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Scandalo di Cava de’ Tirreni, i nomi degli arrestati e 32 indagati

Scandalo di Cava de’ Tirreni, i nomi degli arrestati e 32 indagati

Il comune di Cava de' Tirreni

Quattro funzionari del Comune di Cava de’ Tirreni, un imprenditore del salernitano e l’assessore alla manutenzione del Comune di Cava de’ Tirreni, nonché vicesindaco, sono stati oggetto di un’ordinanza di custodia cautelare questa mattina dai carabinieri con l’accusa di aver truccato e pilotato appalti pubblici. In carcere sono finiti il tecnico del Comune Franco Porcelli e l’imprenditore Michele Russo. Ai domiciliari invece, l’assessore Alfonso Carleo, il dirigente Antonino Attanasio, il funzionario del Comune Gianluigi Accarino, il tecnico comunale Carmine Vitale. L’imprenditore Michele Russo è finito al centro anche di verifiche su azioni intimidatorie di stampo camorristico compiute durante le elezioni amministrative del 2010.
L’operazione denominata “Tsunami 1” dei Carabinieri ha visto anche l’esecuzione di ventotto perquisizioni a carico di amministratori comunali, pare che siano state perquisite le abitazioni dei consiglieri comunali che votarono per la variante che riguarda l’ex Cofima. Sono 32 gli indagati in totale per questa inchiesta diretta dal Pm Montemurro.
Secondo l’accusa, nel comune del salernitano era stato costruito un patto di potere con forti relazioni interpersonali per l’assegnazione di appalti pubblici, disponendo l’effettuazione dei lavori prima che venisse fatta la ricerca di mercato, condotta solo successivamente con l’acquisizione concordata di offerte da ditte compiacenti.
Gli arresti sono stati effettuati nella prima mattinata dai Carabinieri del comando provinciale di Salerno, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura della Repubblica salernitana, al termine di una serie di indagini sui metodi di assegnazione di alcuni appalti pubblici.
I reati ipotizzati sono diversi da indagato a indagato: si parla di abuso d’ufficio, concussione e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Secondo gli investigatori, al patto di potere scoperto durante le indagini, che aveva come obiettivo fini illeciti, partecipavano privati cittadini, professionisti e imprenditori con referenti politici dell’area, pronti a spendere le loro conoscenze, influenze politiche e capacità di condizionamento delle amministrazioni per interessi propri e di terzi.

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