Gio. Giu 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Scoppia la guerra aperta tra De Magistris e il Pd

3 min read
Il sindaco: no desistenza. Secondo i sondaggi, Ingroia verso il quorum a Camera e Senato
di Gianmaria Roberti

Desistere, desistere, desistere? Nemmeno per idea. Sul progetto naufragato di appeasement tra Rivoluzione civile e Pd, si apre la guerra a distanza tra i democrat e il sindaco di Napoli, annunciata da mesi di grande freddo. “Noi siano per la resistenza e per la riscossa e non per la desistenza” arringano i fedelissimi de Magistris. È lui il falco delle truppe ingroiane, quello ad essersi opposto al patto di non belligeranza nelle regioni-chiave, dove il Senato può decidere la partita elettorale. A cominciare dalla Campania. Qui le truppe aranciorivoluzionarie decollano nei sondaggi oltre il 10%. E qui si giocano parte dei destini del big game delle Politiche. “Bersani ha paura – sentenzia il sindaco – Sa che se Ingroia sarà bravo ad appassionare nel prossimo mese gli italiani, questo movimento raggiungerà in alcune regioni, tra le quali la Campania, il quorum alla Camera e al Senato”. Pertanto, l’arma del voto utile, adombrata dal Pd, sarebbe spuntata: “ll voto utile è per Ingroia” dice de Magistris. Se vince Bersani, non ci sarebbe nessuna rottura col governo “lacrime e sangue” dei professori, sostenuto anche dal Pd. Quello al cui tavolo sedevano i democratici, l’Udc, ed il Pdl del Cavaliere e di Cosentino. “Ci fanno sorridere le parole di Luigi de Magistris che ci accusa di aver governato con Nicola Cosentino. Frasi che si commentano da sole: accostare il Pd all’ex sottosegretario all’economia ci lascia dubitare della sua lucidità”, ribattono piccati il segretario regionale e quello provinciale del Pd, Enzo Amendola e Luigi Cimmino. È una resa dei conti che si consuma sul nome simbolico dell’ex sottosegretario di Casal di Principe, imputato in due processi per camorra. Da Cosentino a Cosentino: quando l’ex pm si apprestò a sfidare il candidato Pdl Lettieri, al ballottaggio per le Comunali due anni fa, fu Bersani a garantirgli appoggio: “Lo dico con convinzione, De Magistris è la persona che può dare la scossa alla città, e avrà il nostro sostegno per non dare Napoli alla destra di Cosentino”. Voti democratici, ma nessun apparentamento: così il candidato arancione travolse il centrodestra. Sembrava l’abbrivio di un accordo organico. Messaggi, segnali di fumo, abboccamenti. Ma passato un anno, ancora nessuna intesa ufficiale. Lo scorso giugno, de Magistris incontrò Bersani alla festa dell’Unità, a Napoli. «Considero il Pd un grande partito col quale voglio discutere – dichiarò il sindaco -. Dobbiamo trovare la strada che non è sicuramente la foto di Vasto. Non possiamo permettere che nel 2013 vinca ancora la destra o che l’alternativa sia rappresentata esclusivamente da Grillo che pure rispetto. Spero che Napoli diventi un importante laboratorio del centrosinistra». Il ponte gettato verso il leader del Nazareno però non dà frutti. Alchimie locali incrociano nuovi equilibri nazionali, in un puzzle di difficile composizione. De Magistris sta per lanciarsi nel tandem rivoluzionario con il magistrato palermitano. E sulle prove di accordo col Pd, scende il gelo. A dicembre, salta il ventilato incontro a Roma tra i due ex pm e Bersani, a margine della discesa in campo di Ingroia. E ora, se Franceschini chiama Leoluca Orlando per sondare la disponibilità a patti di desistenza, è proprio il sindaco di Napoli a stoppare la trattativa sul nascere. “Il Pd – afferma de Magistris – non solo non si è smarcato da Monti, come aveva detto all’inizio della campagna elettorale Bersani e al quale qualcuno aveva anche dato credito, ma continua a dire che l’interlocutore privilegiato è Monti”. A questo punto, le ostilità sono aperte. “Vorremmo ricordare al sindaco di Napoli che grazie al lavoro dei Democratici in Parlamento – replicano Amendola e Cimmino, evocando il decreto salva Comuni – si sono ottenuti i provvedimenti del governo Monti a favore della nostra città, a dimostrazione che il Pd lavora esclusivamente nell’interesse dei cittadini e mai per un obiettivo di parte. E adesso controlleremo che questi soldi vengano spesi in modo adeguato”. Dai democratici parte un avvertimento: “Basta con la propaganda, la nostra città ha bisogno di essere amministrata bene. Molte sono le sofferenze e i disagi che stiamo attraversando. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno  – sostengono – è di un sindaco che si tuffa nell’agone della polemica politica trascinando e isolando con se un intera città”. Ma in campagna elettorale sarà difficile abbassare i toni. E magari anche dopo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *