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Scampia non è Gomorra, chi lo afferma fa la fortuna dei clan

Scampia non è Gomorra, chi lo afferma fa la fortuna dei clan
di Davide Cerullo

Davide CerulloDavide Cerullo (foto) circa vent’anni fa era un “rispettato” pusher delle Vele di Scampia, sul quale, nonostante la giovanissima età, aveva già messo gli occhi “Ciruzzo ‘o milionario”, il boss Paolo Di Lauro.
Un giorno, rientrando nella sua cella del carcere di Poggioreale, Davide trovò una piccola edizione del Vangelo con gli Atti degli apostoli. Cominciò da lì a porsi le prime domande.
Davide ha ricostruito in prima persona il suo percorso e la sia crescita nel libro “Ali bruciate” (Edizioni Paoline), pubblicato nel 2009 e scritto con il teologo padre Alessandro Pronzato.
Davide ora lavora e vive con la sua famiglia lontano da Scampia. Si occupa molto degli altri, della loro crescita ed è appassionato di fotografia.
Di lui lo scrittore Erri De Luca scrive: “Davide è un tizzone scampato a un incendio. Succede a legni che si battono contro il fuoco. Cresciuto nel quartiere della droga, dal fondo di prigione ha trovato il suo nome scritto nella Bibbia: Davide! Ha staccato di nascosto le pagine, le ha lette e da lì è cominciata una persona nuova. La sua storia canta come la prima rondine, profuma come il pane. Ultima coincidenza col Davide di Bibbia: anche lui da bambino è stato pastore di pecore del padre”.
In questo articolo scritto per “IConfronti”, Davide rileva le profonde contraddizioni del movimento anticamorra determinate da luoghi comuni, false analisi e tanta spettacolarizzazione che stanno facendo la fortuna dei clan.

Se un giorno Scampia non ci fosse più, o meglio non ci fosse più quella Scampia delle Vele, della camorra, dei senza speranza, il luogo maledetto del degrado sociale, e magari prevalesse la Scampia onesta e dignitosa che pure silenziosamente esiste, molti non saprebbero né più scrivere né più parlare di una Scampia diversa.
Molti giornalisti, scrittori e opinionisti magari meridionalisti, si ritroverebbero di fronte alla scelta dolorosa di dover cambiare posto, eleggendo qualche altro quartiere a simbolo del Male.
Troppe volte in questi anni, soprattutto da Gomorra in poi, ci si è avvicinati a Scampia sperando di replicare con successo la denuncia-racconto di Saviano: non per cercare davvero di capire questo complicato e difficile territorio, ma per sfruttare questo nuovo immaginario collettivo su Scampia come unica sede della Camorra. 

