Sconfitta amara per il Napoli ma la vetta è sempre a due passi

di Nino Ruggiero
Foto: tuttosport.com

Non c’erano i numeri 10; non c’è stata fantasia, mai. Una partita monotona; due squadre che si sono guardate a vista, si sono studiate, quasi fossero impegnate in una partita a scacchi. Mai una giocata geniale, mai un’invenzione, solamente tanto gioco ruminato: da una parte e dall’altra.
Ti aspetti una giocata di Pirlo, di sponda juventina, un’illuminazione, una pennellata di artista; ma se si eccettua un lancio al bacio sprecato sul finale da Matri messo a tu per tu con De Sanctis, buio pesto. Ti aspetti una di quelle invenzioni in zona gol di Hamsik, uno che sa farsi ammirare negli ultimi diciotto metri, ma chi te le dà!
Tutto piatto, tutto quasi scontato per una partita che avrebbe meritato uno squallido e incolore zero a zero. Zero a zero come risultato, zero forse anche in condotta per le due contendenti che hanno sciorinato poco calcio; e per due squadre che rappresentano il meglio del calcio italiano la cosa è abbastanza avvilente.
Ha giocato poco e male la Juventus, ingabbiata nel suo uomo migliore, Pirlo, guardato a vista da Hamsik e da Behrami. Hanno giocato a corrente alternata gli altri interpreti del centrocampo bianconero, Vidal e Marchisio solitamente fra i migliori in campo. Male soprattutto Lichtsteiner che è sembrato l’ombra del giocatore che solitamente spinge come un ossesso sulla fascia laterale destra.
Una Juventus in cattiva giornata con un’assenza – quella di Vucinic – che di questi tempi diventa determinante in fase di attacco.
Meglio il Napoli. Gioco ordinato, raddoppi di marcature continue, ritmi alti per non dare modo all’avversaria di ragionare. In qualche frangente, come nel caso del palo pieno preso da Cavani nel primo tempo su calcio di punizione, addirittura avrebbe potuto fare il colpaccio.
Poi, si sa, il calcio è strano. Due cambi, due gol. Già, proprio strano il calcio, forse proprio per questo affascina e tiene con il fiato sospeso. Due cambi, in una partita estremamente tattica, danno la svolta a una gara in cui le due squadre si sono sempre studiate e rispettate. Quando tutto lasciava pensare a un risultato ad occhiali che non avrebbe scandalizzato nessuno, la Juventus tira fuori dal suo cilindro due cambi, di quelli che si effettuano soprattutto per necessità, a causa di infortuni riguardanti prima Quagliarella e poi Asamoha. Due cambi che si tramutano in due gol.
Adesso in tanti, soprattutto di parte juventina, diranno della bravura del loro tecnico di leggere l’andamento tattico della partita in corso d’opera. Diranno che è stato bravo Alessio (o Conte?) a indovinare le sostituzioni perché proprio i neo entrati in campo sono stati determinanti segnando i due gol che hanno deciso la partita.
Balle, sciocchezze grandi come una casa. E’ solo il calcio che continua a non essere una scienza esatta; non lo è e non lo è mai stato.
Dunque vince la Juventus e deve ringraziare due lampi; il primo di Caceres che in elevazione di testa su cross battuto da Pirlo anticipa tutti e deposita in rete con uno stacco imperioso; il secondo di Pogba che di sinistro dal limite dell’area infila con una precisione millimetrica l’angolo basso alla sinistra dell’incolpevole De Sanctis.
Il risultato penalizza oltremodo un Napoli molto dignitoso, accorto, addirittura apparso spavaldo sul finale della prima frazione di gioco.
Dalla gara emerge però una sostanziale verità: il campionato sarà tutto da giocare per quello che riguarda lo scudetto. Il Napoli ha dimostrato di poter dire la sua in un campionato duro ed estenuante e che potrebbe riservare parecchie sorprese.
E poi, diciamolo a chiare lettere, il Napoli può vantare fra le sue file un grande calciatore. Si chiama Cavani, ed è giocatore universale; di quelli veri.

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