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Se il conformismo minaccia la scuola

Se il conformismo minaccia la scuola
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Il regista De Cristofaro

Credo valga la pena parlare ancora di scuola adesso che gli esami di Stato stanno volgendo al termine e tanti giovani studenti si apprestano ad andare in vacanza. L’università può attendere, così come possono attendere le loro nuove ansie e le nuove responsabilità che da qui a poco dovranno affrontare. Il loro futuro non è affatto roseo ma la speranza non può assolutamente mancare. C’è bisogno di fiducia per poter riaccendere i motori di un paese che appare ancora spento e fortemente affaticato da una crisi che non è solamente economica ma culturale. Veniamo da troppi anni in cui si è parlato molto di finanza, mercati, economia e pochissimo di persone, di solidarietà e comunità. Proprio in questa prospettiva è, forse, utile fare ancora qualche breve riflessione sulla scuola e la crisi profondissima in cui sembra essere precipitata anch’essa. Per fare questo, partirei proprio dalle tracce dei temi scelti dal Ministero quest’anno. Oltre ai consueti argomenti d’attualità (periferie, il senso del dono, violenza e non-violenza, la tecnologia sempre più pervasiva), due sole tracce avevano come argomento materie più specificatamente scolastiche e legate ai programmi: una poesia di Quasimodo, e la storia dell’Europa nell’ultimo secolo. Insomma, solo quest’ultime avrebbero potuto darci notizie più certe e significative sul reale stato di efficacia dei percorsi di studio. Dico subito che, da questo punto di vista, il bilancio è stato fallimentare sia sul versante degli studenti sia sul versante degli insegnanti. Infatti, solo il 4% dei ragazzi ha scelto Quasimodo, un altro 4% ha scelto l’Europa e la sua storia, e ben il 92% si è diviso sui temi d’attualità. Questo, che significa? A mio parere, significa che i nostri studenti hanno scelto il bla bla bla, la cultura generica e orecchiata sui media senza minimamente tentare di affrontare quello che uno studente medio avrebbe dovuto affrontare, e cioè un serrato confronto-dialogo con la nostra tradizione culturale. Ma, c’è da aggiungere che se i ragazzi hanno scelto queste tematiche, la colpa non può essere solo loro. Anche la scuola e gli insegnanti dovrebbero interrogarsi sul perché ciò sia stato possibile. Non ci sono alibi. Molti docenti non credono più nella loro “missione” o, semplicemente, non sono più capaci di appassionare i loro studenti. Certo, non bisogna generalizzare, ma non è difficile percepire lo stato di smobilitazione motivazionale in parecchi di loro. Per concludere, sarebbe letale se la scuola perdesse memoria e identità naufragando nella miseria di un ovvio e sconsolante conformismo.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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