Scenari / Berlusconi ha alzato il tiro

Scenari / Berlusconi ha alzato il tiro
di Carmelo Conte
L' on. Carmelo Conte
L’ on. Carmelo Conte

Non era prevedibile che, in un momento di grave difficoltà per il Paese, si aprisse una crisi al buio, ma le reazioni di Letta e di Epifani all’annunzio delle dimissioni dei parlamentari del Pdl, hanno evidentemente convinto Berlusconi ad alzare la posta. Se chiarimento ci deve essere, avrebbe detto in mattinata ai più fidati, avvenga davanti al Paese. Invero, anche se la motivazione formale delle dimissioni dei ministri, peraltro già registrata nel Consiglio dei Ministri giovedì sera, attiene alla rottura sull’aumento dell’IVA, per comprenderne il reale significato bisogna partire da un antefatto politico. Il cavaliere ha voluto l’accordo delle larghe intese per tornare in gioco e creare condizioni favorevoli (la conciliazione nazionale) alla gestione delle sue vicende giudiziarie. Sicché, venuta meno quest’aspettativa, e a fronte dei difficili rapporti con il Pd, ha deciso, dopo continue minacce, di formalizzare una protesta parlamentare, senza un diretto coinvolgimento del Governo per lasciare aperto il dialogo, ma per i modi e le motivazioni che l’hanno accompagnata, l’insolita iniziativa si è conformata come una sfida ed ha portato alla rottura. In ogni caso, con questa iniziativa, Berlusconi, ha ottenuto un primo risultato: ha bloccato la procedura per la dichiarazione della sua decadenza da senatore, perché, in costanza di crisi, il senato non può deliberarla. Per il resto, tutto dipenderà dall’evolvere della crisi che ha due possibili soluzioni: la stessa maggioranza con un chiarimento e un nuovo patto oppure un governo di scopo per il varo della legge di stabilità e la riforma della legge elettorale, per poi andare alle elezioni anticipate.   Che Berlusconi affronterà con il simbolo di Forza Italia per contrastare, questa la missione storica, il presunto colpo di stato della magistratura e il supposto Doppio Stato, uno “normativo”, quello delle leggi, e uno “discrezionale”, quello delle sentenze. Affidando questo compito a Fi, Berlusconi intende porre un problema reale e molto sentito dall’opinione pubblica con l’obiettivo, neppure nascosto, di inquadrare le sue peripezie personali all’interno di una questione politica credibile e intrigante: lo scontro di principio con la magistratura. Che, peraltro, non è nuovo ma risale al 1984, quando i pretori di Torino, Roma e Pescara disposero la disattivazione degli impianti televisivi di Fininvest ed egli reagì con una serrata, il blocco totale degli impianti, in modo da far scattare la reazione degli utenti. E’ stata questa la sua prima prova di forza in senso politico. Ora sta tentando di ripetere la stessa operazione, facendo propria la tesi di Sir Francis Bacon: “I giudici devono essere leoni ma leoni sotto il trono”. A tal fine, ha elaborato un piano di battaglia ispirandosi a Macchiavelli del quale condivide l’insegnamento, come lui stesso riconosce nell’introduzione a una riedizione de Il Principe fatta pubblicare da una sua casa editrice. Presume, cioè, di incorporare in sé ragione e forza, ordine e conflitto, come l’ideale machiavelliano. A fronte di questo, viene da chiedersi: ma il Principe collettivo, quello che Gramsci individuò nel Pci e che ora dovrebbe identificarsi nel Pd, dov’è? Eppure, già nel 1993, Luciano Vilante scriveva che nessuna società potrà sopportare a lungo che tutti i rapporti sociali siano ingessati in parametri coercitivi. Primo o dopo, aggiungeva Violante, arriva una politica regolatrice. Ebbene siamo a quel momento. Può essere la stessa società civile a dire basta con il referendum sulla responsabilità dei magistrati oppure un potere politico che, profittando del malcontento generale, tagli la barba al profeta giudiziario per condizionarne la giurisdizione. E’, su questo che si consumerà lo scontro finale. Berlusconi l’ha capito e, pur azzoppato, ci prova giocando il tutto per tutto, c’è da sperare, per il bene dell’Italia, che il Pd non si rimetta, come usano gli avvocati di ufficio, alla Corte, ma si batta e determini con chiarezza e coerenza, si faccia, cioè, Principe nel senso gramsciano: ne ha, forse per l’ultima volta, l’occasione.

(da La Città del 29 settembre 2013)

redazioneIconfronti

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