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Schettino torna in mare, non gli hanno sospeso la patente nautica

Schettino torna in mare, non gli hanno sospeso la patente nautica

Non si sa se la foto del Sun, che ritrae il comandante Schettino su un motoscafo con un amico, rappresenti la verità o meno, ma una cosa è certa: a Schettino non è stato sospeso il titolo nautico per condurre imbarcazioni. Lo rivela il suo avvocato, che smentisce di essere lui ad accompagnare il Comandante della Costa Concordia naufragata all’isola del Giglio. «Non ci sono io in barca con il comandante Francesco Schettino. Non possiedo né un motoscafo, né un gommone né un pattìno, né ho preso a noleggio un’imbarcazione. Tanto meno sono stato in mare con Schettino nella penisola Sorrentina. Escludo peraltro che Schettino abbia pilotato il motoscafo anche se lo potrebbe fare». Lo dice il difensore del comandante, l’avvocato Bruno Leporatti, smentendo l’ex sindaco di Meta di Sorrento e amico di Schettino secondo cui il motoscafo sul quale i ‘paparazzi’ del Sun hanno fotografato l’ex comandante della Concordia è di proprietà del legale. «Credo invece – prosegue Leporatti – che Schettino possa esser salito sopra il motoscafo per fare un bagno in santa pace a 20 metri dal litorale di Meta di Sorrento (il comune dove deve rispettare l’obbligo di dimora, ndr), in modo da evitare commenti, avvicinamenti e additamenti da parte della gente sulla spiaggia». Leporatti ha anche ricordato che «a Schettino non è stato sospeso il titolo nautico per condurre un’imbarcazione, anche di grossa stazza come una nave da crociera, quindi in teoria avrebbe potuto essere al timone di un motoscafo».
Tutto è nato, infatti, da uno scoop del britannico Sun che ha pubblicato sull’home page del suo sito internet una foto di Schettino su un motoscafo insieme a un amico. I due sono nelle acque antistanti Meta di Sorrento (Napoli), città di residenza di Schettino, che lì ha l’obbligo di dimora. L’amico avrebbe guidato l’imbarcazione per un po’, prima di cedere il timone a Schettino. L’ex comandante è a torso nudo, abbronzato e con gli occhiali da sole.

Riproponiamo di seguito la testimonianza della dottoressa Maria Rosaria Vinaccia, amica di famiglia del comandante Francesco Schettino, che ha rilasciato al nostro blog.

La mia sarà probabilmente una voce fuori dal coro, una nota stonata che provoca fastidio, ora che il “mostro” è fuori, ora che “l’incapace” è ritornato libero. Dopo quasi 6 mesi il Gip di Grosseto ha infatti revocato gli arresti domiciliari a carico del comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. Sul caso Concordia si è detto tanto, troppo. Il giudizio ha impegnato gli esperti, i meno esperti  e chi  conosce le navi solo per averle viste o perché ha trascorso una settimana di vacanza a bordo. Ora a giudicare Schettino sono in campo evidenze inoppugnabili, perché è la nave stessa che ha parlato facendo zittire il coro di coloro che, con tanto impegno, hanno aizzato schiere numerose di pubblici accusatori, veri esperti nell’annientare la dignità delle persone offendendo continuamente la verità. La scatola nera della Concordia, nonostante tanti speravano non avesse funzionato, ha fornito gli elementi probanti di cui gli investigatori necessitavano per fare luce sulla vicenda. Negli ultimi giorni, l’analisi degli inquirenti è stata essenzialmente concentrata su questi importanti dati. È questo il contributo su cui si sperava, con esso si allenta la morsa di ciò che è fuorviante e che confonde il corso della giustizia. L’eco del fragore creato dalla stampa su questo caso è ancora vivo. Chi ha  fatto indigestione  delle fitte e tendenziose  notizie diramate sul caso prova difficoltà nel concedere qualche attenuante a Schettino. Il “Capitan Codardo”, “l’irresponsabile”, “il furbetto del quartierino” che ama sfidare le regole per poi fuggire con la coda tra le gambe davanti alle proprie responsabilità: è questa l’immagine che la gogna mediatica ha dato del comandante… Chi, come me, lo conosce da anni, sa che Franco è un comandante esperto, responsabile, che sin da piccolo ha coltivato un sogno: imparare il linguaggio del mare, quello che i suoi conterranei parlano da secoli. Per realizzare questo sogno ha studiato, si è impegnato, dando tutto se stesso. La tragedia di quel maledetto 13 gennaio lo ha travolto come uno tzunami, che, in poche ore, ha spazzato via i sacrifici di una vita… In questi lunghi mesi, nella sua casa di Meta, circondato dall’affetto di sua moglie e sua figlia, ha ripensato continuamente a quelle interminabili ore di paura. La pena e il rammarico per le vittime sono stati alleviati dal sapere di aver fatto il proprio dovere fino in fondo. Franco non è il coniglio del “Vada a bordo cazzo!”, lo stragista che provoca disastri per inaudite leggerezze, ma un uomo onesto e preparato che merita rispetto. Mi auguro che, questa volta, l’opinione pubblica non commetta lo stesso errore in cui incorse dopo il 13 gennaio, quando il seguire la corrente fu la decisione più semplice, ma anche la meno dignitosa.

 

 

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