Se la camorra batte il Pentagono

Se la camorra batte il Pentagono
di Mauro Maffei

“Cumpà, sai che c’è di nuovo? Andiamo a schiantarci con gli aerei nelle Twin Towers”. La soffiata succulenta la fa un trafficante di hashish marocchino a Biagio Di Lanno, un pentito di camorra, una volta affiliato al clan Polverino, la cosca egemone a Marano, comune a nord di Napoli. Il ciarliero magrebino proprio non ce la fa, a celare ai camorristi l’acrobatico progetto di Bin Laden, appena appreso in una gioviale telefonata da un connazionale entusiasta. E glielo spiffera in tempo reale, durante un summit alla braciola a casa di un altro picciotto: la rivelazione finisce nei verbali della Dda di Napoli. E subito la stampa corsara, quella che arriva prima degli altri, dichiara il suo jihad al giornalismo fiacco e scontato: la camorra sapeva tutto dell’attacco alle Torri Gemelle, in anteprima. Una prima visione da urlo, sulle magnifiche sorti e regressive dell’umanità. Un’esclusiva mondiale. La camorra dà il buco alla Cia, all’Fbi, e a tutto il sancta sanctorum dell’intelligence occidentale. Insomma, se il Pentagono sonnecchia, Marano orecchia. «Rachid venne a pranzo a casa di Sabatino Cerullo, al quale partecipai io – racconta il pentito, riferendosi al trafficante – e Angelo D’Alterio ed un altro marocchino che accompagnava Rachid». Non un sodale qualunque, il guardaspalle di Rachid: è nientedimeno uno di «quelli che si va ad uccidere» contro i grattacieli. Un terrorista in viaggio premio tra le sgarrupate strade dell’hinterland napoletano. Forse un ultimo desiderio del martire. Ma non basta. A quel punto, poco prima del fatidico 11 settembre, il trafficante nordafricano decide che tanto vale vuotare il sacco, ed esporre il Vaste Programme di Al Qaeda, un piano quinquennale di stragi: prima si colpisce New York con i velivoli, e poi si passa alla Metropolitana di Madrid. Che sarebbe saltata in aria nel 2004. Tutto deciso con largo anticipo. Quantomeno per approfittare degli sconti su treni e aerei.

 

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