho fatto bene i calcoli, sono passati circa sette anni
        ed è ancora dentro. Io non l’ho visto quasi mai.

        Un giorno, però, arrivò in casa una lunga lettera indirizzata
        a mia madre. L’aveva scritta proprio il famoso
        cugino. Ricordo che mia mamma quel giorno era commossa
        e mi chiamò in disparte per farmela leggere. Più
        che una lettera, era il resoconto di una vita, il rimorso di
        un uomo che manifestava voglia di riscatto, voglia di vivere
        in una maniera più decente nonostante quello che
        dovrà ancora scontare dietro le sbarre.
        Se ti va, Davide, te la posso far leggere. Mia madre me
        l’ha data perché mi servisse come ammonimento, come
        esempio, e capissi, leggendola, cos`è che conta nella vita.
        Il cugino di mia madre si chiama Giovanni e la lettera
        che ha scritto è una specie di testamento. Per questo l’ho
        intitolata Testamento di un recluso… »

        TESTAMENTO DI UN RECLUSO

        Sto parlando da solo come un matto. Ma le cose che
        dico sono giuste. Ho passato la maggior parte della mia
        vita, quella migliore, dietro le inferriate di una cella.
        Ho speso il tempo più bello della mia libertà correndo
        dietro all’effimero, alle cose futili, alle sciocchezze.
        Da stupido.
        Ho dato la vita per una vera amicizia. Ma quando sono
        rimasto solo, mi sono reso conto che quella amicizia
        non era mai esistita. Cioè, da parte mia sì, ma non certo
        da parte di chi l’aveva ricevuta da me con la massima
        sincerità e ha contraccambiato solo con l’indifferenza e
        l’ingratitudine. E ben mi sta.
        Ho fatto del male per mostrare eterna fedeltà a un
        Sistema che bene non fa35.

        Ho dato più bene e amore al Sistema che non alla mia
        famiglia, ed è una cosa che oggi rimpiango amaramente,
        oggi che mi ritrovo con un cuore sofferente per la sua
        mancanza, e ne muoio per non essere stato capace di
        metterla al primo posto.
        Ho creduto più nei soldi, nel rispetto, nel potere che
        non nell’amore che dovevo ai miei figli.
        Gli ho dato soldi, giochi, gli ho fatto i regali più costosi,
        gli ho organizzato le feste più grandiose credendo
        di amarli, invece ho solo accresciuto in loro un immenso
        vuoto di cui oggi si ritrovano a pagare le crude conseguenze.
        Parlo da solo come un matto e mi domando: come diavolo
        ho fatto a non capire che stavo sbagliando? Come ho
        potuto credere in cose di cui oggi conservo solo amari ricordi?
        Mi è rimasto unicamente un cuore vuoto d’amore
        e pieno di rimorsi che mi hanno tolto pure il sonno.
        Ho giurato eterna fedeltà a un Sistema che punisce
        spietatamente l’infedeltà con la morte più crudele, senza
        tener conto dell’età, non badando se sei maschio o
        femmina. Il Sistema non si fonda sui ragionamenti del
        cuore, ma solo e sempre su mentalità che permettono di
        realizzare un boom economico da capogiro, e che deve

        crescere sempre di più, a costo di uccidere, e di uccidere
        non solo il nemico ma, se è necessario, anche un amico
        o un parente: questo è il patto della morte che io ho
        sottoscritto giurando fedeltà. E così ho perso tutto quello
        che avevo di più caro al mondo.
        Non ho mai tentato di fermarmi un istante per riflettere
        e capire che dietro a quel patto di sangue si nascondeva
        l’odio più disumano e feroce che un essere
        umano possa esprimere a sangue freddo contro un proprio
        simile o fratello.
        Parlo da solo come un matto e mi chiedo: come ho
        fatto a confondere la cultura della morte con quella della
        vita?
        Si prova davvero una strana sensazione nel sentirsi
        solo al mondo dopo aver vissuto, ma che dico vissuto,
        dopo aver passato quasi una vita rinchiuso fra quattro
        fredde mura senza aver compreso veramente chi si è.
        Ho speso male la mia vita. Non ho voluto dar retta a
        mia madre quando, ancora parecchio tempo prima che
        entrassi a far parte della categoria di coloro che sognano
        l’America, mi diceva: « Figlio, se entri in quel vicolo cieco,
        un giorno andrai a sbattere contro un muro, e di te
        più nessuno si ricorderà. E io sola saprò quanto dolore
        mi avrà procurato quella tua vita sbagliata ».
        Dalle nostre parti, a Napoli, si dice che chi nu sta a
        sntì mamm e pat, va a furnì addo nun sap (chi non ascolta
        mamma e papà si troverà poi dove non vorrà). Ed è
        proprio vero. Avessi ascoltato mio padre e mia madre!!!
        Mio padre morì che io avevo solo quattordici anni, mi
        ritrovai solo con mia madre e la strada mi fece da padre,
        ma era un padre sbagliato.

