Mer. Giu 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Se il governo è sempre ladro e la vita dei cittadini non conta più

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Storie di crisi dagli anni ’70 ad oggi con l’euro che, da moneta, si è trasformato in ideologia

Foto: esteri.it - Italiani in bicicletta negli anni Settanta per risparmiare carburante

di Alfonso Liguori
Foto: esteri.it - Italiani in bicicletta negli anni Settanta per risparmiare carburante

Che il Governo sia ladro lo sento dire da quando ho l’età del discernimento sonoro. Stesso dicasi per debito pubblico, problemi del lavoro, famiglie in difficoltà, malasanità, privilegi di quella che solo poi è diventata “La Casta”, sprechi, spesa fuori controllo, spese militari inutili, tagli di varia natura, ecc.
Mi è spiaciuto non esserci, ma mi sa che l’accostamento “politico-mariuolo” si usasse già in epoca romana. Certamente lo si usava negli anni ’70, quando io sono cresciuto, in quegli anni ’70 che ci parevano invivibili, anni in cui salivi su di un treno che improvvisamente si fermava in mezzo alla campagna perché partiva uno sciopero, in cui c’erano le lotte studentesche e il terrorismo, in cui a Napoli scoppiava un colera le cui cause non sono mai state effettivamente chiarite, manifestazioni a ogni angolo di strada, gli anni delle stragi di stato, di una crisi di governo ogni sette minuti, dei centro-sinistra, del monocolore, dell’appoggio esterno, del PSDI-PRI-PLI-PCI-PSI… gli anni di Aldo Moro e Giovanni Leone, entrambi fatti fuori nello stesso 1978, uno con una campagna denigratoria dai contorni ancora oscuri, l’altro sappiamo tutti bene in che modo, ma con similari ombre. Un 1978 che appare curiosamente nodale nella storia italiana. Muore Moro, muore Paolo VI, muore Albino Luciani, salta in aria Peppino Impastato, appare sulla scena un uomo venuto da lontano, Karol Wojtyla, e uno venuto da vicino ma di cui poco ci eravamo accorti: Bettino Craxi; nel mese di luglio i politici ci fanno la grazia di scegliere quello che ad oggi resta il migliore e più amato (e rimpianto) Presidente della Repubblica, Sandro Pertini; fino, ovviamente, a dicembre, il mese della strage di Ustica, e anche della legge Anselmi, che istituì il Servizio sanitario nazionale, col criterio di copertura universale ed egualitario, al posto del vecchio modello basato sulle mutue professionali.
Ah! Dimenticavo: il 5 dicembre, a Bruxelles, i paesi della CEE, esclusa la Gran Bretagna (sempre lei, ma guarda un po’!) approvano il Sistema Monetario Europeo con l’obiettivo di stabilizzare i tassi di cambio, ridurre l’inflazione e preparare la futura unificazione monetaria europea, un anticipo di Euro da cui fuggimmo nel 1992, svalutando del 25% la cara vecchia liretta e vedendo, al contrario dei presupposti, scendere la nostra inflazione dal 5 al 4% nel giro di dodici mesi, riprova storica che tra svalutazione e inflazione non c’è nessuna correlazione.
Secondo l’ormai famoso sul web avvocato Marra, Moro e Leone furono “estromessi” perché stampando le 500 Lire di carta con l’intestazione “Repubblica Italiana” si erano “opposti” al sistema del signoraggio bancario. Fantasie, dietrologia, complottismo, invenzioni? Come che sia, ogni anno è pieno di accadimenti, ma forse quel 1978, va davvero riesaminato…
Ma insomma, il governo era ladro anche allora, soprattutto in quel decennio e soprattutto se pioveva. Eppure, ci dice oggi uno studio del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), curato dal giuslavorista Carlo Dell’Aringa, che proprio in quell’invivibile decennio, l’Italia era al primo posto per crescita della produttività nell’industria rispetto ai principali Paesi nostri concorrenti nel mondo. Una media strabiliante (e forse fastidiosa per qualcuno) del 6,5% l’anno, meglio di Giappone e Olanda (5%), di Francia e Germania (4%), e degli Stati Uniti, stabili al 2,7% prima di riconquistare la testa della classifica negli anni ‘90 grazie al fenomeno silicon valley. La stessa ricerca ci racconta che dall’ingresso dell’Euro la situazione si è totalmente ribaltata, ma non è il caso ora di aprire le solite polemiche, anche se sono un inguaribile nostalgico (quanto meno dei Borbone).
A questo punto la mia domanda è: se il governo è sempre stato “ladro”, come mai proprio in questo periodo la discussione e lo scambio di informazioni attraverso tutti i canali praticabili si è infervorata al punto da condizionare l’umano ragionamento?
Prima risposta, sicuramente la più ovvia: un tempo un impiegato riusciva con il suo stipendio a fare vivere la propria famiglia, a consentire a sé e ai suoi una vita dignitosa, lo studio ai figli, l’utilitaria, un po’ di vacanze, la pizza al sabato e il cinema la domenica. Oggi non è più così e tutti lo sappiamo. L’impiegato, riuscendo a vivere civilmente e assicurando un minimo di futuro alla prole, sapeva delle ruberie, ma queste si mostravano meno o poco influenti sul suo quotidiano, innescando il meccanismo, forse deprecabile, della umana indifferenza, o comunque di sopportazione comprensibile; oltre tutto, nessuno ha forse mai tenuto conto del fatto che la pizza del sabato o le poche vacanze magari da parenti, erano “ossigeno per l’animo e il cervello”: il nostro impiegato poteva concedersi serena-mente quella rigenerazione dello spirito che gli consentiva di riprendere il duro e giornaliero cammino. Oggi l’ossigenazione è negata, e molti si sentono come dentro un sacchetto sotto vuoto. Venute, dunque, a mancare tutte le coordinate di un vivere accettabile e civile, di fronte alla sfacciata ostentazione del ricco, la rabbia, nella tangibilità del divario, si è accesa. Cominciò ad accadere già in epoca craxiana (vedi, lancio delle monetine), ma con minore impatto proprio sulla comunicazione. E qui veniamo al secondo punto, a mio parere cruciale.
