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Scuola, perché le leggi di Monti sono peggiori di quelle di Berlusconi

Scuola, perché le leggi di Monti sono peggiori di quelle di Berlusconi

Foto: fattidicronaca.it

«Chi pensava che i tagli alla scuola pubblica avessero già raggiunto l’apice con il governo Berlusconi si sbagliava. Monti, forte del sostegno del Pd, sta ultimando l’opera di privatizzazione delle scuole».
È questo l’incipit di una lettera aperta scritta da Fabiana Stefanoni, del Partito di Alternativa Comunista – e pubblicata sul sito repubblica.it questa mattina. Al centro dell’attenzione c’è la situazione della scuola italiana, compressa sempre più dai tagli e dalle riforme, oltre che dall’idea di assimilare il mondo dell’istruzione a quello di un’azienda.
«La Commissione Cultura della Camera il 10 ottobre ha approvato, con qualche marginale modifica, la stessa legge Aprea, giustamente ridefinita legge Aprea-Ghizzoni». La legge, di fatto «trasforma le scuole in aziende», assimilando sempre più la figura del preside a quella di un manager.
«Come già avvenuto con la riforma delle università – si legge nel testo della lettera – verrà istituita una sorta di consiglio di amministrazione per ogni scuola (chiamato “consiglio di autonomia”), del quale faranno parte anche soggetti privati estranei alla scuola (imprese, fondazioni, associazioni padronali): è ovvio che la didattica sarà condizionata da questa presenza, con la conseguente trasformazione delle scuole in appendici delle aziende presenti sul territorio. Le stesse scuole potranno attingere finanziamenti da “fondazioni” private (ossia banche e aziende): la logica del profitto la farà da padrona (tanto più che vengono introdotti meccanismi di “autovalutazione” delle scuole – simili a quelli delle aziende – funzionali a creare una gerarchia tra gli istituti)».
«Il Pd – si legge nell’intervento – parla di “una norma profondamente trasformata rispetto al progetto originario”. Ma, se così fosse, non si capirebbe l’entusiasmo di Valentina Aprea per l’approvazione della legge: la verità è che le modifiche apportate dal Pd riguardano aspetti di secondaria importanza, mentre l’impianto della legge resta in piedi. Del resto, non c’è da stupirsi. E’ stato proprio un decreto a firma Bersani che, ai tempi del governo Prodi, aveva trasformato, col voto a favore dei parlamentari di Rifondazione Comunista e dell’Italia dei Valori, che sostenevano il governo, le scuole in “fondazioni di diritto privato”. Quella legge ha creato le condizioni per il finanziamento privato alle scuole pubbliche».
Ma i problemi non sarebbero solo questi: «Oggi la legge Aprea porta all’estremo l’autonomia degli istituti scolastici: ogni scuola diventerà un regno a sé, potrà elaborare in piena libertà un proprio statuto, in deroga alle norme generali della scuola pubblica. Anche in questo caso, sono stati i governi di centrosinistra a fare da apripista. Con le leggi del 1997 e del 1999, infatti, oltre a parificare l’istruzione privata a quella pubblica, si approvava la cosiddetta “autonomia scolastica” degli istituti, con la conseguente apertura a logiche privatistiche».
Non mancano anche le considerazioni sulla cosiddetta legge di stabilità, che «prevede nuovi pesanti attacchi ai lavoratori della scuola (e a tutto il pubblico impiego): gli stipendi, bloccati dal 2010, verranno congelati fino a tutto il 2017. E’ previsto il blocco dell’indennità di vacanza contrattuale (cioè di una parte della retribuzione erogata dallo Stato nel periodo che intercorre tra la scadenza di un contratto e il suo rinnovo), con l’addio definitivo ai recuperi delle tornate contrattuali perse».
«C’è un filo rosso – si legge nell’intervento – che unisce la legge Aprea-Ghizzoni e la proposta di aumentare l’orario di lavoro degli insegnanti: l’obiettivo di smantellare il contratto di lavoro… Ma una nuova stagione di lotte, anche nella scuola, si è aperta… Nella scuola italiana è più difficile respingere gli attacchi del governo, “grazie” alla famigerata legge 146 del 1990 (poi ulteriormente inasprita ai tempi del governo D’Alema) che limita fortemente il diritto di sciopero nel settore pubblico (legge voluta dalla Cgil!). Ma l’esperienza storica dimostra che la mobilitazione di massa è in grado di aggirare ogni ostacolo, anche quello delle leggi antidemocratiche.

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