Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

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Scampia non è Gomorra, ma la stampa continua a far finta di nulla

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La camorra stile fiction consente di non affrontare le vere cause della criminalità
di Pietro Nardiello

wallpaper-del-film-gomorra-68163Quando nel rione Scampia, periferia nord di Napoli, è scoppiata l’ennesima faida di camorra a causa di una nuova scissione avvenuta tra le famiglie malavitose, nessuno tra coloro i quali avevano pensato alcuni mesi prima, in primis l’onorevole Pina Picierno del Pd, di occupare quel rione dell’VIII municipalità napoletana in seguito a un non specificato coprifuoco che incombeva su quella zona, si è fatto nuovamente vedere o ha pensato che, probabilmente, in quel caso si rendeva necessario l’intervento trasversale delle forze politiche in una città che ritornava a grondare sangue. Così Scampia è ritornata ad essere questione nazionale, argomento per dibattiti e lanci di invettive tra opposte fazioni che lamentavano, così, le inefficienze di una politica, a dire il vero, sempre pronta alle passarelle e mai seriamente intenzionata a risolvere i problemi di questa periferia. Così i fari della stampa hanno ricominciato ad accendersi e quando si è registrata, purtroppo, l’ennesima vittima innocente, un ragazzo che si chiamava Pasquale Romano, che nulla condivideva con le logiche camorristiche, hanno ripreso a squillare insistentemente anche i telefoni dei cronisti che quotidianamente scrivono reportage da questa terra di frontiera. Tutti a caccia di qualche notizia nuova, di uno scoop o di dichiarazioni rilasciate da un parente. Un’attenzione che si è poi impennata in seguito all’ennesimo assassinio di un pregiudicato, questa volta avvenuto sui gradini di una scuola, che ha consentito ai soliti illuminati sull’argomento di scrivere che “a Scampia c’è la guerra”. Ma come può essere definita una lotta con le armi tra fazioni rivali che si sparano l’un l’altro per ottenere la definitiva eliminazione fisica del nemico? Ma si sa, meglio mettere l’accento sul fatto criminale che porre la lente di ingrandimento su quanto male, invece, ha saputo fare la politica, in queste zone, silente anche sull’occupazione illegittima di beni confiscati ai clan. Un filo rosso che si è dipanato fino alla polemica, che ha il sapore di una lotta tra democratici e arancioni ingroiani, avvenuta a suon di articoli, comunicati e twett tra il sindaco De Magistris e lo scrittore Roberto Saviano che ha accusato il primo cittadino di non aver mantenuto fin qui le promesse a elettorali che gli hanno consentito di arrivare a Palazzo San Giacomo. A queste, poi, si sono susseguite quelle tra lo scrittore, la produzione cinematografica e la Municipalità, presieduta dall’avvocato Pisani, che ha negato le autorizzazioni per le riprese di un Gomorra 2 perché “non si può continuare a speculare su questo rione”. Un confronto-scontro che ha visto protagonista nuovamente il sindaco e successivamente gran parte delle associazioni del territorio, che hanno poi annuito quando la produzione ha dichiarato di voler rivedere il copione inserendo, in calcio d’angolo, tre storie positive. Si è trattata di una polemica dai toni forti, Saviano ha parlato di censura, che a Napoli ha fatto discutere molto, sulla quale si è espresso anche lo storico Francesco Barbagallo che ha dichiarato in un’intervista che “Saviano continua a fare spettacolo spacciandolo per denuncia considerandosi, insieme al sindaco De Magistris, un padreterno sceso in terra”. Ciò che ne viene fuori da tutta questa confusione, credo sia una domanda semplice ma per la quale vale la pena interrogarsi. Come mai la stampa continua ad alimentare un dibattito in merito ad un romanzo, Gomorra, che ha descritto e contestualizzato anche temporalmente le vicende di un quartiere ma che oramai possiamo considerare datato?

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