Scontri con la polizia e tante citazioni a vanvera di Pasolini

Scontri con la polizia e tante citazioni a vanvera di Pasolini
di Alfonso Liguori

Dopo il primo, storico sciopero europeo del 14 novembre i commenti, le analisi, le discussioni si sono succedete sui media come un fiume in piena, come quel Tevere che a Roma, contemporaneamente alla mobilitazione, ha minacciato di affogare tutti, manifestanti e forze dell’ordine.
E siccome il confronto di piazza era tra studenti e poliziotti, ecco che non sono mancati i richiami alla ben nota poesia di Pier Paolo Pasolini (foto) “Valle Giulia”. Il primo che ricordo di aver sentito citare la composizione del poeta friulano fu Gianfranco Fini durante un “Porta a Porta” di ormai tanti anni fa, tanti quanto ci appare lontana l’epoca berlusconiana.
Mi sembrò che non gli paresse vero al vecchio missino di potere, con le parole di un dichiarato comunista, condannare gli estremisti di sinistra (nel suo pensiero), che si scontravano con quelli che Pasolini definì “i figli dei poveri” contrapposti agli studenti figli della borghesia benestante e ricca.
Da quel momento, parole simili a quelle dell’attuale presidente della Camera, tornano regolarmente sulla bocca degli uomini del centrodestra come una litania divenuta insopportabile: “Anche Pasolini stava dalla parte dei poliziotti”, come per esempio mi è capitato di sentire nella trasmissione “Coffee Break” di La7 (15/11/12) da un deputato centrista di cui ho cancellato il nome. Questa litania, rileggendo la poesia, è una chiara manipolazione dello scritto per propri… fini. Manipolazione generica oltre tutto, che segnala certamente una cosa: chi parla non ha mai letto quei versi.
Ma ciò che ancor più innervosisce, è che i rappresentanti del centrosinistra a questa citazione regolarmente non replicano, avallando in tal modo la presunta tesi pasoliniana, segno, purtroppo, che anche loro, nel corso di tutti questi anni, non sono andati a leggersi la poesia.
E il nervosismo lievita se si pensa che ormai nei dibattiti televisivi tra politici si dicono sempre le stesse cose, come in un copione stanco, “dunque – pensi tu, povero spettatore – lo sai che prima o poi questo argomento verrà fuori, perché non ti sei preparato?”
Volendo evitare di pensare che i due interlocutori siano in realtà d’accordo, non si può che credere alla deflagrazione felice dell’ignoranza e della superficialità.
Un blog (non sempre fortunatamente, sic) non pone problemi di spazio ai nostri scritti, dunque, proviamo un attimo a rileggerla quella poesia e a chiarirci, almeno noi, un po’ le idee.

“II PCI ai giovani!!
È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati…
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici. “

Visto? Non ci avete messo tanto a leggere, anche perché una delle forze di PPP è quella di
riuscire a “fare canto” delle parole più semplici, dei concetti più elementari. Niente ermetismi. Pure “l’uomo della strada” si trova trascinato da questa lievissima musica.
E a questo punto due domande:
1 – arrivati soprattutto alla fine (e voi, amici (benché dalla parte /della ragione) eravate i ricchi,/mentre i poliziotti (che erano dalla parte/del torto) erano i poveri.) siamo proprio certi che PPP fosse dalla parte dei poliziotti, o piuttosto era (e resta!) dalla parte dei più poveri, cristianamente dalla parte degli umiliati e offesi?
2 – la poesia sottolinea la contrapposizione tra i “figli dei poveri” e i “figli dei ricchi”; nelle piazze del 14 novembre 2012, chi erano i figli dei ricchi?

redazioneIconfronti

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