La sensazione è che a Scampia si faccia turismo dell’orrore su di noi, figli di una terra dei molti tradimenti, spesso traditi da parte di chi si lava la bocca con la parola legalità. Gente che fa il censimento delle buone intenzioni, prediche generose, lunghe assemblee nelle scuole. Mentre fuori c’è chi aspetta per un reinserimento. Chissà, magari un giorno la camorra farà affari anche su questo, abile com’è a trarre profitto dalla necessità dettata dalla miseria, dalla cattiva coscienza e dalla miseria intellettuale e d’animo di alcuni personaggi.
Il trauma, il degrado, i diritti carenti sono voci che giungono all’orecchio di noi tutti, costringendoci all’ascolto. A dare risposte, e non a costruirsi la strada per un proprio torna conto.
Premetto che non nego un certo valore d’impatto del libro Gomorra.
Portare alla luce i mali che attanagliano questo territorio e farlo in modo diretto, come ha fatto lo scrittore, ha la valenza positiva della presa di coscienza e quindi incide in termini di responsabilità sociale. Almeno ora, col successo del libro e i numerosi (forse troppi?) interventi di Saviano stesso con ogni mezzo di comunicazione, nessuno può fingere di non sapere.
Non sapere cosa? Che a Scampia c’è la camorra. Può darsi che qualcuno, magari tra le nuove generazioni parcheggiate in qualche Grande Fratello, non lo sappia. Ma moltissimi altri sì, direi quasi tutti.
Sicuramente le forze dell’ordine, che hanno tutto l’albero genealogico delle varie famiglie che controllano i vari quartieri con aggiornamenti su nascite, matrimoni, funerali e morti ammazzati.
Sicuramente alcuni magistrati, che magari qualche volta avrebbero preferito fare un altro mestiere, abbandonati come sono nelle torri del Centro Direzionale, all’apparenza degno di New York e poi senza fotocopiatrici e carta.
Sicuramente i napoletani, tutti.
Sicuramente tutti quelli che fanno affari con la camorra, da Nord a Sud di questo sgangherato Paese. E sono tanti.
Sicuramente i vari Governi dello Stato nelle sue ramificazioni istituzionali e i servizi sul territorio. Lo Stato sa queste cose da tempo e da tempo si concede alle rozze lusinghe di questi criminali, accettando accordi che umiliano tutti i cittadini onesti e che avrebbero diritto a uno Stato diverso.
Sicuramente lo sanno i bambini di Scampia, e forse sono gli unici che avrebbero il diritto di non sapere così presto.
I bambini di Scampia sono tanti eppure di loro pochi parlano. In fondo l’idea comune che troppi scrittori, registi e giornalisti direttamente o indirettamente sostengono è che di bambini a Scampia non ce ne sono. Ci sono i piccoli adulti, già mezzo “camorristizzati”, già con la voce roca, già un poco delinquenti e l’altro poco arroganti. Pure i bambini se nascono a Scampia, vuoi per reali difficoltà che nessuno nega, vuoi per non creare disagi emotivi agli spettatori-lettori, hanno un personaggio da incarnare: il piccolo delinquente, spacciatore già abbastanza irrecuperabile. Cosa questa pericolosissima nella realtà. Perché i bambini e i ragazzi hanno bisogno di identità in cui sperimentarsi per incontrare la loro e costruirla in modo unico e singolare. Oltre l’amara realtà che li circonda, anche la parte “sana” e “intellettuale” del Paese diventa uno specchio che rimanda loro la stessa immagine, la stessa lettura e interpretazione per il futuro.
Cosa ha generato il post-Gomorra?
Ha etichettato un luogo e tutti i suoi abitanti. Ha ammassato tra le Vele e le altre case del quartiere, insieme alla verità innegabile della presenza camorristica, tutti i cattivi pensieri di una società colpevole. Scampia a Porta a Porta, Scampia in un dilagare di libri, racconti, inchieste che risultano parziali. Tranci di Scampia venduti ad un prezzo ragionevole per un pubblico che tutto sommato vuole essere rassicurato da una verità impacchettata come al supermercato. Immaginare che Scampia sia senza speranza equivale a dire che il male è al suo interno, che per chi nasce a Scampia non c’è alternativa, che a Scampia non ci possa essere una famiglia onesta, ragazzi per bene che non spacciano, ragazze che studiano, padri che proteggono, madri che amano come e forse meglio di altre. A Scampia non ci possono essere possibilità. Perché se si ammettesse il contrario allora la faccenda diventerebbe più complicata, e la gente si sentirebbe meno rassicurata che tutto il Male del mondo ha un indirizzo preciso alla periferia di Napoli.
Rimani come sei, anzi come ti chiediamo di essere. Rassicuraci, Scampia! Non cambiare, nonostante tutti i tuoi sforzi. Certo, perché questo quartiere non è solo Camorra e abbandono autorizzato dello Stato. È anche resistenza civile quotidiana di tanti suoi abitanti, sforzo di tanti operatori e volontari, delle associazioni di ogni tipo che insistono a curare le radici forti, dignitosamente popolari che hanno fatto anche la storia di questo territorio. Quante associazioni attive vivono e fanno vivere la speranza a Scampia! Da Mammut al Gridas alla Comunità di Sant’Egidio fino alla casa editrice indipendente Marotta e Cafiero, gestita totalmente da giovani di Scampia. Ma ce ne sono anche altre che propongono attività soprattutto ai ragazzi e ai bambini, le prime vittime della Camorra che uccide loro i sogni, il futuro, che vieta di fatto l’accesso, complice lo Stato connivente, alla libertà di scelta di cosa davvero volerne fare della propria vita. E la vera libertà di scelta è nella conoscenza, nella comprensione e nella presenza di possibilità. È la miseria economica, la mancanza di informazione e prospettive, l’ignoranza che rende queste vite facili prede della malavita. Tutta questa infanzia e adolescenza sacrificata sull’altare del potere di pochi che si arricchiscono e mantengono il governo del territorio, che sono camorristi e uomini di stato, sia ben chiaro. Quest’ultimi forse anche più colpevoli in quanto tradiscono la delega che il popolo dà loro per governare secondo legge.
Una serie di figure che mantengono e vogliono che le cose restino così e che non deve essere vista, sentita e quindi sostenuta la parte sana e combattiva di Scampia. Far rimanere tutto com’è, come un’istantanea del film Gomorra, scegliete voi quale.
Quale fotogramma ha turbato di più il vostro cuore di spettatori statici? Su quale scena cruenta avete puntato di più le vostre aspettative?
Però ricordatevi che per girare quel film, appare quasi impossibile che Garrone non abbia interloquito con il clan locale. A scampia si contratta tutto, anche l’accesso, il biglietto d’ingresso del Museo Camorristico. Già stanno iniziando a fare affari col tour del “brivido”, evidentemente.
Voi tutti che pensate che Scampia sia solo Gomorra e paesaggi simili, scansatevi per favore.
Abbiamo deciso di fare largo alla Scampia che merita rispetto e sostegno, quella della brava gente che è anche più numerosa dei criminali, ma che pochi ascoltano, pochi vedono e soprattutto pochi, potendolo fare, sostengono nella battaglia quotidiana contro il degrado e la malavita.
Abbiamo deciso di conoscere e far conoscere la complessità, la difficoltà ma anche la bellezza che si annida in queste vie piene di vita dolente e fiera, passionale e stanca. Per un senso di giustizia e una speranza di prospettiva diversa che non venga da fuori, ma che possa nascere all’interno di Scampia stessa. Perché nascere a Scampia non sia sempre vergogna, ma luogo di appartenenza e di radici dignitose, sane, popolari e resistenti. Crediamo che una buona stima di sé sia la base di partenza per costruirsi un futuro dignitoso. E il luogo di nascita deve contenere le possibilità, le circostanze di crescita effettiva, reale.
Ci dispiace per il pubblico pagante, ma non avranno risposte semplici e rassicuranti per loro. La verità è una questione complessa e per incontrare la bellezza dovete avere il cuore sgombero e pronto allo stupore. Vestire continuamente solo di nero Scampia è una bestemmia, ci servono opportunità, punti di riferimenti, per il quartiere dove i bambini, gli adolescenti trovino quando può loro servire. Occorre una pedagogia attiva del recupero degli spazzi pubblici per il rimedio allo spreco, di una vita inutile.
Prossimamente, vi racconterò quante cose stiamo facendo per i bambini di Scampia.

