L’inchiesta5 / Dopo i corsi il lavoro me lo sono creato io

L’inchiesta5 / Dopo i corsi il lavoro me lo sono creato io

di Damocle

Frequentare una scuola di giornalismo non vuol dire trovare necessariamente un’occupazione, ma può significare imparare tanto da potersi creare il lavoro da sé. È così che è andata ad Angela Divincenzo (foto), ex allieva del primo biennio di una realtà che, dopo due edizioni, è scomparsa dal panorama delle fabbriche di cronisti: la scuola di giornalismo della Basilicata. È il 2004 quando Angela, di Policoro, laureata in Sociologia indirizzo Comunicazione, alla Sapienza di Roma, inizia a frequentare la scuola di Potenza che va sotto il nome di “Master in Giornalismo”. È il 2011 quando diventa direttore responsabile della testata online www.ilmetapontino.it, un portale di informazione sui fatti della costa ionica.
La scuola di giornalismo ti è servita?
Tirando le somme, devo dire di sì, anche se forse anche nelle ore d’aula avrebbero potuto metterci di più all’opera in un lavoro di “strada”, come andare a seguire una conferenza stampa o un fatto di cronaca. A chi vuole fare il giornalista, con tutti i manuali che ci sono, non serve la lezione cattedratica, ma provare nel concreto a fare questo mestiere. E invece il primo impatto con una redazione, per chi, come me, non aveva esperienza pregressa, c’è stato con gli stage.
Dove hai fatto gli stage?
Il primo alla redazione di “Repubblica” di Bologna, poi alla redazione economica del “GrRai” a Roma, e al giornale del Pd “Europa”. In queste occasioni ho avuto modo di conoscere davvero per la prima volta questo mondo. Durante il master, non ci avevano portato neanche a vedere com’era fatta una redazione! E invece quando arrivi a fare uno stage si aspettano che se ti mandano a seguire una qualsiasi conferenza tu sappia cosa fare. È facendolo che l’ho imparato.
Indubbiamente l’esperienza degli stage nella formazione è importante, ma il lavoro è un’altra cosa.
Sì, e l’ingresso nel mondo del lavoro non è stato facile. Sognavo di poter lavorare e vivere a Roma, città che adoro, ma non mi è stato possibile. All’inizio ho lavorato per “News Italia Press”, una società piccola e mal gestita, che ha chiuso nove mesi dopo il mio arrivo. Ho cercato altro, ma riuscivo a stento a pagarmi l’affitto. Eppure il lavoro di giornalista non mi lasciava il tempo di vivere la capitale. Ad un certo punto gli svantaggi e i costi sono diventati insostenibili e ho fatto rientro a Policoro.
Dunque, la scuola non ti ha dato un lavoro?
Beh, all’inizio mi ero illusa di sì. Ho partecipato, come corrispondente da Policoro, al grande progetto de “La nuova del Sud”, il giornale cartaceo che, ottenuti enormi finanziamenti, nel 2007, quindi a meno di un anno dalla conclusione del mio master, ha messo su cinque redazioni di tg satellitare: a Roma, Melfi, Matera, Potenza e Policoro. Era un notiziario sul modello Sky. Un risultato fantastico per me che potevo fare il lavoro dei miei sogni, a casa mia. Nel giro di un anno, però, esaurite le risorse, il progetto è fallito.
Hai tentato altre strade?
Altre strade nel senso di altre professioni no! Questo è l’unico mestiere che so e voglio fare. Ma un’amarezza ce l’ho: non aver potuto partecipare al concorso Rai, l’unico concorso che avrebbe potuto cambiarmi la vita. Per accedere bisognava essersi laureati con 110 e il mio voto era 109! Un punto solo che non avrei mai immaginato mi sarebbe costato tanto. Altri requisiti, invece, come la residenza in una determinata regione, anche chi non ce li aveva li ha potuti modificare da un giorno all’altro. Il voto di laurea, invece, resta quello per tutta la vita.
E allora cosa hai fatto?
Sono andata in Canada, con il work permit, il permesso di lavoro che ti consente di restare all’estero per tre mesi. Sono partita per Toronto, con l’obiettivo di migliorare la lingua straniera, ma la passione del giornalismo è troppo forte per metterla da parte, in qualunque occasione. E così lì ho fatto delle interviste a dei lucani che avevano avuto successo. Storie che ho messo nero su bianco e proposto a “La gazzetta del Mezzogiorno” che le ha pubblicate. Ma per questi lavori, non ho mai visto un euro.
Ed è così che è nato ilmetapontino.it?
A onor del vero, il progetto del Metapontino è nato quando io ero ancora a Roma. Inizialmente per me si trattava di una collaborazione. Quando sono tornata a Policoro, la mia partecipazione si è fatta più assidua e mi hanno proposto di diventarne il direttore. L’avventura ufficialmente è partita il 22 gennaio 2011. Ad oggi siamo una realtà riconoscibile sul territorio, una decina tra giornalisti, tecnici e informatici, che forma una squadra attiva e intraprendente. Senza una redazione fisica, ma ognuno sempre e comunque pronto, con tutti i supporti tecnologici del caso, per un investimento che se fosse cartaceo costerebbe chissà quanto.
Quanti contatti fate?
Contiamo in media 3500 visite al giorno, con punte di 11mila in concomitanza di alcuni appuntamenti politici o eclatanti fatti di cronaca. Per i giornali locali, siamo diventati una fonte di informazione migliore dell’Ansa, perché gratuita. Spesso, infatti, hanno saccheggiato le pagine web del Metapontino, addirittura riprendendo le dichiarazioni degli intervistati, tant’è che mi è toccato telefonare ai “direttoroni” delle testate cartacee, per rivendicare la paternità dei pezzi.
Quali sono i progetti del Metapontino adesso?
Ad oggi, siamo registrati come “associazione culturale”, l’obiettivo è quello di diventare una cooperativa o una società. Da settembre ci metteremo all’opera. Inoltre, puntiamo a rafforzare la sezione dei video, ma qui occorrerebbero altre risorse: siamo molto attivi, ma non siamo tantissimi. Certo, la crisi c’è, ed anche proporre un tariffario pubblicitario, soprattutto in una realtà piccola come questa, non è facile. Ma d’altro canto, in una situazione di maggior benessere nessuno metterebbe in campo tanta energia.
E chi è ad oggi Angela Divincenzo, ex allieva di una scuola di giornalismo, e che progetti ha?
È una donna che sente appagata la sua voglia di fare questo mestiere. Solo la passione e la caparbietà mi hanno permesso di non mollare. Certo, molto diversa è la gratificazione economica, per nulla proporzionata all’impegno e alle ore di lavoro. Anche se tutti, al contrario, pensano che siamo ricchissimi: nessuno immaginerebbe mai che ci siano persone disposte a spendere tutto questo tempo ed energia senza un sostanzioso tornaconto economico. Ma sono ottimista e libera di pensare: non ho padroni. Nella vita privata, invece, Angela Divincenzo è una trentacinquenne che l’anno prossimo convolerà a nozze col suo fidanzato di sempre. Una scelta rimandata più volte anche per le difficoltà incontrate nel lavoro, ma una cosa è certa: anche come moglie e come mamma, continuerò a fare questo mestiere, sempre.
(n.t.)

Damocle

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