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Sceneggiata alla Pisana, la Polverini si dimette ma prima fa le nomine

Sceneggiata alla Pisana, la Polverini si dimette ma prima fa le nomine

Alla fine la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha firmato la lettera di dimissioni che è stata trasmessa al presidente del Consiglio regionale. Una volta ricevuta la lettera di dimissioni della governatrice Polverini, il presidente del Consiglio regionale del Lazio Mario Abbruzzese dovrà emettere il decreto di scioglimento del Consiglio regionale. Stando ai tecnici della Pisana, tuttavia, non ci sarebbero limiti di tempo per varare il provvedimento, ma, una volta sciolto il consiglio regionale, Polverini avrebbe 90 giorni di tempo per emettere il decreto che indice le elezioni. Dalla data di emissione del decreto di indizione delle elezioni alla data del voto vero e proprio devono passare almeno 45 giorni (quelli per la campagna elettorale) ma non c’è un tempo massimo, anche se prassi, convenienza e anche una sentenza della Corte costituzionale del 2003, vorrebbero tempi non esageratamente lunghi. Dopo le dimissioni da governatore di Piero Marrazzo, le elezioni furono indette con decreto il 26 gennaio 2010 e poi si tennero il 28 e 29 marzo 2010, circa due mesi dopo.
Sono passati tre giorni da quando la presidente della Regione Lazio aveva annunciato le dimissioni, la governatrice questa mattina si è recata come di consueto nella sede in via Cristoforo Colombo e nel pomeriggio ha assunto la decisione di tagliare da 16 a 10 il numero degli assessori. Fatta eccezione per la Salute, di cui le deleghe restano riservate alla Presidenza, la Polverini ha “tagliato”, accorpando di volta in volta, l’assessorato all’agricoltura che faceva capo ad Angela Birindelli, che si era comunque dimessa oggi, l’assessorato al Turismo che era assegnato a Stefano Zappalà, quello all’ambiente guidato da Fabio Mattei, quello all’istruzione e politiche giovanili da Gabriella Sentinelli, quello alla Mobilità che faceva capo a Francesco Lollobrigida.
La Polverini, pertanto, ha fatto fuori quasi tutti gli uomini vicini al commissario europeo Antonio Tajani. Una di loro, la Birindelli, aveva già rimesso le deleghe pochi minuti prima per il coinvolgimento in una inchiesta. Per la governatrice Tajani, europarlamentare, vicepresidente della Commissione europea, è tra i principali responsabili della faida interna al Pdl che ha provocato le sue dimissioni (per altro non ancora ufficializzate). Sponsor politico di Franco Battistoni, Tajani è anche il capocorrente dei quattro assessori che erano in odore di “taglio”. «Tengo con me solo quelli di cui mi fido», avrebbe detto la governatrice. E infatti, a restare con lei ci sono altri assessori che arrivano dalle fila di Forza Italia ma che, in questi due anni e mezzo, sono stati tra i più vicini alla governatrice. All’esterno, però, la governatrice vuole dare di quest’atto di forte rottura politica col Pdl un senso diverso e inserirlo nel quadro del rigore e dei costi della politica. Tagliare cinque assessorati significa 5 stipendi in meno e 5 strutture di segreteria azzerate. Ma non ha distolto lo sguardo dai nomi e dalle provenienze politiche dei suoi assessori in caduta.
Ed a proposito del rigore della spesa ieri Renata Polverini era ancora in carica con pieni poteri quando, durante la giunta, ha deciso di rinnovare i contratti a nove dirigenti della Regione, compresi due che erano stati bocciati dal Tar, provocando così le critiche del sindacato interno dei dirigenti DirerDirl. «La Giunta ha deciso di conferire gli incarichi di direttore della Direzione Regionale Organizzazione e Personale e del Coordinatore dell’Avvocatura a due professionisti esterni, Raffaele Marra e Giuliano Bologna, “confermando” il contratto sottoscritto a suo tempo in esecuzione di deliberazioni annullate dal Tar: questo è lo spirito legalitario della Presidente Polverini nel rispettare le leggi e le sentenze».
Inoltre, ieri la giunta ha impugnato alla Consulta la legge del governo Monti sul riordino delle province e sulla privatizzazione delle società pubbliche. Atti non proprio da ordinaria amministrazione. E mentre l’opposizione attacca la Polverini per la mancata formalizzazione delle sue dimissioni, lei si difende: «Un giorno in più o in meno cambia poco, ve ne dovete fare una ragione. Ci sono delle procedure da seguire. L’importante è aver dato un taglio a questa situazione e aver mandato a casa tutti quei cialtroni».

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