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Se la follia inscena la lotta contro il potere

Se la follia inscena la lotta contro il potere
di Luigi Zampoli

imageNon è una storia di ordinaria follia quella di Luigi Preiti, l’uomo che ieri mattina ha fatto fuoco su due carabinieri, ferendone gravemente uno, davanti a Palazzo Chigi, proprio mentre il nuovo governo prestava giuramento al cospetto del Capo dello Stato.
È l’epilogo voluto, studiato e realizzato di un percorso di vita diventato insostenibile; non è la follia di un uomo, ma l’aberrazione di un gesto, singolo, isolato e per questo ancor più fragoroso.
Nessuna giustificazione figlia di una sociologia d’accatto o di una compassione pietosa può essere espressa nei confronti dell’atto in sé, così come inappropriato sarebbe liquidare il tutto con la comoda soluzione dell’azione di uno squilibrato.
Ma la storia personale di Preiti e le parole rivolte agli inquirenti durante il primo interrogatorio non possono non far riflettere.
La casistica è, purtroppo, frequente in questi ultimi tempi: un uomo perde tutto, lavoro, famiglia. È travolto dai debiti, anche a causa di errori propri – come il caso di Preiti, rovinato dal gioco – oltre che delle difficoltà generate dalla crisi economica. La disperazione nel non riuscire a far fronte alla propria stessa vita diventa così insostenibile, senza via d’uscita. E allora si manifesta quell’impellente bisogno di “far rumore” contro il sistema e le istituzioni, colpendo coloro che le rappresentano e se stessi.
La disperazione ha il volto dell’uomo comune che diventa killer d’occasione, in una miscela di tormento privato e fredda impassibilità di chi – politica, banche, agenzie fiscali – dovrebbe agire contro la crisi, e invece contribuisce ad acuirla,  armando la mano di chi non trova altra valvola di sfogo.
Particolarmente significative sono state le parole pronunciate ieri da un collega carabiniere, quasi di comprensione, non certo per il gesto, ma per le motivazioni sottese: ”la gente è disperata, non ce la fa più e se la prende con noi …”.
Già, “noi”. I funzionari dello Stato che lavorano nella “trincea” degli uffici periferici dell’Agenzia dell’entrate, di Equitalia, degli enti locali, coloro contro cui si abbatte l’onda della disperazione, esposti alla furia dei gesti eclatanti, fatti di pallottole e taniche di benzina con cui dar fuoco alle cose e a se stessi.
Ieri a Roma era una giornata di sole splendida, ideale cornice di fiducia e speranza per il nuovo governo che verrà, un contesto infranto dagli spari di chi la speranza non ce l’ha più e dal sangue di chi è senza colpe.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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