Lun. Set 16th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Se la gente scopre la grande menzogna raccontata da Monti

4 min read
Ipotesi sul futuro politico ed economico del Paese Italia
di Gigi Casciello

Come Dini, peggio di Dini. Mario Monti quando si insediò, a chi gli chiedeva come dovessero chiamarlo, disse di preferire che ci si continuasse a rivolgere a lui con il titolo di professore perché il suo incarico di Presidente del Consiglio sarebbe durato giusto il tempo di mettere a posto un po’ i conti e traghettare il Paese fuori dalle acque agitate della crisi internazionale. Dopo un anno la situazione dell’Italia è peggiorata (mai il tasso di disoccupazione è stato tanto alt, mai le famiglie italiane si erano viste ridurre tanto il potere di acquisto ed il debito pubblico è cresciuto) e la concentrica azione giudiziaria sulla presunta “malapolitica” non ha scardinato, come negli anni di Tangentopoli, il sistema di potere vigente ma ha solo colpito aree marginali del sistema di potere. A parte la Procura di Milano che non ha mollato un solo istante Silvio Berlusconi con l’obiettivo di arrivare alla condanna dell’ex Premier nel processo Ruby prima delle elezioni di febbraio. Azione giudiziaria che al di là del Batman nella Regione Lazio e di un presunto giro di tangenti in Lombardia (ancora tutto da provare) non ha certo smascherato, per restare in termini fumettistici, alcuna grande banda di fantomatici ladroni. Insomma, tutto è servito a far passare l’idea che solo l’intervento del presidente della Repubblica e del governatore della Bce Mario Draghi ed una conferma di Mario Monti anche dopo la tornata elettorale, magari con la legittimazione del voto, possa salvare questo Paese dal degrado istituzionale.
E così il rischio è che a Mario Monti ci si debba rivolgere ancora come Presidente del Consiglio anche dopo le elezioni del 2013.
Poco più che folklore le “salite” in politica del magistrato Ingroia, la mobilitazione del Pd per le primarie (servite solo a legittimare una classe dirigente logora ed autoreferenziale) che come era inevitabile hanno anche confermato la candidatura di quasi tutti i parlamentari uscenti, disarcionando Giorgio Gori, spin doctor di Matteo Renzi, che nella sua Bergamo è stato triturato dalla locale macchina organizzativa del Pd.
In questa prospettiva il Pd e la coalizione centrista che sostiene Mario Monti sperano di rivedersi dopo le elezioni e mettere insieme una maggioranza che esprima un Governo che sarà guidato dal professore se i risultati del Pd non dovessero essere tali da dar corpo alle ambizioni di Bersani di diventare il nuovo padrone di casa di Palazzo Chigi. E se ciò dovesse invece accadere, per Monti si aprirebbe la strada della successione a Giorgio Napolitano, con i centristi a garantire la maggioranza al Senato al Governo a guida Pd. Ma quando si va al voto può accadere di tutto. Ragioniamo: davvero una coalizione con Casini, Fini, l’ex ministro Riccardi, le Acli, Montezemolo, può valere oltre il 15% dei consensi? Ipotesi velleitaria perché Monti è meno amato di quanto si pensi e tra la gente inizia a passare l’idea che qualcosa non quadri in questa crisi economica internazionale che ha prima delegittimato un Governo, quello di Berlusconi, regolarmente eletto, e poi pretende di dettare l’agenda politica ed economica al Paese. E se a chi invoca il modello islandese come alternativa mancata (congelamento dei debiti nei confronti delle banche internazionali) o quello irlandese (una legge che abbatta i debiti delle banche), viene risposto snobbisticamente che le dimensioni ed il ruolo dell’Italia non possono mettere in discussione né l’appartenenza all’eurozona né la priorità al taglio della spesa, basterebbe ricordare innanzitutto che il debito pubblico non deriva solo dai costi dello Stato sociale ma che c’è un Paese, con tradizione e forza industriale ben più consistente della nostra, che ha affrontato la crisi internazionale in maniera ben diversa: il Giappone.
Innanzitutto il Giappone non si è fatto trascinare nelle logiche della grande finanza ed è rimasto un paese manifatturiero e si è tenuto ben stretto la sovranità monetaria che gli permette di non tenere in alcun conto i declassamenti delle agenzie di rating americane. Così, con uno yen forte, gli imprenditori nipponici continuano ad investire ed a stravincere la partita internazionale dell’export. Ecco, la gente inizia ad informarsi, a scoprire che un altro mondo è possibile rispetto a quello raccontatoci da Monti e soci. E lo fa andando oltre i tradizionali strumenti e mezzi di informazione che hanno costruito la grande menzogna dell’Italia impoverita dalla “malapolitica”, che poi, guarda caso, non riguarderebbe né i Casini né i Bersani che hanno partecipato ad almeno un paio di governi dal ’94 ad oggi.
E quando il popolo s’informa, non si lascia intristire da una crisi prodotta e provocata per espropriare gli Stati europei della propria sovranità monetaria e politica, anche le “benedizioni” delle gerarchie ecclesiastiche possono essere vane.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *