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Scintille Rai-Fnsi sul ruolo pubblico dell’azienda

Scintille Rai-Fnsi sul ruolo pubblico dell’azienda

«Direttore, liberi l’informazione! Liberi la Rai dai suoi lacci! Dia il segno che per il servizio pubblico si apre una nuova grande stagione di autonomia!».
L’appello è del presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale (foto), rivolto al direttore generale Luigi Gubitosi nell’ambito del XIII congresso Usigrai che si sta svolgendo a Salerno.
«Il conflitto di interesse non è solo un’immagine politica; in Rai c’è gente che giocava a far gol nella propria porta finendo anche con l’essere promossa a grandi incarichi e non ad essere inseguita dai tifosi infuriati per l’autogol… La prima grande discontinuità che chiediamo al direttore Gubitosi è questa: ci metta in condizione di competere».
Il presidente della Fnsi nel suo intervento ha aggiunto che è importante occuparsi di regole e risorse, ma che «ciò che ci legittima è innanzitutto il nostro prodotto».
Per Natale, cui sono state affidate le conclusioni della mattinata svoltasi presso il Campus di Fisciano, «la Rai è un’azienda che è stata tenuta troppo al laccio, e il primo elemento di competizione e di delegittimazione è ciò che va o non va in onda».
Il massimo esponente della Fnsi ha concentrato la sua attenzione su alcuni aspetti negativi del servizio pubblico in Italia, rivolgendosi al direttore generale Gubitosi e chiedendo un cambiamento netto rispetto ad alcune abitudini del passato.
«Il giovedì sera a me viene una rabbia: c’è l’imbarazzo dei competitor nel gestire la troppa offerta informativa e noi in Rai ci preoccupiamo di far divertire l’erede a un trono che non c’è più» – ha detto il presidente Fnsi riferendosi all’assenza di un programma informativo sulle reti Rai il giovedì in prima serata in particolare su Rai2 e alla messa in onda di una trasmissione con protagonista Emanuele Filiberto. Tra applausi scroscianti della platea, Natale ha continuato il suo discorso: «È importante che la Rai non vada mai in ferie e sia invece costantemente attenta a quello che accade nel Paese e che, anche in pieno agosto, sia pronta a informare così come fanno gli altri. Invece noi quest’anno eravamo costretti a leggere che il servizio pubblico si era trasferito sugli altri canali perché la Rai era in ferie. Tutto questo non deve accadere».
«Il direttore generale dia il segno che per il servizio pubblico si apre una nuova grande stagione di autonomia, dove – ha spiegato Natale – ci sia il rispetto sostanziale della verità dei fatti. Ne ha bisogno il Paese: un servizio pubblico con il freno a mano tirato è un danno. Per troppo tempo ci è stato raccontato un paese illusionistico».
Il presidente Fnsi ha fatto anche riferimento al referendum dell’Usigrai che aveva sfiduciato l’allora direttore generale Mauro Masi «è stato una dimostrazione di amore nei confronti del servizio pubblico», ricordando, inoltre, che «oggi occorre mettere la Rai in sintonia con il Paese. Il servizio pubblico è il luogo dove si rispettano le regole e queste devono valere per tutti, così come le regole di trasparenza nei percorsi di carriera devono valere per tutti. Facciamo in modo che le regole per chi fa carriera siano trasparenti così come quelle per le assunzioni».
Natale, poi, prendendo spunto dalla vicenda che aveva visto protagonista un giornalista della sede Rai di Torino, nei confronti del quale era partito un provvedimento per i contenuti del suo servizio sulla tifoseria napoletana in occasione della partita Juventus-Napoli, ha chiesto altrettanta celerità di giudizio nei confronti del vicedirettore generale Marano (condannato in primo grado a un anno e 4 mesi per falsa testimonianza), che “ha dato prova di scarsa aderenza ai dettami etici aziendali». Per il presidente Fnsi «non va bene il principio che le regole valgono per i peones e non per i piani alti».
Infine l’invito a Gubitosi a «respingere le ingerenze non solo dei partiti ma anche delle cordate che arrivano sino al settimo piano di viale Mazzini».
L’attenzione di Natale si è poi spostata sull’informazione sul suo complesso: «Purtroppo c’è molta gente convinta che fare informazione sia mettere il microfono sotto al naso di qualcuno. Diciamolo chiaro: a noi il monologo non piace! Siamo in un Paese in cui la Fornero si permette di vietarci l’ingresso a degli incontri dicendo che prendiamo solo il male di quello che dice, un Paese in cui a Grillo non piacciono i talk show… Noi dobbiamo dire basta ai monologhi! E io abolirei anche le dichiarazioni che spesso raccolgono i colleghi: il tema a piacere esisteva alle scuole elementari e non può andare bene oggi. Siamo in un Paese in cui tutti conosciamo tutti i personaggi del delitto di Avetrana e pochi sanno chi è Lea Garofalo. Direttore – ha continuato Natale rivolgendosi al direttore generale Rai – riprendiamoci anche l’informazione di qualità: parliamo e approfondiamo tutto quello che sta accadendo sulla striscia di Gaza».
(b.r.)

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