Lun. Ago 19th, 2019

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Scuola in America: serietà e prospettive anche per prof italiani

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Niente concorsi, ma chiamate dei presidi e l’impegno di una formazione continua
di Vincenzo Pascale (da NY City)

L’istruzione scolastica americana da molti esaltata, da altri vituperata ora si trova ad un bivio, colta nella crisi economica e professionale che da ormai quattro anni affligge l’America e l’Occidente. Sotto attacco da parte dei repubblicani che vedono nel sindacato degli insegnanti una potente lobby interessata solo a difendere la categoria e non a migliorare il livello di istruzione dei ragazzi. Proprio questa settimana il governo Usa ha lanciato la settimana dell’istruzione tecnica e professionale. L’America punta sull’istruzione professionale e tecnica per risollevare il tasso di disoccupazione o sottoccupazione giovanile molto alto soprattutto tra le minoranze ispaniche ed afroamericana. Nel caso di specifico  di New York City la situazione scolastica non è tra le più facili ed agevoli da gestire. Con oltre un milione e duecentomila studenti frequentanti la scuola dell’obbligo, con una popolazione studentesca che raccoglie oltre settanta diversi gruppi etnici e religiosi, il ruolo degli insegnanti, la loro preparazione ma soprattutto il ruolo dei presidi manager è fondamentale. La selezione degli insegnanti  è altrettanto importante ed avviene quasi sempre o attraverso un accordo istituzionale con le Schools of education (le facoltà di Scienze della formazione delle Università cittadine) oppure attraverso chiamata diretta del Preside previa approvazione dell’insegnante coordinatore  della disciplina per la quale si è convocata l’aspirante insegnante. Dunque niente concorsi ma una selezione basata sul merito scolastico e sui giudizi di idoneità dei colleghi senior e del Preside. Tuttavia, il turn over degli insegnanti nelle scuole pubbliche è molto alto sia a causa della difficoltà del lavoro (classi super affollate: almeno 27 alunni), sia a volte per problemi di disciplina, sia per la forte enfasi posta dal Provveditorato sul raggiungimento di standard educativi stabiliti a livello governativo da un pool di esperti. Se tali standard (di solito alti) non vengono raggiunti nel giro di tre o quattro anni la scuola viene chiusa, il dirigente scolastico messo in aspettativa e gli insegnanti destinati ad altri sedi. Niente concorsi, ma solida formazione universitaria, continui aggiornamenti professionali, spesso a carico dell’istituto ove si insegna ed una continua ed incessante  richiesta rivolta agli insegnanti di acquisire nuove competenze tecnologiche e pedagogiche da applicare in classe. Da ciò deriva anche una cronica necessità di assumere nuovi docenti: soprattutto nelle discipline scientifiche e nella cosiddetta ESL (English as Second Language). Si sono sperimentati varie soluzioni tra le quali quelle di “importare” insegnanti di materie scientifiche dall’Austria e dalla Germania o dalla Repubblica Ceca con esiti moto fluttuanti. Diverso è il caso degli insegnanti di ESL, si possono importare da diversi paesi di lingua inglese: soprattutto dall’area caraibica. Qui le cose sono andate un po’ meglio. Il livello di permanenza nell’incarico è stato più elevato. Rimane il dato di fatto che New York e l’America continuano ad interrogarsi su come migliorare la propria istruzione pubblica alla luce delle nuove richieste che provengono dal mercato del lavoro e dalle sfide sociali globali.

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