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Commenti (14)

  • Ciro Improta

    Vi prego di fare sempre, dico sempre, il possibile, per
    aiutare i bambini di tutte le Scampie del mondo a essere felici.
    Prego ai gruppi di non tenere solo per loro stessi quello che fate,
    altrimenti c’è il rischio di fare bene nel proprio piccolo ma
    senza animare, ad essere cittadini sovrani. Lavorate sottotraccia e uniti
    senza il bisogno di pubblicità. E ricordatevi:
    ”Ciascuno cresce solo se sognato’
    Ciro Improta – Napoli

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  • Gabriele

    Scampia! Ci ho sbattuto contro per caso..in occasione del film “Gomorra” e la sensazione è stata quella classica di tanti: “Mamma mia, che orrore!” radicando in me l’idea che quello fosse l’inferno in terra, senza scampo e senza esclusioni…..Poi, tramite mio figlio che ha iniziato a frequentarla (e non è stato semplice dargli l’ok per andarci la prima volta!) ho iniziato a capire che c’era qualcosa di diverso in quel luogo…..che come sempre e come tanti avevo dato retta ad una sola campana, avevo ascoltato e guardato la realtà in modo superficiale, deviato nella mia analisi da chi fa del giornalismo puramente scandalistico e più morti ammazzati e droga mette nei suoi articoli e più vende e ancor di più si ammanta dell’aurea di cavaliere senza macchia nè paura solo per aver fatto quattro passi in vicinanza delle Vele…oppure magari ne scrive senza mai averci messo piede. E invece…proprio lì, nelle Vele ho scoperto che ci son tante persone perbene, tanta gente che non piega la propria dignità alle necessità disperate di dover sostenere la sua famiglia, si arrangia faticosamente ogni giorno per vivere onestamente offrendo all’ospite di passaggio la sua incredibile ospitalità “favorite!”; le porte son aperte per chiunque e quel poco che c’è si divide. E’ la stessa filosofia di vita dell’UBUNTU: espressione in lingua Bantu che indica la benevolenza verso il prossimo. E’ una regola di vita basata sul rispetto dell’altro, sull’accoglienza, sul desiderio di pace. E’ SCAMPIA la stessa di cui parla la cronaca nera dove l’onestà e il coraggio che serve per mantenerla non fanno notizia, non fanno vendere i quotidiani, non servono per sventolare la bandiera della legalità, e rimpirsi la bocca di belle parole……a questa SCAMPIA, quella dei disperatamente onesti io mi inchino.

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  • Mammola

    Non conosco Scampia, non ho vissuto quella realtà, ma umanamente conosco alcune persone che la abitano, che la vivono nel bene e nel male! Sicuramente sono giunta ad alcune riflessioni: Scampia non è solo Gomorra! Le persone che ho conosciuto mi hanno “legato” a loro, oneste, discrete, ricche nei confronti di chi possiede meno, aperte in ogni momento ad aiutare senza chiedere nulla in cambio! Certamente la realta’ di Napoli e tutta la sua periferia non è facile da vivere, ma è proprio su tutto ciò che la criminalità organizzata fa leva! Siamo noi tutti che viviamo città molto “addormentate”, che dobbiamo risvegliare le menti e con un forte impegno civile dare voce alle persone grandi di Scampia, perchè tutti siamo colpevoli di questo stato di cose!

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  • fabio

    Una signora a messa ha pregato san Saviano, ha chiesto una grazia al “fondatore della lotta al crimine organizzato”, chiedendogli se può anticipare le pratiche di quella richiesta, almeno solo la metà dei 50 mila euro che riceve tutte le volte che va da Fazio per le associazioni che rischiano la chiusura nei quartieri a rischio di Napoli…….

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  • Rosarina

    Quando lo Stato è assente la camorra lo sostituisce, imponendo il suo codice violento e illegale, ma anche proponendo quelle soluzioni per la sopravvivenza che lo Stato non garantisce più e che col tempo non vengono neanche più considerati diritti, ma privilegi o doni: il lavoro, la possibilità di poter pagare le bollette a fine mese, una casa. il lavoro non è diritto sacrosanto (art.1 della Costituzione Italiana) ma merce di scambio, affiliazione, compravendita di silenzi e omertà. Se c’è Camorra è perchè non c’è lo Stato, e se non c’è lo Stato è anche perchè si votano persone indegne di rappresentarci, in cambio di un “favore”, di un lavoro, di una possibilità. Da qualche parte questa catena va spezzata per ristabilire giustizia e diritto.

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  • miriam

    Su Napoli, il suo degrado, la malavita, i traffici loschi della camorra, specialmente sulla scia dello splendido e terribile volume di Roberto Saviano, si è abbattuto un diluvio cartaceo. Non sempre la qualità letteraria e giornalistica risulta eccelsa, anzi spesso appare decisamente modesta, e il materiale esibito è di seconda o terza mano, e le notizie riferite sono, con tutta evidenza, solo orecchiate e non certo controllate col rigore dell’autore di Gomorra. Ma che importa? Tutto fa brodo o, meglio, brodaglia.
    C’è una verità che non si può negare:
    GLI IRRECUPERABILI NON ESISTONO.

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  • cristiano vannucchi

    Da quando ho letto il libro “Ali bruciate” ed ho avuto la possibilità di incontrare Davide, con cui, peraltro, è nata un’amicizia fraterna, si è molto accorciata la distanza, talora pregiudiziale, con la realtà di Scampia. Si è talmente colmata quella che ora ritengo una lacuna da far sì che la fondazione dove mi pregio di lavorare, il cui precipuo campo di attività è la cooperazione internazionale allo sviluppo, si è coinvolta, in collaborazione con Davide, in un progetto a favore dei bambini della Vela celeste di Scampia, inestimabile tesoro di umanità a cui vogliamo contribuire a dischiudere orizzonti di giustizia e legalità che rendono la vita un’avventura unica e straordinaria.
    Cristiano Vannucchi
    segretario generale
    Fondazione Un Raggio di Luce Onlus
    Via A. Franchetti 11 – Pistoia
    http://www.unraggiodiluce.org

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  • Davide

    “Io voglio bene a Scampia
    pecchè ‘o paese mio
    è cchiù bello ‘e na femmena.”
    Scampia non è solo Gomorra, oramai l’ho capito da più di un anno, e ho capito che sono tante le persone che vendono troppo bene questo nome sui giornali, sui media.
    Dalla prima volta che ci sono stato ho sentito qualcosa di strano dentro me, qualcosa di estremamente bello, libero, rivoluzionario. Vedevo occhi stanchi, persone stremate dalla fatica di tutti i giorni, vedevo bambini giocare in un campo di calcio fatto di terra e “monnezza”. Eppure, i loro occhi brillavano, avevano un sorriso in grado di distruggere il malaffare. Pian piano mi sono addentrato in quella realtà, che per me fino ad allora era completamente sconosciuta, ho parlato con donne e uomini che, quotidianamante, si rompono la schiena lavorando onestamente, rifiutando il “soldo facile”. Quando arrivi a Scampia e entri nella casa di Carla a piano terra in una delle vele, l’odore che ti accoglie e quello del caffè, del detersivo, del profumo di pulito anche se all’angolo della strada trovi i sacchetti di spazzatura.
    Gente che prova grandissimo disprezzo per quell’ingiustizia cementata che sono le Vele. Persone che sono costrette a sottostare ai continui soprusi, alle continue vessazioni, derivanti da Loro, gli “uomini”, forse meglio dire mezzi uomini della camorra. Io ho trovato la bellezza e, forse, proprio questa sarà in grado di salvare Scampia e liberarla per sempre. Noi non dobbiamo fare altro che aiutare quelle persone, aiutare la loro voglia di libertà, essere al loro fianco, combattere con loro per far emergere quella che è la vera Scampia. Io mi sono innamorato di Scampia, è stato proprio un colpo di fulmine nei confronti di quelle persone, di quei bambini, di quel posto. Probabilmente ci verrò ad abitare, e studierò Giurisprudenza all’ Università “Federico II”. Certi miei coetanei, dicono che sono pazzo, “TE VUOI FARTI AMMAZZARE”. E allora fate come volete, sono pazzo. Si sono profondamente pazzo, mi dispiace, eppure ho trovato la vera bellezza.

    Davide Giuliani, 17 anni, Pesaro

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  • Davide

    “Io voglio bene a Scampia
    pecchè ‘o paese mio
    è cchiù bello ‘e na femmena.”
    Scampia non è solo Gomorra, oramai l’ho capito da più di un anno, e ho capito che sono tante le persone che vendono troppo bene questo nome sui giornali, sui media.
    Dalla prima volta che ci sono stato ho sentito qualcosa di strano dentro me, qualcosa di estremamente bello, libero, rivoluzionario. Vedevo occhi stanchi, persone stremate dalla fatica di tutti i giorni, vedevo bambini giocare in un campo di calcio fatto di terra e “monnezza”. Eppure, i loro occhi brillavano, avevano un sorriso in grado di distruggere il malaffare. Pian piano mi sono addentrato in quella realtà, che per me fino ad allora era completamente sconosciuta, ho parlato con donne e uomini che, quotidianamante, si rompono la schiena lavorando onestamente, rifiutando il “soldo facile”. Quando arrivi a Scampia e entri nella casa di Carla a piano terra in una delle vele, l’odore che ti accoglie e quello del caffè, del detersivo, del profumo di pulito anche se all’angolo della strada trovi i sacchetti di spazzatura.
    Gente che prova grandissimo disprezzo per quell’ingiustizia cementata che sono le Vele. Persone che sono costrette a sottostare ai continui soprusi, alle continue vessazioni, derivanti da Loro, gli “uomini”, forse meglio dire mezzi uomini della camorra. Io ho trovato la bellezza e, forse, proprio questa sarà in grado di salvare Scampia e liberarla per sempre. Noi non dobbiamo fare altro che aiutare quelle persone, aiutare la loro voglia di libertà, essere al loro fianco, combattere con loro per far emergere quella che è la vera Scampia. Io mi sono innamorato di Scampia, è stato proprio un colpo di fulmine nei confronti di quelle persone, di quei bambini, di quel posto. Probabilmente ci verrò ad abitare, e studierò Giurisprudenza all’ Università “Federico II”. Certi miei coetanei, dicono che sono pazzo, “TE VUOI FARTI AMMAZZARE”.
    E allora fate come volete, sono pazzo. Si sono profondamente pazzo, mi dispiace, eppure ho trovato la vera bellezza.

