Nec tumultus nec solitudo

Nec tumultus nec solitudo
di Luciana Libero

I “disservizi” estivi non riguardano solo il prezzo degli ombrelloni o la crisi del trasporto salernitano. Ve ne sono altri che mi hanno ugualmente turbato. Il primo riguarda un’antica scritta, non so di quale valore storico monumentale, esistente su un frontespizio marmoreo nel vicolo del Seminario Diocesano di Salerno, la stradina che discende ripida da via Guarna al Duomo, la quale recitava una famosa epigrafe latina: NEC TUMULTUS NEC SOLITUDO (nella foto: clicca qui per vedere l’ingrandimento).
In quella scritta, che leggevo ogni mattina – né la folla, né la solitudine – ritrovavo un invito all’equilibrio e alla perfezione con quella concinnitas, eleganza delle forme, che solo la lingua latina sa esprimere. Mi dava come l’idea di un monito, di un insegnamento a coloro che passavano di lì. Da qualche giorno quella frase è scomparsa sotto una colata di cemento. Vi è infatti un cantiere con tanto di cartello e permesso comunale e una direzione dei lavori (ing. Musella) che evidentemente non ha controllato quello che ritengo un piccolo scempio. Non so infatti se sarà più possibile ripristinare la scritta né come sia stata autorizzata tale cancellazione , vista la vicinanza al Duomo e la zona certamente vincolata.

Il secondo “scempio” è la foto di un viso sorridente pubblicata lo scorso 10 luglio sul Corriere del Mezzogiorno. Si tratta di una ragazzina, di cui nel servizio vengono pudicamente citate solo le iniziali, accusata di sesso con minorenni. Lei ha solo venti anni, non so se questa sua attitudine ad adescare ragazzini, di cui è accusata, sia un segnale di malessere, di semplice incoscienza, o di istinto criminale, certo è che forse quella foto poteva esserle risparmiata. Ho lavorato anni nei giornali e so che spesso i pezzi, i titoli, le foto hanno ragioni per ragioni del tutto casuali e certamente praticate con le migliori intenzioni. Ma la storia di “La ventenne che violenta minorenni” , ottimo titolo per un giallo estivo, sbattuta così in pagina grida vendetta e meritava forse, anche lei, un po’ di maggiore “concinnitas”.

Luciana Libero

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