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Se la realpolitik nasconde in Iran anche i terremoti

Se la realpolitik nasconde in Iran anche i terremoti
di Carmelo Currò

TRES MUERTOS EN EL TERREMOTO DE 6,3 GRADOS EN LA ISLA INDONESIA DE CÉLEBESIl terremoto c’è stato. Ma non si dice. La terra ha tremato dall‘Iran interno al Golfo persico e all’India, il suolo si è aperto, un migliaio di edifici sono crollati, interi villaggi sono stati ridotti in macerie. Eppure, per il Governo di Teheran, quanto è accaduto il 16 aprile quasi non sarebbe da notare; se ne può parlare solo perché grazie alle stazioni di monitoraggio che registrano gli eventi sismici a livello planetario, sarebbe inutile nascondere il sisma. Ma le sue conseguenze sì, per quanto possibile.
Non è un fatto nuovo. Nella vecchia Urss, la classe dirigente aveva l’abitudine di far passare il più possibile sotto silenzio tutti gli eventi catastrofici, gli incidenti gravi, le stragi. Sui terremoti, le inondazioni, le alluvioni, gli scontri fra treni, veniva calata una cortina di silenzio, poiché nella Nazione che aveva realizzato il socialismo reale, alla propaganda di regime non andava bene appannare l’immagine di serenità e di ottimismo che si intendeva lanciare al mondo, lasciando che si riportassero gravi fatti di cronaca. In Iran non c’è molto ottimismo da esportare, anche perché la religione sciita che è seguita dalla maggior parte della popolazione ha un vero culto per le immagini e le processioni cruente e il ricordo del martirio o dell’occultamento dei propri imam sacri.
E tuttavia in Iran conviene non parlare del più forte terremoto degli ultimi decenni per motivi “tecnici” e politici, e affermare invece che si sono registrate solo poche vittime. La faglia storicamente attiva, la via sulla quale insiste una serie di epicentri, è anche l’area su cui si trova un impianto nucleare. La centrale atomica di Bushehr è fra le più importanti della Nazione, e in breve ad essa dovrebbero essere aggiunti altri due reattori nucleari da mille megawatt. È stato assicurato che dalla struttura non sarebbe stato dispersa alcuna nube radioattiva, e sicuramente sarà vero. Ma intanto gli Stati della zona hanno avvertito una certa inquietudine per la propria sicurezza e domandato di poter ispezionare l’impianto. Quanto è avvenuto in Giappone ha infatti ampiamente dimostrato come sia imprudente edificare una centrale nucleare in aree sottoposte a rischio di una catastrofe naturale, come il terremoto o il maremoto.
Dunque, esiste la possibilità che il sospetto di una scelta dissennata da parte del regime religioso di Teheran possa incrinare presso l’opinione pubblica islamica l’immagine di un gruppo teocratico quasi infallibile; e mostrare ai Governi le proprie crepe organizzative, rafforzando la ragioni di quanti si oppongono allo sviluppo del nucleare iraniano.
In ogni caso, l’evento sismico segna una pesante battuta d’arresto nei piani del Governo degli Ayatollah. Per molti mesi sarà necessario effettuare controlli degli impianti, delle strutture abitative circostanti, delle vie di comunicazione. Sarà indispensabile tranquillizzare l’opinione pubblica interna e internazionale. Assicurare ai Governi dell’area la piena sicurezza della centrale, probabilmente anche prendendo tempo o rinunciando all’aggiunta dei nuovi reattori previsti.
Il disorientamento che ha allarmato gli Stati Uniti per qualche giorno ha un corrispondente molto più grave proprio nell’Iran.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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