Se il teatro prova a liberarci “di questo triste tempo presente”

Se il teatro prova a liberarci “di questo triste tempo presente”
di Pasquale De Cristofaro
Foto: meglioperiodico.it

Dopo un deludente Massimo Ranieri e un Re Lear di Shakespeare messo in mutande da Michele Placido, ecco un timoroso e pudico Stefano Accorsi alle prese coi versi prodigiosi e perfetti di Ludovico Ariosto, Furioso Orlando. Ammiro moltissimo il lavoro di Maurizio Scaparro, maestro del teatro italiano e capace in questi anni di proposte sempre efficaci ed eleganti, eppure questa volta non è riuscito in uno dei suoi tanti miracoli. Il Viviani, presentato al Verdi, ha deluso ogni aspettativa. Una trama esile che poteva anche essere un punto di forza per un autore campione nella misura breve, dell’atto unico o del numero di varietà. Purtroppo, qui, tutta l’operazione è stata solo un pretesto per una esibizione muscolare di Ranieri che ha fagocitato tutto e tutti. Travolgendo i suoi compagni di scena ha anche compromesso l’idea che aveva mosso drammaturgicamente lo spunto iniziale: un viaggio oltre Oceano della miserevole compagine di un Viviani non ancora famoso. Storie di vita e di teatro compromesse da una vorace vanità che ha inficiato la pura poesia che, pure, poteva esserci. Placido, invece, non avendo la statura di un Lear classico ha giocato con efficacia le sue carte abbassandone la vicenda e declinandola in salsa pop. Tutto il discorso e la riflessione sul potere, la vecchiaia e il “mondo uscito ormai fuori dai suoi cardini”, resta, in questo spettacolo, un po’ in ombra. La sua è una lettura lineare ben interpretata dai tanti giovani suoi compagni che reggono, pur con qualche giovanile acerbità, la densa tramatura dei personaggi della tragedia. Tra suggestioni un po’ modaiole più che moderniste, e strizzando l’occhio, spesso, a recenti messe in scena del Bardo di Lavia (svelti ed efficaci abiti un po’ dark e un po’ metallari), le circa tre ore di rappresentazione passano veloci. E poi, la battuta finale che Shakespeare mette in bocca al giovane Edgard vale l’impresa: “A noi giovani spetta liberarci di questo triste tempo presente, e provare a dire quel che si prova e non quel che è più conveniente dire”. Detto ciò, la vera sorpresa è stata quella di Stefano Accorsi. L’attore, guidato da un maestro del teatro di narrazione, Marco Baliani, e, soprattutto sorretto in scena da un’attrice meravigliosa quale Nina Savary, è stato capace di farci immergere piano piano nel mondo “altro” della pura e grande poesia. Timoroso, apparentemente inadeguato all’inizio, si è messo al servizio del verso dell’Ariosto. Mai è stato sfiorato dall’idea di giocare a fare il grande attore. Ha lavorato come i grandi artigiani sulla sottrazione e con molta ironia senza mai prendersi troppo sul serio. Quindi, quella che sembrava una prestazione appena scolastica, sulla distanza ha acquistato il suo prezioso valore. Bravo Accorsi e bravissima la Savary. All’uscita del teatro, come due bambini ancora immersi nella stupefacente avventura di cavalieri, armi, amori, Angelica, Orlando, Bramante ecc.., io e mia moglie abbiamo riattraversato con una gioia nuovissima la villa comunale tutta illuminata dalle sue tante luci colorate messe per allietare i bambini in questo periodo natalizio. Un incanto. Purtroppo, questo stupore, appena fuori dalla villa comunale, è stato spento dalle chiassose e un po’ ordinarie luminarie che ci hanno riportato coi piedi per terra. Il sogno era presto svanito ed un senso di tristezza ci ha preso entrambi. Comunque sia, viva il teatro.

redazioneIconfronti

Un pensiero su “Se il teatro prova a liberarci “di questo triste tempo presente”

  1. comprensibile questo stato d’animo, del resto Salerno è una città coperta da una coltre di tristezza a tutti i livelli. Il fatto, prò, che troppo spesso si esca dal Teatro Verdi con un senso di insoddisfazione (se non di irritazione), tranne qualche raro caso, prima o poi dovrà portare a una messa in discussione forte della sua gestione e della sua direzione artistica…

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