Inchieste su inchieste su inchieste, Report ha fatto scuola! E in fondo – confessiamocelo – è anche facile: si entra nelle documentazioni delle amministrazioni, oggi spesso on line, si recuperano delle carte (abilità, questa, del giornalista), si fanno un po’ di conti e si denuncia uno spreco. Non mancano le molteplici interviste a povere pensionate da 600 euro al mese con bollette stese sul tavolo e foglietto affianco per fare i conti sulla loro possibilità di sopravvivenza. Qualcuno le segue anche al mercato per mostrare come si districano nella spesa quotidiana, e pare di essere nelle stesse condizioni di voyeurismo dei plastici di vespiana memoria. Nello schema comunicativo, tra l’efferato delitto e la lotta per la conservazione della vecchina, non c’è molta differenza. Il prodotto funziona: accende la rabbia e fa ascolti.
E la rabbia, che come la mia cara moka ha bisogno di una valvola di sfogo, convince profonda-mente che questo è il problema: i soldi non è vero che non ci sono, ma sono spesi male e sempre a favore dei soliti privilegiati.
Per 18 anni, il nostro cervello è stato bombardato dal “problema Berlusconi”, e tutti abbiamo creduto che la questione fosse lì. Ora la musica è cambiata: il problema è il conto della serva fatto male, e tutto sarà risolto quando i numeri saranno praticamente, eticamente, e legalmente messi in ordine.
Una cosa detta in tv una volta conta poco, ma se cominci a riaffermarla, pian piano diviene verità. Verità costruita che prima o poi diverrà assoluta. E mentre le “verità assolute” infervorano il popolo, qualcuno agisce a suo piacimento in barba a leggi e morali. A riprova il fatto che la caduta di Berlusconi, cercata per anni dalla politica, si è materializzata nel giro di poche settimane per volere della grande finanza. E per chi voi ne avesse voglia c’è sempre da divertirsi cercando in web le informazioni, ovviamente taciute, del caso denominato C-370/12, una faccenda un po’ complicata ma dalla quale di evince come i Trattati fin qui sottoscritti si vadano non solo a sovrapporre alle Costituzioni nazionali ma le modifichino automaticamente, violando in alcuni punti anche la stessa Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE! Auguri e buon divertimento!
Se è vero che sempre il governo è stato ladro (Oscar Giannino nella sua trasmissione radiofonica su Radio24 lo ripete ossessivamente), ma che la percezione in tempi diversi risulta diversa, vuol dire che c’è un prima e un dopo, vuol dire che il cuore del problema forse non è questo, che prima lo Stato poteva fare cose che oggi non può più fare, poiché è spogliato dei suoi poteri.
Spesa pubblica scriteriata, disoccupazione, Casta, malasanità, tassazione alle stelle… sono questioni serie, indiscutibilmente serie, e tutte sempre da risolvere. Ma a questo punto deve apparire chiaro che il nodo è da un’altra parte, perché sono cambiate le condizioni di base.
Se lo Stato non può più assicurare ai cittadini i servizi fondamentali per la sopravvivenza civile, se si mettono in discussione scuola e sanità pubblica, se si riforma in maniera disumana il sistema pensionistico, se i cassaintegrati cominciano a pesare in maniera pericolosa sull’INPS, se si smonta l’art. 18 dello statuto dei lavoratori, se non si interviene in situazioni disastrose per la vita e la salute delle persone… Se tutto questo non si fa sempre con la scusa che non abbiamo soldi e dobbiamo onorare il debito, se nel contempo togliamo 125 miliardi (250.000 miliardi di vecchie lire!) alla vita degli italiani per un fondo salvastati di dubbissima trasparenza, se saremo costretti a manovre da 40 miliardi di euro l’anno (80.000 miliardi di vecchie lire!) per il pareggio di bilancio, se non si concedono più prestiti e mutui, se le piccole e medie imprese cadono come i tasselli del domino… Se la vita delle persone non conta più in nome dei bilanci e della finanza, se è vero che il potere è nelle mani di chi possiede la moneta e il tuo debito… Se lo Stato non considera più prioritario il bene dei suoi cittadini (almeno negli aspetti di facciata, santo iddio!)…
“Se” tutto questo e molto altro ancora, allora il problema non è più economico ma politico, ideologico, filosofico. Il mostro con cui siamo in guerra è un altro, non è la spesa sbagliata. Poiché anche rimettendo in ordine la spesa, la possibilità di affossarci o elevarci sarà sempre nelle mani di qualcun altro, che potrà farlo a suo piacimento quando vuole e noi non saremo (come già non siamo) liberi di decidere del nostro destino. Ognuno di noi ha una sola vita, e credo debba pretendere di non fare proprio alcun sacrificio nel nome di un futuro che non vedrà. Non per egoismo, ma perché la dignità, la vita serena va garantita a ognuno e sempre, generazione dopo generazione, perché ha una sola vita a disposizione, non è teatro, non ci sono repliche. Altrimenti ha ragione il proprietario dell’Ilva, Riva: tutta ‘sta storia per un paio di tumori in più.
Questa è la filosofia, il pensiero guida: la finanza, il guadagno, i soldi contano, la vita delle persone no! E l’Euro si mostra finalmente per quello che è: non una moneta, ma una ideologia!

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