    Rispondi
  • Anna

    Scampia non è un quartiere difficile perché c’è la camorra, Scampia è un
    quartiere a rischio perché non c’è lo Stato, non c’è ancora una politica che ha
    sposato le cause di questo territorio. Forse è meglio per tutti che resti
    così, per una certa classe politica,forse è meglio non rendere consapevole la
    gente del raggiro di questa politica, è meglio che la gente resti ignorante!
    Condivido il pensiero di Davide.

    Rispondi
  • Antonello

    Scampia come tutte le aree degradate sono piene di persone per bene che la mattina si alzano presto è vanno a lavorare! La responsabilità del degrado sta nelle istituzioni nello stato che poco o nulla fa! L’assenza di prospettive è una cosa avvilente! Lo so bene che vivo lo stato di disoccupato! Gomorra ha messo in evidenza un’aspetto di Scampia che nessuno aveva mai avuto il coraggio di vedere! Ma Scampia non è solo questo per fortuna! Trovo che in posti così anzi si trovano le persone più belle! Ciao Davide Grazie ;))

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  • pietro

    E’ bello, bellissimo sentire in queste parole una boccata d’aria fresca.
    Mi sento veramente incoraggiato a poter credere anche se faticoso ma sicuro
    recupero di sé. Questo tipo di posizione mi dice che la camorra non vale
    niente,perché c’è qualcosa di più forte, qualcosa che mi dice di credere che è
    possibile anche quando sembra impossibile il cambiamento. Davide Cerullo vive di un concettosemplice ma travolgente e trascinatore e cioè, la poesia. Sono certo, diceva Brodskij, certissimo, che un uomo che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente di uno che non la legge” credo che Davide si nutre di questo. Ho letto ed ho guardato più volte le sue foto, quelle foto di bimbi con gli occhi per il quale Davide è riuscito ad uscire dalla camorra, quegli occhi pieni di domande, e quel libro pieno di speranza ha importunato la mia e la quiete della nostra parrocchia. Le domande di quegli occhi hanno rotto la nostra pace obbligandoci a dare una risposta. Oggi credo,che pensare che niente mai può cambiare, sia ILLEGALE. Grazie.

    Rispondi
  • Carmine Corsaro

    Davide, conosco il tuo percorso e so con quanta verità parli.
    Sarebbe importante se il tuo appello giungesse a quanti hanno fatto dell’antimafia più che una cultura un vero e proprio mestiere, senza operare veramente nella società, cioè “sporcandosi” le mani, aiutando i camorristi disorientati ad uscire concretamente dalla morsa della malavita.
    Il tuo è un indiretto omaggio a quell’anticamorra delle opere di cui don Aniello Manganiello, tuo amico, è un grande sostenitore.
    Io mi sento dalla vostra parte e vi ringrazio per aver spezzato questa culture egemone che davvero intende lasciare tutto tale e quale.
    Grazie Davide.
    Carmine

    Rispondi
  • Rosarina

    Trovo queste parole illuminanti. Non mi ha mai convinto lo “spettacolo del degrado”, l’etichetta territoriale che precede la persona stessa. Sembra davvero ci sia bisogno di pensare il male in qualche posto, nelle periferie delle città. Bisognerebbe continuare a insistere su questo, sulla complessità delle cose che non sono solo o bianche o nere. Grazie

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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