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Se il potere si arrocca e mortifica (e affama) il popolo

Se il potere si arrocca e mortifica (e affama) il popolo
di Diogene

governo POPOLO“‘O sazio nun crere ‘o riuno” è un detto antico napoletano sempre attuale; anzi oggi più che mai. Per quelli che non masticano il dialetto napoletano, ma sono pochi ormai, lo traduco: chi è sazio non crede a chi è a digiuno. Sono tanti nella nostra bella Italietta a essere sazi; quelli che sono digiuni, invece, sono sempre di più e crescono di giorno in giorno.
I primi sazi sono quelli che ci governano; spendono e spandono come e quando vogliono e, se devono risanare le casse dello Stato che languono, sanno già chi è che deve pagare: il popolo. Poi qualcuno si meraviglia che in tema di elezioni ci siano state tante astensioni e soprattutto tante espressioni di voto di protesta dati a un movimento che almeno apparentemente non è un partito. Siete sazi ma siete anche poco intelligenti. Non riuscite più a vedere al di là del vostro naso; non riuscite minimamente a interpretare il dissenso; siete tanto immersi in un paradiso dorato e lontani dalla realtà del Paese che non riuscite a capire che per farsi apprezzare, in tutte le manifestazioni della vita, si deve dare innanzitutto l’esempio.
Tanto tempo fa, avevo un capo molto esigente. Voleva la massima puntualità: non ammetteva che si derogasse da rigidi orari. Pretendeva il rispetto rigoroso dei tempi. Ma era il primo a rispettarlo. Se si doveva entrare alle 8 e 30, lui era già in ufficio alle 8. Pretendeva anche grande rigore morale ma era il primo a dare dimostrazione di serietà e di dedizione. Dava l’esempio in tutto; potevi dunque mai contestare le sue direttive nel momento che ti chiedeva un sacrificio che lui per primo abbracciava?
Lo fanno i governanti di adesso? Dovevano decidere di ridurre i loro lauti compensi e si sono ben guardati dal farlo; dovevano eliminare le Province, classificate come enti inutili, e non lo hanno fatto; dovevano eliminare il finanziamento pubblico ai partiti e non lo hanno fatto; dovevano sistemare l’affare vergognoso dei vitalizi concessi a parlamentari con pochi mesi di servizio e non lo hanno fatto; dovevano eliminare lo scempio delle auto blu e non lo hanno fatto; dovevano eliminare le missioni di guerra, camuffate da missioni di pace, e non lo hanno fatto.
Dovevano fare tante cose, non ricordo più quante promesse erano state fatte: tutte regolarmente inevase. Di una cosa però si sono ricordati: di tassare quanto più potevano il popolo, perché è il popolo che deve pagare sempre. E poi volete che qualcuno non si sia ricordato di tutte le malefatte, di tutte le promesse non mantenute? Oggi – fra i tanti balzelli che ci assediano – manca all’appello solo la tassa sull’aria che respiriamo. E vi meravigliate, sazi fra i sazi, che ci sia gente a digiuno che non vi vota più? “Cornuto e mazziato” – si diceva una volta, quando si accettava supinamente un provvedimento. Almeno in molti abbiamo salvato le corna.
Credevo di aver visto e subìto già molto in questo periodo, in tema di sazietà, quando mi sono imbattuto nell’intervista concessa a Radio24 da Chiara Geloni, direttore di Youdem, la tv del Partito Democratico. La Geloni afferma: “Al netto nella mia busta paga ci sono un po’ meno di 6mila euro, uno stipendio alto. Credo però sia nella media, paragonabile alle remunerazioni di altri colleghi giornalisti.”
Ricordate la commedia di Eduardo “Miseria e Nobiltà”?; ricordate l’espressione del “principe di Casador”, interpretato dall’impareggiabile Totò, quando a casa di don Gaetano, ex cuoco divenuto molto ricco, si parlava di soldi? Quando Totò al “compare” che parlava di seicentomila lire di rendita disse con arte ineguagliabile “Seicentomila lire, ma chi li ha visti mai? – correggendosi subito dopo, quando gli astanti lo guardavano inebetiti – dicevo, chi li ha viste mai in contante perché noi, noi nobili, adoperiamo gli chèque”.
Senza entrare nel merito della retribuzione che può spettare a un direttore, credo che la Geloni avrebbe potuto risparmiarsi l’ultima parte della dichiarazione, quando parla di retribuzione paragonabile alle remunerazioni di altri giornalisti. Io non so se il direttore di Youdem, una tv che quasi nessuno conosce, abbia mai conosciuto il mestiere vero di giornalista da trincea; dal curriculum che ho spulciato si direbbe di no. In un periodo in cui la categoria attraversa un momento di crisi senza uguali dal dopoguerra in poi, con giornali che chiudono, con aziende editoriali in crisi, con giornalisti ridotti alla fame, con compensi irrisori elargiti a una marea di corrispondenti in agitazione perenne, una dichiarazione sull’equità della remunerazione avrebbe potuto ben risparmiarsela.
“‘O sazio nun crere ‘o riuno” – dicevo all’inizio, e il detto mi sembra che calzi a pennello anche per la Geloni. Trenta e uno trentuno, aggiungo, uno più, uno meno oramai rischiamo di farci il callo.
Vuoi vedere, però – e mi ritorna in mente il mai abolito finanziamento pubblico ai partiti – che questa benedetta equa remunerazione di 6mila euro mensili, è pure a carico della collettività? Cioè a carico nostro? Temo fortemente di sì.

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Commenti (1)

  • Michael

    … ma voi, lo ascoltate Bersani? Ma può un politico, come pretende lui, di rango, parlare così ad un popolo chiamato a confrontarsi con una realtà sempre più brutta sotto ogni punto di vista? Ma dove le va a prendere tutte quelle frasi apparentemente così lapidarie, ma poi così vuote di senso? Ma a voi che effetto fanno? Io rimango, di fronte ad ognuna di esse, sempre col fiato sospeso. Ma che c’entrano con l’Italia e gli italiani? Ma è mai possibile che tutti questi signori, e dico tutti, nessuno escluso, non riescano, in uno scatto di onestà mentale, a prendere atto che tutto casca intorno a loro, che alla fine parlano solo di loro e per loro, in nome di una difesa ad oltranza delle loro posizioni, dei loro equilibri di potere. Ma…in altri tempi, uno tsumani umano, politico, sociale non li avrebbe già cacciati via tutti? E’ come se facessero una partita di tennis, in cui la palla è l’Italia e gli italiani. E quando una persona, come il presidente della repubblica, l’unico che sembra sentirsi preso da enorme responsabilità, benevolmente, per aiutarli a uscire dall’impasse, mette loro a disposizione delle persone competenti e sagge , al di sopra delle loro meschine lotte, questi fanno gli offesi. Temono, forse, che a confronto con tale cartina di tornasole, possano fare brutta figura e rivelare totalmente il loro spessore, venendo a galla le loro recondite ragioni dell’essere in politica? Come se ciò non fosse già successo e non fosse già sotto gli occhi e nelle mente di tutti gli italiani…

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