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Scampia, un “set” buono per tutte le minestre

Scampia, un “set” buono per tutte le minestre
di Aniello Manganiello

Appare francamente ingeneroso l’atteggiamento di politici performer che utilizzano terre martoriate e dignitosissime come passerelle. Mi riferisco all’ex premier Matteo Renzi, che evidentemente per lanciare il guanto di sfida al governatore De Luca e per guadagnare la ribalta in parte rubatagli dal presidente Gentiloni, è arrivato nel Napoletano, a Scampia, fingendo vicinanza e solidarietà con una terra che andrebbe innanzitutto conosciuta. Non è la prima volta che tutto questo accade e non è la prima volta che la nostra politica, scaduta ormai ad attività di quart’ordine, scopra la nostra Scampia per una foto istantanea da far pubblicare ai giornali di mezzo mondo.
La politica non deve fare questo. Il comportamento di Renzi ricorda quello di Saviano, che io invitai a Scampia affinché conoscesse la gente e il territorio di cui parlava nei suoi libri e nelle fiction che ne sono derivate. Avrei voluto spiegare a Saviano, così come farei con Renzi se ne avessi la possibilità, che su 80mila abitanti di Scampia sono soltanto 10mila i “compromessi”, a vario titolo, con le attività criminali o con l’area grigia che circonda i clan. Avrei detto e direi ad entrambi che i 70mila cittadini onesti non gradiscono propaganda o proclami, ma lavoro silenzioso e sotterraneo tendente a trasformare la realtà. Cosa che, purtroppo, non avviene e non avverrà perché è stata del tutto smarrita una visione riformista della società e della politica e gli uomini delle istituzioni appaiono soltanto concentrati ad affrontare una perenne emergenza.
La strada non è questa, perché nelle aree di necessità e di bisogno occorre ribaltare la visione attuale e adottare strategie completamente diverse, sostenute da una progettualità articolata, che privilegi le attitudini e le disponibilità di una terra nobile e sincera. I proclami estemporanei, diffusi dai social e dagli organi di informazione asserviti al potere, servono non a Scampia ma soltanto a garantire un po’ di residua credibilità a uomini politici che, alla prova dei fatti, hanno dimostrato di non avere né le capacità né le idee chiare e, soprattutto, di non operare in difesa degli ultimi, ma delle banche e del notabilato internazionale.
Perciò, caro Renzi, risparmiati la passeggiatina a Scampia che è inopportuna se non fosse ridicola. È una presenza, la tua, che esalta il vuoto progettuale di cui sei stato capace e che riduce una terra difficile, che andrebbe sostenuta con amorevole cura, ad un set cinematografico o a un teatro di posa.
Davvero non si inverte la rotta se si resta ancorati a questa confusione tra politica, comunicazione e spettacolo. La comunicazione viene dopo la politica, nel senso che ne diffonde i messaggi e i progetti. Non può sostituirsi ad essa, perché verrebbe meno l’elemento più importante di coagulo della società. Credo, in tutta franchezza, che il ricorso a queste sceneggiate confermi che le istituzioni sono cadute molto in basso e che sono ormai rappresentate, di questi tempi, da personalità molto limitate, le quali hanno a cuore una sola cosa: la propria conservazione e sopravvivenza, incuranti dei diritti del popolo e delle comunità.
Scampia queste cose le pensa. Settantamila persone vogliono cambiare vita e sanno benissimo che non è con le passerelle che la svolta si realizzi. L’unico obiettivo che Renzi ha raggiunto è quello di aver ottenuto un effetto boomerang. Ne sono certissimo, perché i miei sedici meravigliosi anni vissuti a Scampia mi fanno ritenere di aver colto molte verità, nel cuore e della mente di persone che continuo a considerare miei fratelli e miei figli.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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