        L’America io non l’ho mai vista. L’ho solo sognata.
        Adesso che mi sono svegliato è troppo tardi…
        Il vuoto provocato dalla morte di mio padre cercai
        di colmarlo con l’ambizione di diventare un boss. Ero
        accerchiato da un vero impero economico, e quindi finii
        per convincermi che la cosa più importante era far
        soldi, soldi e ancora soldi, illudendomi così di diventare
        il padrone del mondo. Facendo quella scelta, però,
        non mi rendevo conto che un giorno mi sarei ritrovato
        a essere il più povero, il più miserabile di tutti.
        Oggi, dopo che a Dio, sento di dover chiedere perdono
        a mia madre, a mia moglie, ai miei figli, e anche a
        mio padre. Perdonatemi, miei cari, perdonatemi se non
        sono stato quello che dovevo, perdonatemi se non sono
        riuscito a essere per voi quello che avete tanto sognato
        che fossi.
        Mamma amatissima, la colpa non è tua, non è di nessuno,
        è solo ed esclusivamente mia perché ho investito
        male i frutti delle mie capacità. E dire che papà aveva
        cercato di farmi comprendere come investire nella maniera
        giusta e far sì che io riuscissi nella vita. Invece io,
        la mia vita, l’ho investita nella mala e oggi mi ritrovo
        senza guadagni d’amore.
        Papà, perdonami se non sono diventato il figlio che
        tu volevi che fossi. Hai cercato in tutti i modi di farmi
        capire certe realtà importanti ma io, che avevo il cuore
        abbagliato da quella vita da niente, non comprendevo
        che cosa volessi dirmi. O, forse, il guaio è che sono rimasto
        solo, senza di te, proprio nel momento in cui più
        avevo bisogno della tua presenza. La morte, quando arriva,
        non chiede permesso e neppure scusa: viene, entra,
        prende e se ne va.

        La colpa non è di nessuno. Sono stato io a non sapermi
        opporre a quel Sistema maledetto che è intessuto
        di falsi ideali, di apparenze. Un Sistema che la vita te
        la può dare, ma te la può anche levare. Quel Sistema
        tiene nelle sue luride mani sia la vita sia la morte. La
        malavita ti toglie la vita non solo dandoti la morte. Te la
        toglie comunque anche quando diventi semplicemente
        parte di essa, entri nel suo ingranaggio. A poco a poco
        ti accorgi, se non sei uno stupido, che è tutto un bluff.
        Purtroppo quando te ne accorgi è molto tardi, non si
        può tornare indietro. Così è successo a me che vivo dietro
        le sbarre di un vecchio penitenziario, privato degli
        affetti più cari. Nessuno si ricorda più di me. Fra tutti
        quelli cui ho dato il mio tempo, nemmeno uno si ricorda
        più che esisto. A loro conviene così. Ti usano e poi ti
        buttano. È il prezzo che uno paga quando ha speso male
        i propri doni.
        Parlo da solo come un matto, ma la situazione in cui
        mi ritrovo mi permette anche di riflettere: vorrei avere la
        possibilità di tornare a credere in me stesso e non sprecare
        il poco tempo che mi resta. Che Dio abbia pietà di
        me e mi faccia la grazia, concedendomi anche un solo
        istante per potermi riconciliare con mia moglie e i miei
        figli. E faccia in modo che il loro cuore si apra al mio che
        mendica un po’ di amore, in modo che la mia notte si illumini
        un poco.
        Questo vuol essere il mio testamento. Il testamento di
        uno che ha sbagliato tutto nella vita. Di uno che addirittura
        ha sbagliato vita. Di solito in un testamento uno dichiara:
        «Lascio questo… lascio quest’altra cosa… ». Io
        non ho nulla da lasciare. Anche perché sono tornato dal-

        l’America immaginaria a tasche vuote. Ho solo dei rimorsi
        da lasciare. Sperando che servano a qualcuno perché
        non diventi un disgraziato come me.
        Non ho niente da insegnare a nessuno. Io stesso non
        ho imparato quello che dovevo imparare quando era
        tempo. Comunque mi sento di dare qualche consiglio
        che potrebbe servire a chi ha ancora la possibilità di fare
        qualche passo indietro: non credere nella malavita,
        credi nella buona vita. Accontentati di essere ricco di quel
        poco che ti basta.
        Dico questo per chi in questo momento sta camminando
        pericolosamente sull’orlo del burrone, nella speranza
        che al più presto si tiri indietro e non abbia a precipitare
        dentro come è capitato a me. Ciro

        1. DAVIDE CERULLO. Le persone che nella vita sono rimaste indietro devono occupare un posto privilegiato nella nostra vita, e in questa presa di coscienza non c’è nulla di angelico, ma semplicemente la propria quota di responsabilità e la voglia di condividere un cammino.

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