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Scandalo Ilva di Taranto, arrestato Riva con altre sei persone

Scandalo Ilva di Taranto, arrestato Riva con altre sei persone

Sette arresti, di cui tre in carcere, e sequestro di prodotti finiti: esplode l’inchiesta della Procura di Taranto sull’Ilva. Le accuse sono corruzione e associazione a delinquere. Tra le persone arrestate vi sono il vicepresidente del Gruppo, Fabio Riva, l’ex direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, l’ex consulente dell’Ilva, Girolamo Archinà, e l’ex consulente della procura di Taranto Lorenzo Liberti, già preside della Facoltà di Ingegneria a Taranto. Proprio Liberti, secondo la tesi dell’accusa, sarebbe il destinatario di una “mazzetta” di 10mila euro che Archinà gli avrebbe consegnato nel marzo 2010 in una stazione di servizio lungo l’autostrada Taranto-Bari.
I soldi dovevano servire, sempre secondo l’accusa, ad attenuare la perizia che Liberti, assieme ad altri esperti, stava conducendo su incarico della Procura di Taranto relativamente all’impatto dell’inquinamento da diossina sulle condizioni di vita e salute della popolazione tarantina. L’Ilva ha sempre smentito che si trattava di una tangente a Liberti ma ha affermato che quei soldi Archinà avrebbe dovuto versarli come donazione alla Diocesi di Taranto. Tra i provvedimenti adottati oggi c’è anche il sequestro delle merci finite, in partenza dal porto di Taranto, prodotte dall’Ilva. La misura sarebbe stata adottata perché Ilva avrebbe violato le prescrizioni del sequestro adottato dall’Autorità Giudiziaria, nel luglio scorso, sugli impianti dell’area a caldo. Sequestro che non prevede la facoltà d’uso a fini produttivi degli impianti del siderurgico. La procura di Taranto ha posto sotto sequestro tutta la produzione dell’Ilva degli ultimi quattro mesi. L’intera produzione stoccata nell’ex yard Belleli e nei parchi della zona portuale di Taranto è finita sotto sequestro preventivo richiesto dalla procura di Taranto. Sotto sequestro sono finite migliaia di lastre di acciaio e coils, grossi cilindri di materiale finito pronti per essere spediti alle industrie. La merce sequestrata non potrà essere commercializzata perché si tratta di prodotti realizzati in violazione della legge. Secondo la procura ionica, costituiscono profitto di reati perché realizzati durante i quattro mesi in cui l’area a caldo dello stabilimento era sotto sequestro senza alcuna facoltà d’uso. Il provvedimento, firmato dal gip Todisco sulla base del secondo comma della legge 321 (quella sulla responsabilità amministrativa delle società) collegato al 240 del codice penale, riguardante la confisca di beni, riguarda anche eventuali produzioni del futuro e pone uno stop definitivo alla produzione dell’acciaieria che dal 26 luglio, giorno del primo sequestro, è ugualmente andata avanti nonostante l’ordine della magistratura. Sette le misure cautelari eseguite questa mattina dalla guardia di finanza. Agli arresti domiciliari è finito anche il docente dell’università di Bari, Lorenzo Liberti, che secondo i pubblici ministeri avrebbe ricevuto pressioni dall’Ilva per ammorbidire una perizia che due anni fa stava elaborando per conto della procura ionica.

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