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Se il teatro pubblico aiuta solo i soliti noti e garantiti

Se il teatro pubblico aiuta solo i soliti noti e garantiti
di Pasquale De Cristofaro
Foto: meglioperiodico.it

Foto: meglioperiodico.it

La stagione lirica del Teatro Verdi di Salerno viene finanziata per la massima parte da contributi pubblici. Non può essere che così, perché i biglietti venduti, molti o pochi che fossero, non riuscirebbero a coprire se non per una piccola percentuale gli alti costi di uno spettacolo lirico. Questo di per sé non è affatto scandaloso. In tutto il mondo le istituzioni liriche per sopravvivere devono assolutamente far ricorso al pubblico denaro. È legittimo però, a tal proposito, chiedersi da parte dei cittadini di una determinata comunità, quanto ed in che misura sia “pubblico” il servizio che tale costo comporta. Le recite previste per ogni replica sono tre; il teatro comunale ha una capienza di circa 550 posti, sommati fanno circa 1650 spettatori. A fronte di ciò, l’orchestra non è affatto stabilizzata, così come non sono contrattualizzati in forme più o meno garantite tutte le altre maestranze. Anche questo non sarebbe scandaloso; anzi, per molti rappresenta anche fuori dalle mura cittadine un possibile sistema per ridurre drasticamente i costi e gli sprechi degli enti lirici eccessivamente sindacalizzati. Questa soluzione, in realtà, potrebbe nascondere un amaro risvolto: rendere ancor più sistemica la precarietà di cori, orchestre e tutte quelle maestranze che operano nella cultura e nello spettacolo. Detto questo, se la città potesse sopportare tutto questo sforzo senza penalizzare altre idee e spazi che pure operano nel settore, amen. In verità, dopo che, alcuni anni fa, è stata fatta questa scelta è rimasto ben poco per le altre manifestazioni. Con le “Luci d’artista”, il “Concertone” di fine anno e la Stagione Lirica, tutte le risorse della voce spettacolo e cultura si sono completamente esaurite. Questo ha comportato una sofferenza non più sostenibile da parte di tanti operatori che coraggiosamente in questo momento di crisi profonda hanno continuato a resistere. Molti, come sta avvenendo purtroppo nei vari altri comparti, saranno costretti a smettere le proprie attività. Teatri e varie altre manifestazioni che con pochi spiccioli in questi lunghi anni hanno comunque assicurato una loro presenza da qui a poco dovranno chiudere. Affianco a questo, ecco, il motivo che rende poco ospitale la nostra città per tutti quei giovani che vorrebbero investire in imprese culturali e/o dello spettacolo. Non sarebbero minimamente accompagnati e si scontrerebbero da subito contro ostacoli difficilmente superabili. È vero che la precarietà da sempre accompagna lavoratori dello spettacolo ma, in questo contesto, tutto diventerebbe insormontabile. Allora, andare via o restare? Andare via senz’altro se si vuole vivere di cultura o spettacolo; restare se si vuol combattere questo sistema che aiuta solo i garantiti da sempre o i “figli di papà”.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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