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Se a Riace torna Creonte e manda a morte Antigone

Se a Riace torna Creonte e manda a morte Antigone
di Michelangelo Russo

Luigi D’Alessio formò con me e con Vito Di Nicola, nei primi anni ’90, il cosiddetto Pool Salernitano di Mani Pulite. Esperienza drammatica, affrontata con la consapevolezza della sintonia di intenti e vedute che costituì la nostra vera forza nei riguardi degli imponenti interessi economici e politici inquisiti.

Luigi D’Alessio è uomo colto e sensibile e un democratico, a un livello di target ben superiore a quello di tanta parte dei dirigenti di Uffici Giudiziari. È per questo che occorre porsi degli interrogativi doverosi dopo una tale premessa.

Michelangelo Russo

Michelangelo Russo

Il paesino di Riace, sconosciuto finanche a parecchi calabresi se non fosse per i bronzi leggendari, è diventato un simbolo europeo del mondo possibile. Una sorta di piccola capitale del grande, unico paese dell’Armonia vagheggiato da tutti gli utopisti di ogni tempo e nazione. Con Riace, piaccia o meno, si propone all’Europa l’opzione possibile verso una società del futuro che voglia rimanere democratica e sostanzialmente cristiana nel suo agire collettivo; nel nome di Riace quindi si inasprirà il conflitto tra chi condivide questa visione, in un certo senso ecumenica, e le turbe popolari aizzate dai tribuni interessati che strumentalizzano le paure.

Nello scontro in atto che va al di là delle dimensioni territoriali e ha tutte le credenziali per durare quanto la guerra dei Trent’anni, il salernitano Luigi D’Alessio, timido di carattere (ma ferreo nelle decisioni), educatamente umile nell’approccio con tutti, come solo i veri signori usano fare, ci si è trovato in mezzo con il ruolo di garante massimo della legge.

E così, come si è già detto, è diventato Creonte, personificazione del rigore della legge, che manda a morte Antigone, violatrice della legge in nome dell’umanità. L’incompatibilità ricorrente tra i due concetti ha la stessa età dell’homo sapiens, ed è quindi irrisolvibile. Povero a chi ci capita per traverso. La teologia risolve simili contrasti inconciliabili, quali ad esempio l’Immacolata Concezione, con il ricorso all’istituto del Dogma. La società laica non possiede invece questo strumento di blocco del processo logico. Posta dinanzi alla scelta draconiana tra il bene e il male, la scienza umana ha elaborato una via d’uscita dall’impasse tramite la commedia, che adopera l’iperbole e il paradosso come soluzione satirica per ricondurre i conflitti nella dimensione umana della quotidianità. Aristofane come antidoto a Sofocle. E torniamo a Creonte. La commedia gli avrebbe consigliato di infliggere solo una multa salata o il foglio di via alla reproba Antigone. Va detto però che Creonte (vissuto, nell’ipotesi del mito, un po’ prima di Ulisse) era legato, nel comminare la pena, dall’osservanza di una norma assolutamente rigida, priva dei temperamenti elaborati dalla legislazione moderna per mitigare gli effetti severi. Non poteva tener conto cioè delle attenuanti generiche previste dall’art. 62 bis del Codice Penale, né dell’attenuante dell’art. 62 n.1 c.p., applicabile al colpevole che abbia agito per particolari motivi di valore morale e sociale. Il giudice italiano di adesso possiede questi strumenti, e ne deve tener conto al momento di comminare la pena. Ma può tener conto delle attenuanti certe e visibili anche al momento della scelta di quale misura cautelare applicare. Perché chi è animato da sicuri propositi nobili non è propenso, di regola, alla reiterazione del reato se raggiunto dal pur minimo sentore dello scantonamento della sua azione nel campo penale. Per cui l’arresto può apparire non indispensabile. Di regola, sia chiaro. Non conosciamo del tutto le carte e gli argomenti di D’Alessio, che non può replicare agli insulti e agli attacchi, che sarebbero vili se protratti. Alla riflessione collettiva va, nel nome dell’umanità, affidato non solo il calvario di colui che ha sfidato la legge nel nome della solidarietà disinteressata in quel territorio desolato che è la Locride collocata nell’immaginario e non solo, quasi ai confini del Messico, ma anche la solitudine del Procuratore di frontiera posto dinanzi ad una scelta antica tra il Bene Comune e la legge che nemmeno i giganti della Grecia classica seppero fare.

In copertina, il magistrato D’Alessio (a sinistra) e il sindaco arrestato

 

 

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Ricercatore Università degli Studi di Salerno

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